GUIDO BIASI, LUCIO DEL PEZZO, BRUNO DI BELLO, SERGIO FERGOLA, LUCA, MARIO PERSICO
Manifesto del "Gruppo 58"
Napoli, 5 giugno 1958.
da: Linee della ricerca artistica in Italia, 1960-1980, Roma 1981

Gli incanti non bastano più a soddisfare la nostra coscienza, e probabilmente neanche i nostri sensi desiderano più alcuna droga. Troppi sogni ci hanno devastati.
La possibilità di nuove aperture può nascere da questo disgusto disperato che ci prende allorché ci aggiriamo fra le macerie spettrali dei paradisi surrealisti, può nascere infine dalla nostra stessa natura - la più primitiva delle nostre diecimila nature - che si ribella d'un tratto alle suggestioni apparecchiate e pavesate, e tenta di ricreare il GESTO più spontaneo e più puro, di stabilire il più autentico rapporto fra la nostra civiltà e i miti primordiali che ancora abitano i suoi tessuti.
Non vogliamo negare la verità dell'inconscio ma riteniamo necessario che questo inconscio smetta di raggomitolarsi e di mordere la propria coda per trovare finalmente la chiave di una architettura etica senza illusioni e senza balbettii.

Finora ci siamo sforzati di adottare una sintassi formale (meglio: una a-sintassi) che permettesse l'incontro fra l'io più privato e quella ragione remota dell'ancestrale cosi cara all'immaginazione dell'artista d'oggi. Ma è necessario ora, bandendo ogni nichilismo distruttivo, procedere alla scoperta di una natura mitica, dentro e fuori di noi, e dare alla nostra creazione un interesse celebrativo; occorre calpestare le ceneri di una disperazione ancora romantica e continuare il nostro fantastico viaggio verso zone più ridenti e più felici. Dopotutto l'audacia di aver schizzato fuori dalla nostra intimità psichica tutto un inquietante materiale di immagini, di atmosfere, di ricordi, di piaghe segrete, presupponeva in fondo una specie di meritata redenzione, una porta aperta su un igienico paesaggio futuro dove poter distendere i nostri nervi...
Riteniamo insomma che sia giunto il momento di chiudere il tormentoso rubinetto dell'inconscio e di gettare un ponte fra il presente della nostra civiltà spirituale e l'Origine, dimostrando quanto questa civiltà sia ancora capace di cantare con semplicità le albe primordiali pulsanti nella memoria del suo sangue.

indice