MICHEL TAPIÈ
Mattia Moreni
Catalogo della XXVIII Biennale, Venezia, 1956

L'orientamento generale del lavoro pittorico di Moreni, appare in eccezione all'arte mediterranea d'oggi. Solo una parte dell'opera magistrale di Spazzapan giunge a un tale parossismo di tesa espressione, e tuttavia gravita su un settore affatto diverso delle possibili strutture attuali. La crescita interna, la linea viva dell'Espressionismo è in generale, come l'origine stessa del movimento, un fatto essenzialmente nordico: De Kooning, Fautrier, Dubuffet, Jorn, Appel. Ora è accaduto che Moreni, quasi da solo, è riuscito con eccezionale intensità e in modi personalissimi, a far partecipare il sud a questa avventura di forza e di violenza. Mentre i sopraddetti pittori esauriscono per solito la scala delle loro estreme possibilità nella figura, e più specificamente nei volti, egli invece sembra trovare la condizione ideale della sua volontà di espressione in paesaggi estremamente variati. Sarà un grande cielo con enormi astri e una linea d'orizzonte bassa sulla tela; o una veduta panoramica, in una sorta di prospettiva radente e senza cielo, con una organizzazione plastica solidamente strutturata di tutta la superficie dipinta; o ancora un frammento di natura visto da una distanza molto ravvicinata e restituito su scala gigantesca, pezzi di roccia dagli enormi cristalli colorati, erbe e licheni, pretesti a potenti esibizioni pittoriche, vasta furia di pennelli che ci stordiscono con violenti grafismi e alti colori. Talvolta, nelle opere recenti, Moreni introduce il segno d'un personaggio nelle sue proposte di paesaggio d'un espressionismo "umanistico": allora l'opera diventa portatrice del "dramma" completo, come dovrebbe essere in ogni opera veramente completa. Anche il suo percorso contro corrente è, in sè, singolarissimo in Europa. Se negli Stati Uniti taluni pittori passano con grande spregiudicatezza e in tutta libertà dall'astrazione senza apparenza ad opere allusive, se non proprio nettamente figurative, provocatorie talvolta - per esempio Pollock, De Kooning, Tobey - oppure seguono altrettanto agevolmente il cammino inverso senza che, come in ogni neutralità, nessuna vera necessità li determini nell'uno o nell'altro senso; in Europa la faziosità è molto maggiore, e si è o figurativi o astratti; in ogni caso si passa dal figurativo all'astratto e mai viceversa. Ho visto qualche anno fa dei Moreni non figurativi quanto un Riopelle o un Mathieu nella concezione e nella decisiva brutalità del fare, quantunque di gamme cromatiche sempre piuttosto basse e più umanisticamente "accordate" che in molte su esperienze attuali in cui si tenta di violare altre evidenze, come ha finito col fare, quasi a sfida, in certi suoi paesaggi recenti.

indice