PIERO DORAZIO
[Autopresentazione]
Catalogo mostra personale, Galleria del Cavallino, Venezia 1955.

Nelle pitture più recenti mi è accaduto di trovarmi in un' avventura antica quanto il segno o la parola: esprimersi con il colore. Problema questo che si ripropone oggi ai pittori più giovani, quasi fosse il necessario riscatto dall' accademia modernista e dall' allettante gusto di certa pittura nazionaltonale. Ma tutti sembrano incerti davanti alla nuova istanza che minaccia e penetra come un vento sottile quarant'anni di cultura figurativa, scoprendone la magica trama cubista.
Sicché bisogna aprire oggi un altro occhio, per esprimersi con il colore, e rifarsi piuttosto alle fonti, a Redon, a Bonnard, ai fauve, a Matisse e sostituire l' atmosfera fisica dei loro quadri con l' attualissima passione per la materia e per la luce. Troppo spesso, negli ultimi anni, abbiamo creduto che bastasse campire o sottolineare, magari con timbri dissonanti, i vuoti di forme o schemi grafici di origine postcubista disegnati automaticamente. Abbiamo frainteso le possibilità emotive del colore, ne abbiamo trascurato la naturale luminosità, dimenticando cosa possono diventare un rosso o un verde che trasformino la materia pittorica intrisa di luce in una potente carica espressiva. Abbiamo costruito spazi infiniti, armoniosi, ma privi di luce.
In queste ricerche sono partito dal buio. Ho cominciato a distribuire, su una struttura compositiva elementare, toni neutri e colori puri.

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