Nick Hornby


 

Non buttiamoci giù
2005 - Guanda, pag.293


 


l'inizio...

MARTIN
Se posso spiegare perche´ volevo buttarmi dal tetto di un palazzo? Certo che posso spiegare perche´ volevo buttarmi dal tetto di un palazzo. Cavolo, non sono mica deficiente. Posso spiegarlo perche´ non e` un fatto inspiegabile: e` stata una scelta logica, la conseguenza di un pensiero fatto e finito. E neanche di un pensiero troppo serio. Non voglio dire che fosse un capriccio – solo che non era tremendamente complicato o an-goscioso.
Vediamo un po’... immaginate di essere, che so, un vicedirettore di banca di Guildford. Avevate gia` accarezzato l’idea di emigrare quando vi viene offerto un posto di direttore
in una banca di Sydney. Be’, d’accordo che la scelta e` abbastanza lineare, ma viene naturale rifletterci un momento, o no? Se non altro per capire se vi sentite di fare armi e bagagli, di lasciare amici e colleghi, di sradicare moglie e figli. Magari vi mettereste a sedere con carta e penna e stilereste una lista di pro e contro. Esempio:

CONTRO: genitori anziani, amici, golf club.
PRO: piu` quattrini, migliore qualita` della vita (casa indipendente con piscina, barbecue ecc.), mare, sole, niente consigli comunali di sinistra che vietano le filastrocche infantili politicamente scorrette, niente direttive UE che mettono al bando le salsicce britanniche ecc.


Non c’e` storia, che ne dite? Il golf club? Ma vi prego. Naturalmente, i genitori anziani potrebbero imporvi uno stop di
riflessione, ma niente di piu` : uno stop, e neanche troppo lungo. Dopo dieci minuti sareste al telefono con l’agenzia di viaggi.
Bene, io mi sentivo cosi`. In breve: non avevo abbastanza motivi per fermarmi, e ne avevo in quantita` per buttarmi. Nella
lista dei miei « contro » c’erano solo le bambine, ma non era neanche da pensare che Cindy mi permettesse di rivederle.
Non ho genitori anziani e non gioco a golf. Il suicidio era la mia Sydney. E lo dico senza offesa per le bravissime persone
che vivono a Sydney.

 

