MIMMO ROTELLA
[Autopresentazione]
Catalogo della mostra personale, Galleria Selecta, Roma 1957

Così il "collage" ha purtroppo nell' arte antica e contemporanea un'origine e uno sviluppo, una collocazione storica. Dico: purtroppo, perche avrei voluto inventarlo io il collage.
Durante l'infanzia i cieli grigi, le case grige, i volti, le strade, la polvere, i sentimenti, tutte le immense cose grige del Sud mi sollecitavano, per rabbia, ad inventare colori e ad incollarli su certi spazi ristretti della fantasia. Poi cominciai ad aiutarmi con la carta velina. Questo alla memoria dell' infanzia è un riferimento ingenuo, una presunzione letteraria. Ma la rabbia rimane. Strappare i manifesti dai muri è l'unica rivalsa, l'unica protesta contro una società che ha perduto gusto dei mutamenti e delle trasformazioni strabilianti. Io incollo i manifesti, poi li strappo: nascono forme nuove, imprevedibili. Ho abbandonato la pittura da cavalletto per questa protesta. Se avessi la forza di Sansone incollerei Piazza di Spagna, con certe sue tinte autunnali, morbide e tenere, sui piazzali rossi al tramonto del Gianicolo. Voi direte: "Non fai che divagare. Spiegaci, piuttosto, i tuoi quadri che non sono molto intelleggibili". Ebbene si tratta di una ricerca; di una ricerca che si affida non all'estetica, ma all'imprevisto, agli stessi umori della materia. È come una tromba, un tamburo, un sassofono che suonino da soli. Io sostengo la tromba il tamburo e il sassofono. Non ho nessuna voglia di fare l' originale, altrimenti mi vestirei da borghese dell'epoca napoleonica. L'originalità è ormai nella reazione; la verià sta, invece, in una speranza d' avvenire. Se incollassi i colori, in varie forme, su pezzi di cartone, scegliendoli come su una tavolozza, risolverei semplici problemi di gusto con il soccorso di una tecnica d'artigiano. Io strappo i manifesti, prima dai muri, poi dalla base del quadro: quanto gusto, quanta fantasia, quanti interessi si accumulano, si urtano e si avvicendano dal primo all'ultimo strappo. Non si tratta di colori astratti messi a confronto, ma di colori con una loro linfa, uno spirito; per così dire con una vitalità. Se dall'indagine sul colore, passo poi a quella sulla materia, allora i significati si trasformano, diventano drammatici. Come sarà la terra dopo il finimondo? Potrebbe essere liscia e fredda come una superficie di marmo; solcata da certi canali contorti come piste nel deserto. Il collage offre una patina gialla o giallastra a questa geografia da diluvio: è la patina di una speranza.

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