GIULIO CARLO ARGAN
Salvezza e caduta nell'arte moderna
"Il Verri", 3, 1961, pp. 8, 23
La prima questione posta innanzi dalle correnti informali è
infatti la questione della tecnica; ed era inevitabile se da essa,
soprattutto, dipende il destino del mondo contemporaneo. Non è
assolutamente vero che l'Informale voglia raffigurare, in modi
diversi, la condizione del disordine esistenziale, del caos: se
fosse così, l'arte sarebbe ancora rappresentazione (come
lo era l'Espressionismo, che pure mirava a rappresentare una condizione
di disordine e di parossismo spirituale) e tutto sarebbe più
facile. Le correnti informali si propongono invece il raggiungimento
di un fine estetico (senza il quale non potrebbe esservi operazione
artistica) al di fuori di ogni rappresentazione diretta o indiretta,
e quindi nella "fatticità" assoluta della materia,
del gesto, del segno: e sia chiaro che, per rappresentazione,
s'intende l'atto mentale del rappresentare, come operazione di
conoscenza, e non la raffigurazione dell'oggetto. Un procedimento
tecnico che non abbia per fine la produzione di un valore, pone
se stesso come valore: esso non tende, cioè, a modificare
la situazione storica ponendo certi principi di valore, ma operando
nell'interno della situazione ed esaurendosi interamente nell'azione
che compie [...]
L'informale non è una tendenza organizzata intorno a un
programma e, soprattutto, non è una tendenza d'avanguardia
perché, quando non si riconosce più nella storia
il fondamento e il principio strutturale o direttivo dell'esperienza
e dell'attività umane, non ci si può collegare consapevolmente
al passato né pretendere di condizionare l'avvenire. [...]
La discussione critica intorno all'informale verte generalmente
sulla domanda: crisi dell'arte o arte della crisi? È una
domanda futile, perché è evidente che una crisi
dell'arte non potrebbe avverarsi se non nel quadro di una crisi
più vasta, della cultura e della società; ma dimostra
come l'Informale venga universalmente considerato come un fenomeno
di rivolta. L'obiettivo della rivolta non è l'arte tradizionale
o conservatrice, ma l'arte che muove da un'ideologia rivoluzionaria,
e alla quale si rimprovera di non avere realizzato il proprio
programma e raggiunto il proprio fine. In un ambito ristretto,
specificatamente tecnico, la rivolta è diretta contro l'arte
che si è associata all'industria, alienandosi alla sovrastruttura
economica del capitalismo e fallendo clamorosamente lo scopo di
moderarne e moralizzarne lo sviluppo.