ACHILLE PERILLI
Nuova figurazione per la pittura
"L'Esperienza moderna", n. 1, 1957

L'ossatura cubista conserva ancora nella sua prolissità di indagine e d'analisi il vecchio concetto a graticciata rinascimentale. Cambiano i piani, si riducono le dimensioni, aumentano i punti di vista, ma l'impronta, l'immagine, l'ossatura stessa del quadro sanno ancora di Ingres o di Poussin. Le linee sono tracciate verticali e orizzontali e diagonali, intersecantesi o perpendicolari, ma l'immagine nasce ancora dalla razionalità di una struttura, dell'equilibrio delle parti, della simmetria dei contrari. Ed è la rivoluzione cubista: quel movimento destinato a cambiare per gli anni a venire tutti i concetti della pittura. Ma la rivoluzione deve ancora attuarsi, fino a realizzare quell'immagine tracciata e disegnata, che il cubismo tentava di far intravedere, ma che non riusciva a rendere.
Quel che deve essere fatto è il ritrovare la capacità d'investire tutta la realtà dell'esistente nella traccia più elementare, nell'impronta più semplice d'un segno. E perché questo sia possibile occorre accettare altri modi d'essere dello spazio, un nuovo comporre per asimmetria e fuori campo, una funzione predominante dell'automatico, un ritorno continuo ed ossessivo della memoria. L'immagine nasce allora non in conseguenza di un'elaborazione sistematica; ma per improvvisi sbalzi, per repentine riprese, per illogici ritorni.
Né è difficile, ripercorrendo quanto è stato fatto negli ultimi anni, riconoscere in molte opere le qualità necessarie per qualificarle come determinanti in questo processo di trasformazione.
Tutta la grafica espressionista poggiata essenzialmente sul netto rapporto fra il nero e il bianco, con crudezze di passaggio e senza alcuna concessione al descrittivo, riporta il discorso dopo il dissolversi impressionista, nel concentrarsi dell'immagine. Kandinsky e Klee, che di quel discorso sono elementi primari, sviluppano e riducono ad una essenzialità drammatica quella forza espressiva.
In taluni disegni di Kandinsky, intorno al 1915, la riduzione di una realtà naturale ad un puro valore di segno, quasi un ritorno all'ideogramma, conferma e sostiene un filone formale, che il cubismo prima e il neoplasticismo poi, tentarono di annullare, in nome di ideali razionalistici e funzionali. Contemporaneamente Klee, nella stessa direzione, ricercava con un automatismo nevrotico un'immagine calligrafica del reale.
Esperienze svoltesi sul terreno fertile dell'espressionismo e confluite più tardi nel surrealismo di Miro, di Arp e di Gorky. L'automatismo ha ormai raggiunto la sua massima libertà.
Il segno si svolge, sovrapponendosi alla volontà dell'autore, divenendo alle volte spazio interno, facendo prevedere una continuazione irreale al di là delle dimensioni della tela o del foglio. I moduli compositivi non obbediscono più ad una legge di simmetria o di compensazioni, e quando queste ci devono essere, trovano vita in spazi ben più grandi o ben più riposti e segreti, che il limitato rettangolo o quadrato di tela o di carta.
L'immagine diviene allusiva, simbolica emblematica, si lascia creare dal valore di una macchia o da un improvviso cedere della mano sul foglio o da un graffio incerto del pennino o di un chiodo. Il suo impegno con la realtà è talmente pieno e totale da comprendere ogni possibile momento del pittore, ogni suo ricordo, ogni sua occhiata, ogni sua presa di contatto con il reale.
Il salto è terribile e complicato per uomini nati in una civiltà scarsa dal punto di vista fantastico, incerta nei suoi simboli, povera di miti. I calligrafi moderni giapponesi, Yoshimichi, Otudaira Yayu, Shisui, Nankoku, Yukei e altri si rivelano difatti nella loro libertà espressiva ben più efficaci di pittori come Hartung o Kline. Ma la loro facilità di segno non raggiunge la solidità e la sintesi dell'immagine dei pittori occidentali. Importante è pero il trovarsi su di un terreno comune d'indagine, con scambi d'idee e di suggestioni dirette.
Il ritorno ad una espressività del segno non è solo rivalutazione dell'espressionismo tedesco, dell'automatismo surrealista, o del drammatico mondo degli ultimi anni di Klee o scoperta di talune virtù in lontane calligrafie, ma è soprattutto il voler concentrare in un'immagine precisa, concreta, reale le incertezze, gli squilibri, le irrazionali paure che si vanno diffondendo nel nostro mondo civile. Gli anni a venire della nostra cultura saranno sotto il segno nevrotico dell'irrazionale. E la pittura ha già dato i primi avvertimenti.

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