GILLO DORFLES
Gli artisti del M.A.C.
Catalogo della mostra "Gli artisti del MAC", Galleria
Bompiani, Milano, aprile 1951
Una distinzione tra i due aggettivi: astratto e concreto,
apparentemente contrastanti e antitetici, ma spesso usati
negli ultimi anni a indicare uno stesso genere di pittura, merita
forse d'esser fatta, anche per veder di chiarire alcuni concetti
che di giorno in giorno vanno facendosi piú complessi e
quindi piú confusi. Oggi poi che l'arte astratto-concreta
è diventata di dominio pubblico, ha varcato i limiti angusti
dei cenacoli si sta affermando nelle manifestazioni artistiche
piú generiche ed ufficiali, è sempre piú
importante tentar di precisarne l'esatta posizione. Ancora una
ventina d'anni fa, quest'arte era apprezzata e considerata solo
da pochi specialisti, da pochi iniziati, e le paratie stagne che
dividevano un gruppo dall altro (costruttivisti svizzeri, prounisti
russi, neoplasticisti olandesi ecc.) parevano piú rigide
di quanto oggi non risultino. Fu l'epoca delle prime opere di
Van Doesburg, di Vantongerloo, di Mondrian, di Kandinskij. Ma
accanto a tali artisti che ormai possiamo definire come appartenenti
alla corrente concretista (ossia a quella corrente che non cercava
di creare delle opere d'arte togliendo lo spunto o il pretesto
dal mondo esterno e astraendone una successiva immagine
pittorica, ma che anzi andava alla ricerca di forme pure, primordiali,
da porre alla base del dipinto senza che la loro possibile analogia
con alcunché di naturalistico avesse la minima importanza;
che quindi mirava a creare un'arte concreta in cui i nuovi
"oggetti" pittorici non fossero astrazione di oggetti
già noti) s'andavano sviluppando altresí le note
correnti astrattiste; tra le quali possiamo senz'altro includere:
cubismo, futurismo, e certa sottospecie di surrealismo astratto.
L'errore quindi di molti critici e di molti trattatisti fu quello
di mescolare e confondere i due gruppi, fondamentalmente distinti
e anzi inizialmente contrastanti, di astrattisti e concretisti,
cercando spesso di ricondurre al cubismo il vanto d'essere
stato il primo embrione di pittura astratta.
Cerchiamo ora di svelare come avvenga la nascita d'una di codeste
opere concrete di cui tanto si è ragionato, quasi sempre
osservandole e criticandole dal di fuori; mai cercando di penetrarne
l'intimo meccanismo formativo.
Per molti artisti moderni un modulo grafico - prima ancora che
un'immagine cromatica - è il primus movens della
creazione pittorica; modulo che può svilupparsi da un ghirigoro,
da un segno elementare, che può derivare da un impulso
dinamico non perfettamente cosciente e razionalizzato. Ma, piú
spesso, è invece la ricerca precisa e lucida d'una determinata
forma a guidare la matita o il pennello: forma che parte da alcunché
di già esperimentato o che a quello tende, sia che la mano
tracci un segno preso a prestito a un elemento reale (ma non però
copia d'oggetto naturalistico), sia che si valga di alcuni schemi
formali sempre ricorrenti e che, a mio avviso, si possono considerare
come i progenitori d'ogni espressione grafica, conscia od inconscia.
Avremo cosí: la voluta, la lemniscate, la S, la "greca",
o forme piú complesse e imprecisabili; potremo veder affiorare
la forma ameboide d'una cellula, gli aspetti di strane strutture
organiche o minerali. Potremo assistere cioè alla proiezione
di archètipi formativi, restati a lungo inutilizzati e
che oggi riappaiono, diventando i generatori di nuovi spunti plastici.
E alla stessa stregua potremo constatare come spesso, in molti
lavori concreti, vengano usate semplici e schiette figure geometriche:
quadrati, losanghe, triangoli; sono le prime pietre costruttive
d'un edificio architettonico che è fissato nei suoi elementi
morfologici invece che nella sua fase terminale già organizzata
e pianificata. Oppure ancora possono apparire altri segni, utilizzati
già innumerevoli volte lungo il cammino di tutta quanta
l'arte, cosí detta decorativa, e che ora riappaiono, non
piú sotto il mero aspetto ornamentale, accompagnatorio,
del pretesto decorativo, dell'attributo artigiano, ma con maggior
validità perché vengono a costituire il centro formativo
dell'intera opera d'arte.
Sono dunque codesti i nuovi "protagonisti" di quest'arte
d'oggi, che - stanca delle ormai viete figurazioni naturalistiche
- non ha affatto annullato il compito figurativo che spetta alla
pittura e alla plastica, ma l'ha soltanto rinnovato e dilatato,
riproducendo quanto dall'intimo vengono sviluppando sulla tela
le forze creatrici dell'artista.
In questo senso e in questa direzione hanno lavorato negli ultimi
anni gli artisti raggruppati intorno al gruppo del movimento
arte concreta (M.A.C).