ACHILLE BONITO OLIVA
La simulazione manierista
A. Bonito Oliva, Superarte, Milano 1988
Ormai "il mondo è quello che ë ', con caratteri
strutturali e sovrastrutturali che attraversano, omologati il
contesto europeo e quello americano. Seppure l'arte tende alla
produzione di oggetti storicamente privilegiati, anch'essa agisce
dentro un sistema articolato di funzioni risalenti a soggetti
culturali ed operativi diversi.
Il "sistema dell'arte", comprendente artista, critico,
gallerista, collezionista, direttore di museo e pubblico, è
divenuto l'alveo entro cui il prodotto creativo si sviluppa. L'iniziale
identità artistica dell'opera acquista un plusvalore culturale,
un valore aggiunto determinato dal contributo solidale degli altri
soggetti partecipanti al circuito internazionale dell'arte.
[...]
Il tempo di durata dell'opera, che si manifesta nella presenza
oggettiva di un risultato formale e non più come evento
processuale, si misura ormai in termini di spazio, di capacità
di attraversare con la sua differenza i molteplici contesti. In
tal modo il recepimento del prodotto da parte del sistema dell'arte
esalta la sua esistenza e fomenta un'attenzione sociale, capace
di dare statuto di oggettiva presenza all'elaborato formale di
una produzione inizialmente fantasmatica e legata alla capacità
dell'artista di fondare un'immagine personale. Se per il passato
l'arte è quella pubblicata nei libri di storia dell'arte,
per il presente è quella osservata, accettata ed esaltata
dal sistema dell'arte.
Il proverbiale valore della qualità, attinente alla produzione
strettamente artistica, ora riguarda anche altri soggetti facenti
funzioni di detto sistema Una sorta di paradossale ed oggettiva
affinità elettiva attraversa il circuito internazionale
dell'arte mediante linee che sottopongono la stratificazione orizzontale
della produzione artistica ad una misurazione verticale.
Tale misurazione riguarda il livello di politica culturale dei
vari soggetti.
Inevitabilmente si crea un sodalizio operativo ed economico, dettato
dalla comunanza di un gusto estetico, supporto e trampolino di
lancio della diffusione del prodotto artistico.
Con la massificazione della produzione, sempre più diffusa
in una società il cui sistema industriale fomenta l'accesso
culturale, le linee di tendenza verticale prendono il sopravvento
imponendo un'arte leggibile principalmente ed inizial mente attraverso
movimenti e poetiche d'insieme.
Questi diventano l'alveo protettivo e la lente d'ingrandimento
capace di segnalare successivamente la presenza del singolo artista
e delle singole opere.
Se l'immagine diventa l'ineluttabile risultato a cui approda ogni
comportamento, evidentemente, la somma dell'immagine, come riverbero
sociale e prestigio determinato dalla forza qualitativa di ogni
singola attività, è quella capace di fondare il
plusvalore culturalmente determinante per dare statuto di esistenza
al prodotto artistico. Una sorta di superarte ormai si aggira
nei territori dell'Europa e dell'America, filtrata dalla presenza
forte degli altri soggetti culturali oltre l'artista. Il preponderante
valore simbolico del denaro ha rotto la idealistica gerarchia
entro cui l'arte stessa veniva considerata.
Se precedentemente esisteva, per vecchi schemi ideologici, una
dicotomia abitata da una parte dalla cultura (artista e critico)
e dall'altra dall'economia (mercato e collezionismo) ora, per
l'alta specializzazione di ogni singolo soggetto al sistema dell'arte,
questa è saltata.
Le forze dei soggetti si attraversano, si incontrano e si scontrano
in una dialettica capace di spostare continuamente il punto di
vista privilegiato da cui socialmente giudicare l'opera d'arte.
La specializzazione del lavoro ha toccato anche la produzione
artistica, determinando ambiti forti che non sono più soltanto
adesione economica (il mercato) o di gusto (il collezionismo),
inizialmente operazioni rafforzative di commento.
Ora critica, mercato, collezionismo, museo e pubblico sono divenuti
oggettivamente specialistiche attività di interferenza
della produzione artistica, capaci di incidere sulla ricerca mediante
spostamenti tangibili del gusto. Paradossalmente la società
di massa accetta l'arte per la sua pura esistenza, non si interroga
più, se non attraverso chierici del settore, sulla sua
funzione e sulla sua finalità. In tal modo l'arte, specialmente
nel decennio che corre dagli anni Ottanta a quelli Novanta, ha
trovato momenti di grande sviluppo e di espansione sociale.
