GIOVANNI ANCESCHI, SANDRO BAJINI, NANNI BALESTRINI, LEO PAOLAZZI,
PAOLO RADAELLI, LUCA, LUCIO DEL PEZZO, GIUSEPPE ALFANO, DINO GRIECO,
GUIDO BIASI, MARIO PERSICO, SERGIO FERGOLA, BRUNO DI BELLO, ANGELO
VERGA, ETTORE SORDINI, ANTONIO RECALCATI, ENRICO BAJ, FARFA.
Manifesto dell'Arte interplanetaria
"Gesto 4", gennaio 1959. Rassegna internazionale delle forme libere a cura del Movimento Arte Nucleare, a cura di Enrico Baj
È tempo di divulgare che ormai la forza di gravità
opprime soltanto gli sciocchi, gli obesi e i pittori astratti,
o concreti, come molti di loro amano definirsi denunciando concretamente
la loro non astratta inettitudine all'arte.
La nostra fantasia approda alle plaghe vulcaniche e calcinate
dei vari pianeti prima che vi giungano le puzzolenti, fragorose
carcasse metalliche, piene di corna e di sfere, che hanno ideato
i tecnici e gli scienziati. Ormai si rafforza la necessità
creativa di celebrare le nuove conquiste interplanetarie, eterno
mito che si ricollega al voio di Icaro, alle ali di lino incatramato
dei Fratelli Wright e alla misteriosa ridda delle radiazioni cosmiche.
Né più la forza di gravità opprime le nostre
menti col suo meschino ricatto terrestre, in quanto essa è
stata vinta dall'Arte Nucleare, supercarburante atomico, lievito
intellettuale per i nostri viaggi interplanetari.
Con la sua turbinosa ma pacifica esplosione l'Arte Nucleare denunciò,
in sede estetica, l'immanente pericolo di distruzione totale,
e insieme affermò che delle scoperte atomiche e nucleari
non esiste soltanto il problema di fabbricazione della bomba più
micidiale di quella dell'avversario, ma una infinita molteplicità
d'aspetti, dall'impiego pacifico di tali scoperte alle conoscenze
estetiche che ne derivano.
Tutti coloro che negano la possibilità di sollecitazioni
d'arte legate a intuizioni e a scoperte nucleari sono quegli stessi,
obesi intellettualmente oltre che fisicamente, che vogliono limitarne
l'uso alla catastrofica distruzione della umanità.
I filosofi ammoniscono i governi che il mondo sta per saltare
in aria, che sta per scoppiare come un enorme pomodoro in fermentazione.
E mentre l'Apocalisse da anni ormai e sempre più ci sta
sopra coi suoi segni mostruosi, con le sue trombe abbrunate, gli
avversari, gli intellettuali dell'obesità e della masturbazione,
i sacerdoti dell'autolesionismo, continuano a trattarci da mentecatti
e da superficiali.
A costoro premevano soltanto i puri valori cromatici e tonali,
i bei grigi e i gialli sofferti, la deliquescenza intima, il logorio
nervoso, l'inversione, l'evasione, la tetra masturbazione gabellata
per autonomia di pensiero. Da parte loro, gli avversari dei nostri
avversari, e pertanto nostri avversari al cubo, proclamavano la
plateale necessità di grandi cartelloni propagandistici,
agricoli o metallurgici, unicamente al servizio d'una fazione
politica.
Pochi anni sono passati, ma ormai ci è chiaro che gli uni
e gli altri hanno soltanto collaborato alla folle ideologia suicida
della più micidiale distruzione.
Quando il mondo seppe dei primi lanci interplanetari, per un attimo,
con sollievo, abbiamo sperato che l'attenzione dei governi si
spostasse dallo studio della bomba nucleare più grossa
a quello del razzo propulsore più potente, che i diabolici
piani della distruzione terrestre cedessero a quelli delle navigazioni
stellari e
delle conquiste interplanetarie. Altre delusioni già sopravvengono,
ma ciononostante una nuova speranza guida ora la nostra sensibilità
verso il carattere interplanetario delle ricerche artistiche.
I voli ultraterrestri, i globi extraterrestri non riguardano soltanto
la scienza, ma prima di tutto la civiltà, il mito, l'arte.
Similmente il mito, la poesia e il mistero dell'atomo, l'indagine
sulla struttura minima della materia interessarono il poeta Lucrezio
prima dei barbuti e obesi sofi d'Alessandria.
Alle nostre opere non chiedete troppo, ma molto: esse recano il
nostro desiderio appassionato e innovatore, contro lo sterile
e imputridito astrattismo, di partecipare alla conoscenza umana
nei suoi ultimi aspetti, di sollevarci dalla nostra terra tiranna
superandone la convenzionale e ormai abrogata legge di gravità;
a costo che i nostri pennelli e i nostri colori sfuggano al controllo
umano e che le nostre parole e i nostri caratteri tipografici
galleggino a mezz'aria, ribelli alla tela e alla carta, come i
vapori di sodio e i cristalli di litio in sospensione nelle dense
atmosfere di Marte, nei rosati oceani di Venere, nei fuligginosi
abissi di Nettuno, negli anelli arcobalenici di Saturno.
Dal Pianeta Terra, gennaio 1959.