RENATO BIROLLI
Interessi dell'immagine, 1946
da: R. Birolli, Taccuini 1936-1959, Einaudi, Torino, 1960

La civiltà italiana è figurativa. La gravità particolare del momento artistico italiano sta non soltanto nel dubbio sorto fra noi dopo la guerra, sul significato reale del volto dell'uomo, sulla caduta ambivalenza tra tradizione del figurativo e realtà morale, ma anche sulla constatazione che la questione va posta per un nuovo linguaggio più aderente alla nuova facoltà espressiva dell'arte e a un ravvicinamento dell'immagine al pensiero piuttosto che sempre all'esterno. E poi che molto figurativo dell'arte italiana contemporanea mostra una forte ambiguità e fissità. Perciò noi pensiamo a nuove esigenze del linguaggio e all'arretratezza di questo fra noi. Pertanto noi guardiamo se nella cadenza e nel ritmo del nostro figurativo, non siano già impliciti i moventi di un principio di liberazione dalla schiavitù di un formalismo vecchio, di marca espressionistica. Noi non abbiamo seriamente badato al significato dell'esperienza, poiché la ribaltiamo continuamente sul mondo esterno, con conseguente indebolimento del linguaggio. Troppe attitudini morali valgono come continuo contenuto, a scapito della verità dell'immagine e alla sua dinamicità. I contenuti restano per noi nell'alternativa di una scelta dell'oggetto attuale. Il vocabolario della pittura è assai povero di termini, e tutto si esaurisce nel discorso. Quanto più ci illudiamo di immettere nelle tele nuovi contenuti e tanto più le tele restano vuote. La civiltà italiana è figurativa, non perché si occupi del naturale, ma perché alla base di ogni rappresentazione vive il problema de pensiero, nella teoria dell'arte; perché gli artisti vi hanno portato gli interessi della costruzione dell'immagine e non l'imitazione della realtà. Realtà è anche e soprattutto il pensiero, l'idea che si ha del mondo. E quest pensiero non limita il problema della forma, non incatena l'immagine, Anche la vita, nel suo decorso, e la serietà nel suo processo storico, sono di più di ciò che appaiono all'occhio. Sono un dimensionarsi continuo dell'uomo alle aspirazioni e ai portati concreti della scienza e della tecnica. Le nostre forme devono contenere ciò. Devono cioè contenere quelle dimensioni. Non basta, in arte, che un oggetto appaia, per essere e sopravvivere. Noi dobbiamo caricarlo del senso e delle idee, della qualità e quantità dinamica che fa continuamente mutare e adeguare al tempo il valore e il significato dell'oggetto stesso.

indice