GILBERTO ZORIO
Catalogo della mostra personale, Galerie Sparta, Chagny, 1984
da: G. Zorio, Interviewessay, by G. Celant, Firenze, 1987
Intuizioni, invenzioni di strumenti, esplorazioni e rivelazioni, rimettere in dubbio le funzioni, i sistemi, fissare ed inventare punti, organizzare segni, ossigenare le facoltà percettive, indicare con l'immagine altre immagini, farsi indicare dalle immagini attraverso le immagini, praticare le immagini sfruttando le potenziali intenzioni percorrendo l'uso di strumenti preesistenti, esistenti, immaginati, immaginari, fatti nell'attimo del fare.
Il lavoro (immagine) si affaccia. Comincia il lavoro del lavoro, le pulsioni interne entrano in confronto tensionale-esplorativo con gli alfabeti circostanti. I paesaggi si modificano, inizia la crescita autonoma dell'immagine. Si aprono i ventagli, scattano i meccanismi delle interpretazioni, la possibilità di "usare" il nuovo strumento di conoscenza la può cogliere il fruitore. Le angolazioni e le rifrangenze possono essere infinite come le immagini immaginabili. Le indicazioni indicano ad altre immagini, i suoni si distorcono, le energie si rincorrono e richiedono energie critiche, le tavole si arricchiscono di nuovi diagrammi. Il lavoro continua il proprio processo impulsivo, i segnali che scaturiscono dal suo corpo-anima, possono essere recepiti c ignorali, ma nulla può modificare le sue istanze, il tempo, i percorsi mentali, gli usi, si possono modificare ma il lavoro no, lui vive da sè, lui può cambiare tono, ritmo di respiro ma la sua essenza è irreversibile, il suo servizio si trasforma nell'animare se stesso.
L'artefice è spettatore privilegiato, libero di stupirsi, di accettare, capire ed interpretare gli stimoli atti a rimettere in ciclo i propri desideri operativi.
Il futuro si trascina corroborato dalle deviazioni del presente.