In questo tessuto omogeneizzato l'arte europea ed americana si
muove, accettando l'articolazione di un sistema che "è
quello che è'', approdo di uno sviluppo tecnologico e di
una civiltà postindustriale che vive ogni attività
sempre in relazione al suo probabile assorbimento, che poi significa
consumo dell'arte
In questo contesto l'artista si pone il quesito di come imporre
all'attenzione sociale il carattere ineluttabilmente metafisico
della propria produzione, come ristabilire intorno all'opera quel
rapporto di distanza capace di segnalare il valore peculiare di
un oggetto
Gli artisti attuali conoscono molto bene quel meccanismo di massa
che fomenta il consumo attraverso lo spostamento e la smaterializzazione
a puro simulacro, slittamento della consistenza del reale nella
leggerezza di una simbologia effimera Se la generazione della
transavanguardia calda aveva adottato la possibilità di
sottolineare il valore dell'arte attraverso l'adozione di linguaggi
storicamente marcanti la propria differenza da quelli adottati
nel quotidiano, quella attuale adotta una tecnica complessa e
problematica, direttamente proporzionale alla difficoltà
insita nella scelta dei materiali e dei linguaggi, seppur adoperati
con la stessa capacità di estraniamento, contaminazione
ed eclettismo provenienti dall'universo basso della produzione
corrente, secondo caratteri di transavanguardia fredda
Gli artisti attuali operano attraverso un doppio movimento, quello
iniziale dell'adozione dell'oggetto riconoscibile e per questo
passibile di incontro cordiale con lo sguardo dello spettatore
e quello della formalizzazione, l'adozione di un metodo costruttivo
dell'opera capace di rifondare il senso della distanza
e della contemplazione 11 metodo adoperato è quello della
simulazione manierista, capace di assumere e fondare intorno
alla nuova oggettistica artistica quei rituali tradizionalmente
riservati all'osservazione di oggetti preziosi
Il procedimento segue il metodo costitutivo della natura morta,
separazione di un elemento da un preesistente sistema d'insieme
e sua riconversione in un diverso collegamento in cui incontra
altri elementi estrapolati da altri altrove.
Come i dati naturali della natura morta del Seicento erano
recuperati da un contesto, seppure incontaminato, vicino all'uomo,
la natura, cosi gli oggetti ora assemblati nell'opera d'arte sono
estrapolati dall'altrove ravvicinato della produzione corrente
che ha costruito intorno all'uomo un paesaggio artificiale eppure
stabile La simulazione manierista funziona attraverso la valorizzazione
che l'artista attuale fa dell'elaborazione formale, capace di
costruire una diversa attenzione dello spettatore di cui riconverte
la disattenzione
Ed è possibile, proprio in quanto l'artista non si lascia
né scoraggiare né sedurre dalla volgarità
del materiale, teso com'è nel suo processo di formalizzazione
trasfigurante i singoli elementi, non vuole pateticamente riscattare
l'oggetto, né affidarsi al puro gesto di isolato spaesamento:
dopo Duchamp non sono possibili sorprese e misteri.
Ora evidentemente è possibile evidenziare il metodo più
che l'oggetto, la costruzione di un linguaggio che sconfigge la
disseminata presenza dell'oggetto, il caos orizzontale della sua
pura presenza Il metodo evidentemente, proprio per l'attenzione
al mondo per quello che è, necessita un arrovellamento
creativo capace non soltanto di dare stabilità formale
all'opera ma di suggerire come e dove essere osservata
Il metodo è sempre quello della riconversione, in questo
caso dello sguardo dello spettatore, spesso nella sua identità
specializzata di collezionista o consumatore d'arte, di cui bisogna
modificare l'ottica imponendogli la necessità di guardarla
con un rispetto culturale che certamente egli non adotta nel rapporto
di puro consumo con l'oggetto quotidiano
Ecco che allora il metodo creativo lavora anche intorno al rito
sociale del consumo dell'arte, tradizionalmente praticato attraverso
una contemplazione estatica e rispettosa che non significa perdita
di coscienza per lo spettatore
L'opera attuale porta con sé una metafisica dello sguardo.
capace di guardare al manufatto artistico in quanto portatore
di un metodo produttivo che nulla ha a che fare col resto della
produzione, anch'esso calato in un circuito tangibile ed obbiettivo,
terribile e competitivo, selettivo ed internazionale; proprio
per questo l'artista deve puntare sulla capacità dell'opera
di produrre immagine, il suo trasferimento da oggetto materiale
a feticcio culturale.
