ENRICO CRISPOLTI
Ipotesi attuali
"Il Verri", 3, 1961, pp. 63, 65-66
Che l'Informale sia oggi arenato in una nuova accademia di
comodo, che anzi possa dirsi proprio l'ultima accademia, imponendosi
quindi ormai la necessità precisa di uscirne con idee e
proposte nuove è oggi verità talmente ovvia che
non meriterebbe davvero insistervi particolarmente. [...]
Il limite cui è giunta la poetica informale, limite che
tuttavia naturalmente è la sua stessa ragione e giustificazione
storica, sembra proprio quello che un giovane pittore ha recentemente
chiamata la "parete dell'angoscia". Angoscia che si
risolve in cinica ironia (Dubuffet), o nell'esaltazione d'un mito
attivistico moderno (Fontana, o altrimenti Kline) o di un orgiastico
vitalismo (Pollock, o altrimenti Riopelle), o in un ritorno ad
una primordiale immanenza e terrestrità (Morlotti, o altrimenti
Armitage), nella figurazione del vuoto che isola l'uomo (Giacometti,
o altrimenti Bacon), nell'indagine di motivi del subconscio collettivo
(Matta, o altrimenti Sutherland), o nella brutale dichiarazione
d'un ineluttabile incontro di materia, la più lorda e scostante,
emblematica d'un marcio che è lo stesso della società
che ci circonda (Burri, o altrimenti Schultze) o nel rapimento
mistico (Tobey, o altrimenti Rothko).