ACCARDI, ATTARDI, CONSAGRA, DORAZIO, GUERRINI, PERILLI,
SANFILIPPO, TURCATO
"Forma". Manifesto del gruppo romano, 15 marzo 1947
da: P. Barocchi, Storia moderna dell'arte in Italia, Torino 1992

 

Noi ci proclamiamo "formalisti" e "marxisti", convinti che i termini marxismo e formalismo non siano "inconciliabili", specialmente oggi che gli elementi progressivi della nostra società debbono mantenere una posizione "rivoluzionaria" e "avanguardistica" e non adagiarsi nell'equivoco di un realismo spento e conformista che nelle sue più recenti esperienze in pittura e in scultura ha dimostrato quale strada limitata ed angusta esso sia.
La necessità di portare l'arte italiana sul piano dell'attuale linguaggio europeo ci costringe ad una chiara presa di posizione contro ogni sciocca e prevenuta ambizione nazionalistica e contro la provincia pettegola e inutile quale è la cultura italiana odierna.
Perciò affermiamo che:

1. In arte esiste soltanto la realtà tradizionale e inventiva della forma pura.
2. Riconosciamo nel formalismo l'unico mezzo per sottrarci ad influenze decadenti, psicologiche, espressionistiche.
3. Il quadro, la scultura, presentano come mezzi di espressione: il colore, il disegno, le masse plastiche, e come fine un'armonia di forme pure.
4. La forma è mezzo e fine; il quadro deve poter servire anche come complemento decorativo di una parete nuda, la scultura anche come arredamento di una stanza - il fine dell'opera d'arte è l'utilità, la bellezza armoniosa, la non pesantezza.
5. Nel nostro lavoro adoperiamo le forme della realtà oggettiva come mezzi per giungere a forme astratte oggettive, ci interessa la forma del limone e non il limone.

Noi rinneghiamo:
1. Ogni esperienza tendente ad inserire nella libera creazione d'arte fatti umani attraverso deformazioni, psicologismi e altre trovate; l'umano si determina attraverso la forma creata dall'uomo-artista e non da sue preoccupazioni aposterioristiche di contatto con gli altri uomini. La nostra umanità si attua attraverso il fatto vita e non attraverso il fatto arte.
2. La creazione artistica che si pone come punto di partenza la natura intesa sentimentalmente.
3. Tutto ciò che non ci interessa ai fini del nostro lavoro. Ogni nostra affermazione trae origine dalla necessità di dividere gli artisti in due categorie: quelli che ci interessano, e sono positivi, quelli che non ci interessano, e sono negativi.
4. Il casuale, l'apparente, l'approssimativo, il sensibilismo, la falsa emotività, gli psicologismi, come elementi spuri che pregiudicano la libera creazione.

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