OCTAVIO PAZ
Les Meubles d'Enrico Baj
Paris, le 9 Octobre 1961
da: Baj, Dal generale al particolare, Fabbri, Milano 1985
Novità e antichità, dimestichezza ed estraneità,
il collage è un oggetto vertiginoso. Tutto questo senza
dubbio - la vertigine, il fascino di fronte alla sua ambiguità
- ha portato Enrico Baj, da parecchi anni, a dedicarsi in modo
così completo a quest'arte.
Per Baj la tentazione era duplice. Da una parte, l'amore per la
materia stessa, il gusto di ordinare o distribuire in uno spazio
nuovo gli elementi eterogenei che la realtà di ogni giorno
ci offre; dall'altra, la imperiosa necessità di inventare
e portare alle streme conseguenze l'attrazione per l'ignoto. Duplice
pericolo: compiacersi nel mestiere, fermarsi in quella zona che
confina fra l'artigianato e l'arte, l'ispirazione e il buon guato;
e, all'estremo opposto, sacrificare i valori plastici alla scoperta,
scivolare dallo humour allo scherzo, dall'immagine al gioco di
parole. Abilità di artigiano o ingegno di letterato? Con
una leggerezza che non esclude la gravità, Baj ha superato
entrambi gli ostacoli. E li ha superati nell'unico modo possibile:
senza schivarli, a petto scoperto. Egualmente lontano dalle furie
spagnole, dalle speculazioni francesi e dai deliri tedeschi, ha
dato alle sue opere un carattere inconfondibile, che oserei chiamare
italiano. [...] Per italiano intendo non soltanto l'eleganza e
la nitidezza della composizione, ma la sua grazia, nel senso migliore
della parola: qualche cosa che è stata creata con mezzi
quasi invisibili, di poco peso e immenso potere. Aria e luce.
Queste qualità sono la metà della sua arte. L'altra
metà è la fantasia, ventaglio che va dallo humour
all'invenzione poetica.