ALBERTO BURRI
Intervista
S. Zorzi, Parola di Burri, Allemandi, Torino, 1995
Forse non dovrei parlare di eleganza parlando di pittura. Dirò
allora decoratività. La pittura deve essere decorativa,
deve cioè rispondere a dei canoni di composizione e di
proporzione [...]
Ogni quadro diventa un pezzo di tutta una grande costruzione,
di un immenso quadro. [...] la sequenza non può essere
così rigidamente preordinata. Certo io ho una precisa sensazione
nella mia mente della collocazione nello spazio dove devono andare
tutti questi quadri. Io del resto ormai faccio solo esposizioni
"mirate" a un certo spazio: so che ho un certo spazio
disponibile, e cerco di realizzare una mostra adatta a quello
spazio in quanto tale. Tutta la mia pittura è alla base
dello spazio che invade, qualsiasi esso sia. La stessa attenzione
rivolta allo spazio sul quale fisicamente dipingo va rivolta allo
spazio che deve accogliere l'insieme. Prendo sempre visione dello
spazio dove esporrò, dell'altezza delle pareti, della pianta,
delle finestre, se ci sono o no... Io voglio che tutto sia armonico
[...] Si parte dai bozzetti, che poi vengono ingranditi, con le
dovute variazioni che nascono anche dall'accostamento tra i quadri.
Come dicevo, la sequenza non è rigidamente predefinita,
ma ci sono accostamenti più o meno felici che si trovano
studiando gli abbinamenti. (...) Ma comunque il fatto importante,
per me, è il dipingere, il non poter stare senza fissare
il mio lavoro su una certa superficie che devo occupare.
- E lo sfondo? Quanto è importante?
Ricordo che alla Biennale, dove esponevo tutti i miei neri in
una sala dalle pareti bianche ed illuminata con luce diretta,
questo bianco dello sfondo "sparava" sino a rendere
sordo il nero, e il risultato complessivo non mi aveva soddisfatto.
Ecco perchè poi nei capannoni a Città di Castello
ho voluto uno sfondo nero, ottenendo un risultato ideale. [...]
Un sacco può essere grandissimo o piccolissimo. E quel
che si può fare in piccolo, lo si può fare anche
in grande, e viceversa.[...]
Sono partito facendo in scultura qualcosa che facevo anche in
pittura
[...] Per me fare una scultura o un quadro è la stessa
cosa. Cosa cambia? Che metti dei piani in un senso anzichè
in un altro. Naturalmente bisogna saperla fare, ma se si è
dei buoni pittori, se si ha il senso della forma, si può
essere anche dei buoni scultori. [...]
Nel mio cambiare i materiali non c'è nessun programma.
Dopo un po' mi annoiavo a usare la stessa materia, e così
provavo i materiali a me più vicini, più facili.
Perché non c'è nessun bisogno dei colori, dei pennelli
[...] Non c'entra tanto il materiale, quanto piuttosto le forme
e lo spazio nel quadro. L'apporto del materiale è minimo;
la morbidezza del legno e la durezza del ferro, non sono certo
queste le caratteristiche del quadro. La caratteristica principale
è la forma.
- E il colore?
I colori anche, naturalmente. I colori sono così dentro
alla mia testa che potrei farli al buoi. Si potrebbe obiettare
che gli impressionisti dovevano andare a vederli con i propri
occhi. Ma io il bianco ce l'ho nel cervello. E come il bianco,
il nero e il rosso. Potrei fare i miei quadri al buoi....[...]
Ci sono in effetti dei colori che non mi dicono niente, perchè
io cerco i colori puri.[...]
Per me la costruzione geometrica del quadro è in effetti
molto importante, ma è una geometri a me istintiva e basta.
Non c'è altro [...]
Per me nessun mio quadro è geometrico, ma tutti richiamano
il "mio" senso della geometria che è in ognuno
di essi [...]
Al di là delle infinite associazioni che può fare
il cervello umano, io rivendico la "necessità"
di utilizzare il materiale. [...] Cambiare materiale viene naturale:
quando ti è andato a noia lavorare il ferro, saldare, adoperare
tutta quella roba e quell'attrezzatura, mandi tutto al diavolo
e passi al legno.
La critica da al collage una specificità che non gli appartiene.
Il collage è il semplice bisogno di "andare oltre
le cose" , accostandole le une alle altre. Se si potesse
ottenere lo stesso effetto in altro modo, lo si farebbe in altro
modo. [...]
La pittura è pittura. Non è un gesto. Dov'è
il gesto? [...]
La pittura è qualcosa su di una tela. Che ti posso dire
della pittura, se non che è un mistero continuo, oltre
che per chi la vede, anche per chi la fa [...]
Io vedo la bellezza e basta. E la bellezza è bellezza,
sia che sia un bellissimo sacco, sia che sia un bellissimo cellotex,
o un bellissimo legno, o ferro, o altro... È uguale. Ugualissimo.
Purché sia "bello", purché sia fatto come
io posso riuscire a farlo. E il giorno che non mi riesce più
di farlo così, smetto e cambio. Ogni quadro che faccio,
con qualunque materiale, sta sicuro che per me è perfetto.
Perfetto come forma e come spazio. Forma e spazio: queste le qualità
essenziali, che contano davvero.
È evidente che la mia liberà creativa si manifestava
nella ricerca del momento in cui trovavo l'equilibrio. L'equilibrio!
Tutti questi analogismi tra combustioni e "cretti" non
c'entrano proprio niente. Una cosa sono i cretti, un'altra le
combustioni, ma tutte tendevano verso l'equilibrio, il "mio"
equilibrio [...]
Credo che nessuno riesca veramente ad accostarsi con le parole
a ciò che è realmente la pittura.