MAUREEN
Gli ho detto che sarei andata a una festa di Capodanno. Gliel’ho detto a ottobre. Non so se la gente manda gli inviti per le
feste di Capodanno a ottobre oppure no. Probabilmente no. (Come facevo a saperlo? Non ci andavo piu` dal 1984. L’avevano data June e Brian, della casa di fronte, appena prima di traslocare. E anche quella volta ci avevo fatto giusto una capatina di un’ora, dopo che lui era andato a letto.) Pero` non ce la facevo piu` ad aspettare. Ci pensavo da maggio o giugno, e friggevo dalla voglia di dirglielo. Che stupida, davvero... Lui non capisce, sono sicura. Mi dicono di continuare a parlargli,
ma si vede che non gli entra dentro niente. E comunque, friggere per una cosa del genere! Be’, questo vi dice che non avevo
altro da aspettare con ansia, vi pare?
Nel momento che gliel’ho detto, mi e` venuto da andare a confessarmi subito. Insomma, avevo detto il falso, vi pare? Avevo detto una bugia a mio figlio. Oh, era solo una bugietta sciocca: gli avevo detto con dei mesi di anticipo che sarei andata a una festa – una festa inventata da me. E anche inventata come si deve. Gli ho detto chi dava quella festa, e perche´ mi avevano
invitata, e perche´ volevo andarci e chi erano gli altri invitati. (Era la festa di Bridgid, la Bridgid della chiesa. E io ero stata
invitata perche´ veniva sua sorella da Cork, e sua sorella in un paio di lettere aveva chiesto di me. Ci volevo andare perche´ la sorella di Bridgid aveva portato sua suocera a Lourdes, e mi interessava farmi dare tutte le informazioni, pensando di portarci
un giorno Matty.) Pero` confessarsi era impossibile, perche´ sapevo che prima della fine dell’anno avrei dovuto ripetere il
peccato, la bugia, ancora tante volte. Non soltanto con Matty, ma anche col personale della casa di cura e... insomma, poi non c’e` nessun altro. Forse qualcuno della chiesa, o qualcuno in un negozio. A pensarci, fa quasi ridere. Se passi giorno e notte a badare a un figlio che sta male, spazio per i peccati te ne resta pochissimo, e non avevo fatto niente che valeva la pena di confessare da non so quanto. E poi, di colpo, son passata a peccare cosi` malamente che non potevo neanche parlarne con il prete, perche´ avrei continuato a far peccato fino all’ora della mia morte, quando avrei commesso il peccato piu` grave di tutti. (Ma perche´ e` il piu` grave? Ti ripetono tutta la vita che dopo la morte andrai in un posto meraviglioso. E l’unico gesto che puoi fare per arrivarci un po’ prima ti impedisce di andarci... Oh, capisco che e` un po’ come non voler fare la coda. Ma se qualcuno salta la coda in posta, gli altri borbottano. A volte protestano: « Scusi, sa, c’ero prima io ». Non dicono: «Brucerai tra le fiamme dell’inferno per l’eternita` ». Sarebbe un pochino esagerato.)
La situazione non mi ha fatto smettere di andare in chiesa. Ma solo perche´ se non mi fossi fatta piu` vedere la gente avrebbe pensato che qualcosa non andava.
Man mano che ci avvicinavamo alla data, gli passavo scampoli di notizie che dicevo di avere raccolto. Ogni domenica fingevo di aver saputo qualcosa di nuovo, perche´ la domenica era il giorno che vedevo Bridgid. « Bridgid dice che ci sara` da ballare. » « Bridgid ha paura che il vino e la birra non piacciano a tutti, quindi mettera` in tavola anche dei liquori. » « Bridgid non sa quanti arriveranno dopo aver gia` mangiato. » Se Matty fosse riuscito a capire qualcosa, avrebbe deciso che quella Bridgid era pazza a darsi tanti disturbi per una festicciola. Io ogni volta che la incontravo in chiesa diventavo rossa. E chiaramente avrei voluto sapere cosa avrebbe fatto in realta` la notte di Capodanno, ma non gliel’ho mai chiesto. Se pensava di dare una festa, magari si sarebbe sentita obbligata a invitarmi. A ripensarci mi vergogno. Non per le bugie... ormai sono abituata a raccontarle. No, mi vergogno per la penosita` della cosa. Una domenica mi son sentita che dicevo a Matty che Bridgid avrebbe comperato il prosciutto per i tramezzini. Ma era una cosa che mi stava in testa, la notte di Capodanno, e` naturale che mi stava in testa, e quello era un modo di parlarne senza in realta` dir niente. E penso di essere arrivata a crederci un pochino anch’io, alla festa, come si puo` credere a una storia in un libro. Ogni tanto mi immaginavo come mi sarei vestita, e quanto avrei bevuto, e a che ora sarei venuta via. Se per tornare a casa avrei preso un taxi. Cose cosi`. Alla fine mi sembrava di andarci davvero. Pero` nemmeno nella fantasia mi vedevo a parlare con qualcuno, alla festa. Ero sempre contenta di levarmi dai piedi.

JESS
Sono stata a una festa giu` da basso, nella casa occupata. Festa di merda, piena di quei vecchi arteriati seduti per terra a bere il sidro, fumarsi cannoni e ascoltare del reggae assurdo, da strafatti. A mezzanotte, uno di loro ha battuto le mani quasi per scherzo, degli altri hanno riso e fine delle trasmissioni: Buon Anno pure a voi. Una poteva anche esser arrivata alla festa sentendosi la donna piu` felice di Londra, che per mezzanotte e cinque avrebbe avuto voglia comunque di salire sul tetto e buttarsi giu` . E io non ero mica la donna piu` felice di Londra. Chiaro.

[...]

 

 

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