Poesie

 

I Senza testa

C’è un cavaliere.
Ma non ha testa.
E ai piedi
uno zoccolo duro
come il metallo di spada.
Impugna la vita saldamente
come si stringe al cavallo,
carrier finché non è stanco.
Chi lo guarda
non ha testa
ma porta al guinzaglio
piccoli draghi feroci.
Il fuoco arroventa la terraferma
e si sciolgono le suole
dei passanti di plastica e colla.
Ma non hanno testa.
E osservano incenerirsi i campi
coltivati ad odio
e concimati a disprezzo.
Il cavaliere che passa di là
si ferma ad accendere un cero
nella grotta della Madonna Senzatesta:
in offerta una monetina,
da un lato una croce,
dall’altro un niente.
Da colpi di spada
avanzano teste sole e corpi senza teste
condite con polvere amara
di chi non è esausto
eppure è inseguito da sempre.
Negli elmi accartocciati e ruggini
qualche larva si manifesta ancora.

Cagno, il 13 giugno 1997

 

***

Avanzi di caccia

E’ amaro
e se scende in gola
fa più male della luce.
Che cosa avete visto
che vi ha spaventato
come porci e vacche?!
La vita non è passata di qua
ma il suo rumore assordante
crea silenzi impossibili da mai udire.
Se non porta grano in montagna
ove sgelano ghiacciai di vuoto
trasportano nettare gelato
che se sciogli nelle mani
appiccica e nient’altro.
Fra poco all’alba
chi si sveglia all’improvviso
non sa di precipitare
e cade in gesti profondi
che sgomentano la foschia.
Rugiadano al sole
speranze di vita
via via che si allontanano
cariche elettriche di sogni…
E mentre affreschi sbiaditi
cercano di riposare
qualcuno apre gli occhi per niente.

Desio, il 29 novembre 1997

 

***

Ospite

Un fascio di luce nera
rubato ad un proiettore d’epoca
come le speranze impolverate
ed invecchiate più dei proprietari
domina senza forza
i desideri lasciati a seccare.
Per quanto lasci il tronco nella legnaia
non può più tornare verde!
Brucia solamente ogni giorno meglio di quello precedente.
Nei terreni dove non cresce la speme
bagnato quotidianamente dalle delusioni
fiorisce tutto l’anno l’abbandono:
erba officinale che aiuta lo sconforto.
A cena, ogni sera, si presenta La Fine.
Pasticciona e sbadata
non finisce mai di mangiare
il piatto ricolmo di gracili addii.

Desio, il 13 luglio 1998


***

Al castello

Abbassate il ponte levatoio
ché il Cavaliere del Re
sta arrivando a corte.
Il Suo destriero
indossa Lui
e la Sua futura Regina
da giorni e giorni ormai.
E sarà stanco
per chi è caduto in battaglia.
Ma il bottino che porterà
vale più di cento moggia di grano
e lo stemma della prossima casata
sarà altrettanto e forse più.
La pergamena giuntaci
recita vincenti novelle
e il Nostro Signore ci vuole dire:
“Preparate il tutto per i festeggiamenti
e che non manchi certo il vino!
Vestite le fanciulle di bianco
e nella pece annegate i vostri malcontenti”.
Suonino le trombe d’oro
perché il Nostro Eroe
è qui tra noi
più bello di quando ci lasciò
desideroso ed assetato
sì come il Suo cavallo
ma della Sua Sposa.

Desio, nella notte fra il 14 e il 15 aprile 2000

***

Vampiri

L’odore odioso
di glicini taglienti
e l’abbaiare insistente
di uccelli primaverili
nella vostra vecchia notte
mi accompagnano solitario e silenzioso
nel riporre le sacche
in simili scatole
più comode del marmo.
Di Vampiri assaporo
pietanze umane profumate
bollenti di abbracci
e baci e morsi e dolore
sono la mia gioia sacrosanta.

Non ripetere mai più quella parola!

Desio, il 29 aprile 2000

 

***


Incenerisco
gelidi capi
mentre il rumore
di acqua torchiata
che avanza
mi brucia
sotto i piedi.
Grido
il fuoco
che suo alleato
è da sempre
quando oramai
anche stasera
ho finito
di mangiare.

Lenno, il 5 dicembre 2001


***

Belva

Nasce ora
da tessuti
squarciati
per orgasmi
di piacere
urlati
e passati
dal cuore
al cazzo.

Lenno, il 12 dicembre 2001


***

Passante

Ti ho vista
una sola volta
ma dalla finestra
e ti ho odiato
anche per questo.

Lenno, il 19 febbraio 2002


***

Languore

Con quel poco
che è rimasto impigliato
alle tue deboli ossa
devi avere la forza
e la voglia -soprattutto-
di portare la magra fantasia
nella dispensa che vorresti tracimante.
Magari avessi una dispensa!
Come l’uomo più grasso del mondo
che deve fagocitare
il relativo del tuo peso quotidiano
per poter nutrire la sua voglia
di cioccolato e hamburger salato.
Lui pesa cinquanta volte te
piccolo
scheletrico
malfermo
ed insignificante
insetto del terzo mondo.
Con la sabbia del tuo deserto
impasti crocchette di carestia
aromatizzate allo sconforto.
Il tuo sogno più grande
si scioglie nella poca acqua
che desidereresti bere
se ne fosse almeno avanzata un po’.

Desio, il 24 gennaio 2003

 

 

 

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