MARIO NIGRO
[Autopresentazione]
Catalogo della mostra personale, Circolo della Casa della Cultura, Livorno 1954

È ormai universalmente accettato che l'arte cosiddetta astratta non rappresenta un semplice movimento in transizione o una formula trovata, ma è una decisa conquista per cui il mondo poetico dell'artista viene espresso all'infuori dei legami tradizionalmente figurativi. A tale conquista ha contribuito direttamente tutto l' Ottocento pittorico col suo esempio cristallino di deformazioni progressive, con la sua espressione romantica, impressionista, espressionistica, a cui corrispondono contenuti sempre più legati alla gente semplice, alla sua intima umanità, alle sue conquiste sociali svincolate dal paternalismo delle caste dirigenti e da superstizioni decadute. Dai rigidi legami anatomici di Ingres alla loro distruzione totale, dalle rappresentazioni accademiche della mitologia alla Fucilazione di Massimiliano di Manet alla Casa dell'impiccato di Cézanne, al Rumore di un'auto in corsa di Balla, forme e contenuti, in mirabile fusione, portano con chiarezza matematica all'espressione non oggettiva.
Anni e anni di oscurantismi e di interessi conservativi potevano ritardare, ma non fermare, lo sviluppo universale di una conquista cosi importante nella storia dell' arte, e mentre fino allo scoppio dell' ultima guerra mondiale, gli astratti erano pochi e sconosciuti, dopo la liberazione si e verificato il fenomeno spontaneo di una propagazione vitale dell'arte plastica astratta specie in Italia, costretta per tanto tempo ad un provincialismo folcloristico e retorico.
Oggi in un clima di confusione e di involuzione culturale, in cui si tenta da più parti di deformare la validità storica dell'arte degli ultimi cento anni, non e ancora superfluo sottolineare il vero significato dell' astrattismo. E bene una volta tanto chiarire che il termine astrattismo e spesso usato a doppio scopo per giuocare sul senso letterale della parola, come gia successe per i termini impressionismo e cubismo. Per l' arte non oggettiva bisogna piuttosto parlare di realtà e di realismo pittorico, in quanto l' obiettivo' arte non oggettiva non e più la finzione o l'imitazione o l' interpretazione rappresentativa di oggetti tradizionalmente figurativi, ma è essa stessa realtà prodotta dall' artista. Valga l' esempio storico dei futuristi, che furono gli ultimi figurativi e i primi r astratti: l' interesse loro non era più la visione limitata di un oggetto particolare, ma si riversava nelle più ampie possibilità create nella traduzione dinamica dell'oggetto stesso.
Con l' espressione astratta si stabiliscono fra l' artista e l' uomo dei rapporti nuovi e immediati. Ne fanno testo le teorie e le opere di Malevic e di Mondrian: essi abbattono il concetto di artista idolo e individualista, ed esaltano l' arte universale contro l'individuale. Ne fanno testo l'architettura, l' urbanistica e tutte quelle forme moderne e funzionali della produzione industriale assimilate e preferite dalla società contemporanea. Eppure questa produzione industriale, quest'urbanistica, quest'architettura, derivano espressamente dall'opera dei primi artisti non oggettivi, dalle scuole della Bauhaus e di De Stijl, e infine dall' opera di noi astratti contemporanei. Possiamo dire che l' astrattismo è quell' arte che suggerisce all'uomo gli elementi della sua civiltà odierna. Questa è la migliore riprova della validità di un' arte nel suo tempo.
Nella corrente cosiddetta astratta si fa sempre più urgente e necessario un discorso di tendenza, cioè un processo di chiarificazione in una situazione che si presta ad insinuazioni tendenziose, e che possa separare quello che e il linguaggio valido dell' astrattismo e il suo filo conduttore evolutivo da tutte le accademie, le posizioni opportuniste, le facili trovate e le simulazioni, che hanno riempito insieme a tante altre imposture figurative, le sale delle ultime biennali. In un discorso di tendenza ad esempio non posso considerare validi gli psicografici, che eseguono linee e macchie sotto 1' impulso di un preteso automatismo; escludo i cosiddetti nucleari perché, a parte vere e proprie simulazioni, evadono in un campo puramente rappresentativo di mondi astrali e di fumate atomiche; escludo i numerosissimi tappezzieri, gli accademici della forma, gli approcciamenti surrealisti e tutti quei compromessi fra astratto e figurativo.
Non a caso la parte più valida dell' astrattismo è proprio quella sistematicamente esclusa dalle mostre ufficiali; la posizione rigorosa di precisi contenuti costruttivi non ammette patteggiamenti, e per questo viene temuta e sabotata anche negli ambienti dei magni astratti entrati nell'ufficialità dell'arte italiana.
Quando nel 1948, dopo più di un anno di incertezze, lontano dai centri di informazione, giunsi ad un'espressione totalmente non oggettiva, fu per me essenzialmente un problema di coscienza. Si può dire feci tutto il cammino che da Kandinskij porta a Mondrian, mi orientai però subito verso una rigorosità geometrica e quindi ai problemi costruttivi. Il processo di informazione e i rapporti con altri astrattisti (specie con i concretisti milanesi e col gruppo fiorentino di arte d'oggi) consolidarono le mie prime esperienze.
Oggi i miei problemi sono molto diversi: ho tratto esperienze dai rapporti che possono realmente intercorrere fra struttura musicale e costruzione astratta, problemi che erano stati accennati più volte, ma che non erano mai stati affrontati razionalmente. Sulla base di queste strutture ho studiato gli elementi plastici nelle loro ripetizioni, variazioni, simultaneità, coincidenze, giungendo così alla concezione di uno spazio totale dove forma e spazio si risolvono a vicenda in un superamento della bidimensionalità fisica (costruttivismo di Malevic), e dove in questo spazio totale, vi saranno ancora problemi di rappresentazione e di espressione, di scoperta e di invenzione.
La soppressione del tragico che Mondrian evocava in una concezione ottimistica della vita, portava la pittura a completarsi e ad esaurirsi nell'architettura. Coi problemi costruttivi si stabilisce una nuova autonomia della pittura, che lungi dall' esentarsi dal suggerimento degli elementi utili all'uomo, riprende elementi di espressione che superano la rassegnata serenità degli equilibri spaziali. Nella mia espressione tornano dei contenuti tragici, non però in senso espressionistico, cioè in una esagitazione disperata dei sentimenti, ma come rappresentazione reale di una società ben lontana dalle ottimistiche aspirazioni di Mondrian in cui però le posizioni sono perfettamente delineate. Il mio non è un mondo di pessimismo ma è tuttavia una constatazione di lotta. Gli elementi plastici che si allineano in armonia aventi ognuno eguali possibilità funzionali nel quadro, sono ancora l'indizio di un' aspirazione in un mondo concorde, i contrasti violenti che originano la struttura compositiva sono il segno di una lotta esistente.

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