PIERO MANZONI, ETTORE SORDINI, ANGELO VERGA
[Manifesto], 1957
da: Linee della ricerca artistica in Italia, 1960-1980, Roma 1981
L'arte non è vera creazione e fondazione che in quanto
crea e fonda là dove le mitologie hanno il proprio ultimo
fondamento e la propria origine.
Per poter assumere il significato della propria epoca il punto
è dunque raggiungere la propria mitologia individuale là
dove essa giunge a identificarsi con la mitologia universale.
La difficoltà sta nel liberarsi dei fatti estranei, dai
gesti inutili; fatti e gesti che inquinano l'arte consueta dei
nostri giorni, e che talora anzi vengono evidenziati a tal punto
da diventare insegne di modi artistici. Il crivello che ci permette
questa separazione dell'autentico dalle scorie, che ci porta a
scoprire in una sequela incomprensibile ed irrazionale di immagini
un complesso si significati coerente e ordinato, è un processo
di autoanalisi.
È con esso che noi ci ricollochiamo alle nostre origini,
eliminando tutti i gesti inutili, tutto quello che vi è
in noi di personale e di letterario nel senso peggiore della parola:
ricordi nebulosi d'infanzia, sentimentalismi, impressioni, costruzioni
volute preoccupazioni pittoriche, simboliche o descrittive; false
angosce, fatti inconsci non consapevolizzati, l'illuminarsi d'immenso
il sabato sera, il continuo ripetere in senso edonistico scoperte
esaurite, tutto ciò dev'essere escluso.
Attraverso questo processo di eliminazione l'originario umanamente
raggiungibile viene a manifestarsi, assumendo la forma di immagini,
immagini che sono le immagini prime, i nostri totem, nostri e
degli autori e degli spettatori, poiché sono le variazioni
storicamente determinate dei mitologemi primordiali (mitologia
individuale e mitologia universale si identificano).
Tutto va sacrificato a questa possibilità di scoperta,
a questa necessità di assumere i propri gesti.
La stessa concezione consueta di quadro va abbandonata, lo spazio-superficie
interessa il processo autoanalitico solo in quanto "spazio
di libertà". E neppure ci può preoccupare la
coerenza stilistica, perché unica nostra preoccupazione
può essere solo la continua ricerca, la continua autoanalisi
con cui soltanto possiamo arrivare a fondare morfemi "riconoscibili"
da tutti nell'ambito della nostra civiltà.