Dalla Pop Art in avanti, l'arte contemporanea nella sua circolazione
ha sempre più lavorato su una sorta di procedimento di
astrazione sociale, dove l'informazione della circolazione e la
collocazione dell'opera funzionavano da deterrenti amplificativi
del suo valore. Ora che le opere sono realizzate con una complessità
progettuale proporzionale a grandi ingombri, sopportabili evidentemente
soltanto dai grandi collezionisti e dai grandi musei, la circolazione
dell'immagine è un elemento di amplificazione dell'esistenza
reale dell'arte.
In questo senso l'informazione e, data dalla lettura critica o
dai mass-media, è un ulteriore momento accrescitivo del
feticismo dell'opera La simulazione manierista serve proprio a
ristabilire un rispetto sociale verso l'arte attraverso il ristabilimento
di un rituale contemplativo capace di riportare lo sguardo sociale
verso la memoria della storia dell' arte e dei suoi possibili
significati.
Simulare non significa fingere, cosi come manierismo non comporta
gratuita affettazione. Piuttosto in questo caso implica volontaria
o involontaria coscienza storica e culturale, secondo l'attitudine
individuale dei singoli artisti nei diversi contesti.
Simulazione manierista significa adozione di un metodo retorico
che non vuole enfatizzare l'oggetto, ma ristabilire intorno all'arte
quei processi di conoscenza non svincolati da investimento psicologico
dello spettatore, a seconda della sua identità personale
e sociale. Gli artisti attuali sono consapevoli del plusvalore
feticistico dettato anche dalla retorica della convenzione sociale
che àncora all'arte lo spazio della bellezza ed il valore
della irripetibilità.
Ora che le opere sono realizzate con materiali correnti, dunque
legati ad una loro inevitabile duplicazione, evidentemente gli
artisti devono tener conto del fatto paradossale che l'arte nella
sua condizione attuale trascina, come riflesso condizionato, inevitabilmente
un atteggiamento di identificazione e di investimento psichico.
Il metodo creativo attuale evidenzia anche questo meccanismo e
lo mette in scena proprio attraverso una metafisica dell'opera
che comporta la metafisica dello sguardo, l'attenzione particolare
che, passando attraverso la promozione a stato di contemplazione,
produce l'identità dello spettatore come consumatore di
una condizione estatica.
In questo senso l'opera diventa non n soltanto specchio e smascheramento
della cattiva coscienza dello spettatore, della SU;I lunga sosta
davanti al feticcio, ma anche lettura di una realtà socioculturale
che, nella sua complessità, determina l'esistenza dell'arte.
Essa è immagine di se stessa e della cornice sociale che
la circonda.
La simulazione manierista diventa quel procedimento che evidenzia
l'atteggiamento analitico e sintetico dell'arte attuale e della
sua consapevolezza di abitare lo spazio culturale della civiltà
postindustriale. In questo contesto l'artista sviluppa il massimo
possibile della sua fuoriuscita dal solitario edonismo della creazione,
attraverso rielaborazione di un metodo severo verso l'elaborazione
formale dell'opera, attento all'analisi della sua percezione e
della sua collocazione dentro i meccanismi di assorbimento nella
società di massa
L'artista non simula l'importanza del proprio lavoro, quanto piuttosto
evidenzia l'impossibilità storica di modificare attraverso
il proprio linguaggio le prospettive della storia Egli semmai
mette in scena le prospettive insite nel consumo sociale dell'arte,
evidenzia i meccanismi di apprendimento che essa produce, compresi
quelli legati alla possibile produzione del suo plusvalore culturale.
Questo implica un atteggiamento coraggiosamente stoico verso la
propria identità, lo smascheramento dell'ottimismo ideologico
di quegli artisti e di quegli intellettuali che credono di salvare
h propria coscienza semplicemente attraverso la superstiziosa
ripresa delle geometrie del Movimento Moderno.
In questo senso è possibile stabilire un rapporto dialettico
tra contesto europeo ed americano, per le differenze linguistiche
prodotte dai singoli artisti ma in relazione ad un contesto portato
ad omologare le proprie norme produttive. Sicuramente la norma
produttiva dell'arte parte dall'etica dei singoli artisti che
coraggiosamente rappresentano lo scenario di una condizione storica
che per ora sembra irreversibile.
[...]