TANCREDI
[Autopresentazione]
Catalogo della mostra personale alla galleria Selecta, Roma, 1956

Ritengo che la pittura sia appena nata. Condanno i modi tristi di morire di molti pittori di questo secolo. Credo in un futuro fatto di equilibrio, in un artista che sia un uomo puro, capace di tutti i tipi di emozioni; un artista che sia finalmente un uomo progressista, non malato psichico, attivo, non passivo, forte, non debole; credo in una umanità in cui la prima parola di un bambino, Da... Da..., sia testimonianza di desiderio di vivere non di capricci. Per fare della pittura bisogna amare la natura; credo che un quadro debba essere altrettanto natura quanto lo è una foglia.
Una foglia assomiglia in parte ad un albero, un albero assomiglia al cielo. C'è un solo modo di capire la natura, guardarla più che sentirla; la natura si può dividere in forme che si possono moltiplicare all'infinito; scindendola si scopre la geometria. Anche la grafia e geometria; una qualunque grafia contiene elementi geometrici come qualunque elemento geometrico. Ritengo che un pittore, meno personale cerca di essere, più comunicativo diventi; i così detti "temperamenti" non interessano più, la personalità c'è per forza.
Ho impiegato una "forma" molto semplice per controllare lo spazio: il puntino. Il punto è l'elemento geometrico meno misurabile che ci sia, ma il più immediato da ideare; un punto dà l'idea del vuoto da tutte le parti, di dietro, ai lati, davanti; qualunque punto realizzato formalmente e geometria, qualunque forma relativa alle dimensioni del mio quadro ha per legge il vuoto da tutte le parti. Vorrei fare dei quadri che fossero riproducibili solo nelle dimensioni e con gli stessi colori del dipinto (poco fotografabili), vorrei fare dei quadri che non impongano a nessuno di guardarli, ma che ciascuno desideri vedere il più possibile (niente choc). Penso che nei miei quadri si veda che lo spazio e curvo.

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