EMILIO VILLA
[Alberto Burri]
Catalogo della mostra personale di Alberto Burri, Fondazione Origine, Roma 1953

trovato il mitografo urbano che inventa, in questa sterile sfera che è la pittura, qualche cosa non priva di speranza, e necessaria come il pane, come il lavoro, come i miracoli, come il dramma quotidiano e domenicale, questi quadri un po' imprevisti ogni volta, ogni volta se ne può dire: ecco un' opera che poteva essere fatta soltanto oggi, ecco un'azione che poteva essere compiuta oggi soltanto, non ieri, non domani, con una cicatrice così segnata del tempo soltanto oggi e chissà cosa sarà domani la loro suggestione, forse deperita, forse moltiplicata, sempre però libera dalla magra e scadente eternità museografica, l' inesperta vanità delle avanguardie polimateriche (viziacci), potevano tutt' al più evocare il senso di improvvisazioni magiche deteriori, o ironie, o proteste automatiche, in questi quadri invece il miracolo c'è: dolcissime o astruse o preziose reminiscenze delle materie quotidiane, investite da una esaltazione concettuale e da una severità oggettiva che stupiscono, come segnale di grandi smarrimenti, e di temi mescolati sottoterra, a filo di terra, e poi rimossi, con il fresco dei bulbi e radici dagli sterri, calcina e zuccheri, miche e vermi: e in questo modo ogni porzione eseguita dal pittore suscita oggetti o racconti o poemi solidificati, che paiono essere rivelazioni, come agitare le tenebre, provocarle; come rigare il crepuscolo con un grido di cristallo, aboliti l'aria, l'acqua, il fuoco, la terra e tutte le idee che spontaneamente si confessino con immagini analoghe. Burri ha elaborato l'assurdo o quasi mistico proponimento di evocare, o mettiamo pure di inventare, i primi principi, i sapori germinali di un organismo assai grande e non sconosciuto, ora, dico, se l' esecutore di un' arte così poca e di risorse così vaghe, quale è la pittura, riesce ad afferrare supposizioni così forti a livello mentale spontaneo, ascoltare pensieri che insorgono da profondità non usuali, e a rendere contenuti maestosi con mezzi addirittura trasandati, consunti, acidi, questo esecutore è un poeta eccezionale, egli ha il gusto e il sentore delle materie in disuso, o senz' altro deteriorate (come il gusto popolare, che è una forte e meravigliosa attrazione, per le materie dei reliquiari cattolici), ma, oltre il gusto, egli pensa, ascolta, elabora una articolata, flessibile e lucida litania, luci di conopei lividi in pomeriggi di temporale, frammenti e riverberi di una serena bisanzio per tutti, atmosfere laiche, qualità di materie usuali e proletarie difese con amore, nobilitate e composte come da preparare per un superiore galateo, dove la tela e le bende gli avanzi di favolosi imballaggi le fodere e tendine e scatolame e il vinavil e le vernici per le case di tutti e per gli utensili e i veli e gli infiniti bianchi e i neri intensificati e i rammendi e i rattoppi conquistano un pregio solenne, un sentimento compiuto, una illuminazione, una delle allegorie più eccellenti e più concrete che sia possibile conoscere oggi; secondo me, il più elevato tentativo di rappresentare immaginazione vera, al di là della favola, al di là del lirismo e di simili abbandoni, al di là degli ingorghi di ogni genere eccitati dalla letteratura e dalle poetiche.

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