GIUSEPPE AJMONE, RINALDO BERGOLLI, EGIDIO BONFANTE, GIANNI
DOVA, ENNIO MORLOTTI, GIOVANNI PAGANINI, CESARE PEVERELLI, VITTORIO
TAVERNARI, GIANNI TESTORI, EMILIO VEDOVA.
Manifesto del realismo, febbraio 1946, in "Numero",
n. 2, 1946
1. Dipingere e scolpire è per noi atto di partecipazione
alla totale realtà degli uomini, in un luogo e in un tempo
determinato, realtà che è contemporaneità
e che nel suo susseguirsi è storia. Consideriamo pertanto
esaurita la funzione positiva dell' individualismo e ne neghiamo
gli aspetti, in cui si è corrotto (evasione, sensibilismo,
intuizione).
2. La realtà esiste obiettivamente; di essa fa parte anche
l'uomo
3. In arte, la realtà non è il reale, non è
la visibilità, ma la cosciente emozione del reale divenuta
organismo. Mediante questo processo l'opera d'arte acquista la
necessaria autonomia. Realismo non vuol dire quindi naturalismo
o verismo o espressionismo, ma il reale concretizzato dell'uno,
quando determina, partecipa, coincide ed equivale con il reale
degli altri, quando diventa, insomma, misura comune rispetto alla
realtà stessa
4. Questa misura comune non sottintende una comune sottomissione
a canoni prestabiliti, cioè una nuova accademia, ma l'elaborazione
in comune di identiche premesse formali.
5. Queste premesse formali ci sono state fornite, in pittura,
dal processo che da Cézanne va al fauvismo (ritrovamento
dell'origine del colore) e al cubismo (ritrovamento dell'origine
strutturale). I mezzi espressivi sono dunque: linea e piano, anziché
modulato e modellato; ragioni del quadro e ritmo, anziché
prospettiva e spazio prospettico; colore in sé, nelle sue
leggi e nelle sue prerogative, anziché tono, ambiente,
atmosfera.
La scultura non ha avuto un processo parallelo: chiusi con Michelangelo
i cicli delle grandi civiltà, essa ha tuttavia continuato,
estenuando i caratteri peculiari, fino all'impressionismo (Medardo
Rosso) che segna l'estrema contraddizione con se stessa. Oggi
affermiamo che i suoi mezzi espressivi sono: costruzione e architettura
dei volumi nello spazio, costruzione e architettura che determinano
il peso.
6. Affermiamo inoltre che il ruolo delle gallerie è esaurito,
perché esse hanno ragioni puramente mercantili e costringono
e legano l'arte in una ristretta e determinata categoria. La realtà
che noi dobbiamo esprimere interessa tutti gli uomini e chiede
quindi la possibilità di essere concretizzata con tutti
i mezzi adeguati
7. Questi mezzi sono oggi, come erano ieri per le grandi civiltà
egiziana, greca e medievale, le pareti e i blocchi di pietra,
o anche il semplice quadro e la semplice scultura, purché
partecipi di un ampio organismo che rientri nella comune attività
e nei comuni bisogni. Necessariamente la nuova realtà farà
stabilire fra architetti, pittori e scultori quel piano d'intesa
che ci permetterà di creare un equivalente figurativo,
pari ai templi per i greci e alle cattedrali per i cristiani.