TOTI SCIALOJA
[Considerazioni: Roma, febbraio 1957]
Giornale di pittura, Roma, 1991

Fare un quadro non vuol dire "dipingere". Dipingere non vuol dire "fare un quadro". In realtà si è dipinti dalla pittura e si è fatti dal proprio quadro. Si agisce procedendo nel nulla, senza nessuna certezza se non del moto. Non saper nulla del come e del perché. Vuol dire chiedere a se stessi quello che si ignora di sé; sollecitare un risultato ignoto, che può arrivare a te a ogni ora, da ogni punto del tuo lavoro; senza che nessuno si accorga, né io stesso, né nessun altro, degli spiriti, echi, passioni che ci circondano e traversano. Dipingere vuol dire compiere una serie di operazioni inutili, anche se ostinate e abituali quanto quelle del bambino che lancia senza sosta la palla contro il muro del cortile. A un momento ti trovi in un punto bianco, invisibile; l'angolo deserto dove arrivano i bambini cercando la palla perduta. Un punto di luce concentrato. Oltre il recinto, scavalcato con la grazia della distrazione.
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Non si tratta di rappresentare "attraverso" forme, non si tratta piú di creare forme, accordi, ritmi, ecc. attraverso un mezzo generico-convenzionale come il colore spalmato sullatela. Bisogna parlare piuttosto di un intervento, di un contatto che modifica e storicizza una materia permanente e duttile, una materia scelta convenzionalmente per stratificarsi e fissarsi nel modo piú sensibile e pertinente nel tempo e nello spazio. Una materia inerte ed informe che trasformi il qui e ora del tuo operare in "laggiú", "ieri", collocando l'opera espressa in fondo a quel breve corridoio, in quel cannocchiale rovesciato, dove vivono insieme tutte le opere d'arte, le antichissime e recenti: entro una zona presente ma consunta e lucente e remota della coscienza.
Come la tua azione esistenziale significa solo se si distingue, se cioè prende coscienza del suo valore e della sua determinazione morale (importanza strutturale della pietà e del rimorso), così l'inerzia della materia espressiva si riscuote attraverso il tuo "patire attraverso": sei sempre in te in ogni punto del quadro, ogni punto diviene un centro attorno a cui le rimanenti parti possono ruotare, attorno a cui diramano le tensioni, le frecce dei tuoi punti cardinali dell'esistere. Il moltiplicarsi dei tuoi sforzi, del tuo carezzare e incidere e correggere dei tuoi slanci e pentimenti diviene un visibile accumularsi un aggiungere tanti piccoli pesi finché la bilancia si sollevi e l'immagine venga alla luce.
È assurdo parlare di materia bella in sé, di materia preziosa o inedita. La materia è lo spessore dell'azione, cioè della fantasia del pittore, la somma compatta dei suoi interventi: la materia è già parola significante, già simbolo. Proprio la lotta registrata contro la vanità, la furbesca allusività, la volontà calcolata di perfezione, o quella sensualistica di potenza, faranno la densità, la ricchezza, la cera trasparente e lucente della tua materia.

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