I film di Jim Jarmusch

 

COFFEE AND CIGARETTES
USA 2003
con R.Benigni, S.Buscemi, Iggy Pop, T.Waits, C.Blanchett, A.Molina, B.Murray, RZA

Lo sai adesso cosa ci vorrebbe? Un caffè. Esatto. Scusa hai da accendere? Come no, lo sai che quando bevo caffè una sigaretta non me la faccio mai mancare. Situazioni da bar. Due tazzine di caffè, un posacenere e fumo di sigaretta. E’ l’ambiente adatto per scambiare quattro parole nella buona e nella cattiva salute. Il piacere della conversazione. Più tardi cominci, prima si raffredda, il caffè e la conversazione. La visita dal dentista può essere una buona scappatoia da un incontro non programmato. Il caffè aiuta la digestione delle quattro parole da bar. Parlare e non capirsi. Non trovare divertente quello che per l’altro è il massimo del divertimento. La caffeina facilita il lavoro fisico e intellettuale. Che lavoro fai? Ancora non lo so. Mi tremano le mani. Sarà colpa di tutto quel caffè che bevi. Ma no, lui che c’entra. Io devo andare. Lo vedo. Allora vado. Lo sto vedendo.
Dei gemelli ce n’è sempre uno buono e uno cattivo. Anche Elvis aveva un gemello. Non è stato Elvis a ridursi in quel modo, ma il suo gemello. Pausa caffè. Due musicisti. Ognuno lavora a modo suo. Stanno bene come stanno. Una signorina legge una rivista di armi e beve il suo caffè. Il cameriere gliene versa ancora e gli equilibri saltano. Scoprire che hai per cugino un personaggio famoso può essere una bella sorpresa per te, ma non per quello famoso. Salire e scendere dalla cresta dell’onda il tempo di bersi un caffè in compagnia.
Due amici alla fine della loro amicizia. Mi dà da pensare. Cosa? Perché ci vediamo se non hai problemi. Sei sicuro di non averne. Te l’ho gia detto. Va tutto bene. Lei è Bill Murray? Cosa ci fa qui? Vacci piano amico con tutto quel caffè. Te la do io la medicina. Fatti i risciacqui con la candeggina. Se non funziona usa l’acido. Grazie per il consiglio.
Per me un espresso. Lo metta sul conto. Due cugine. Una ce l’ha fatta. E’ una celebrità. L’altra è al verde. Lo so come sei. Un giorno sei a Los Angeles e domani sei a Parigi e adesso che sei qui con me in realtà con la testa sei chissà da quale altra parte.
Al bar davanti a una tazzina sorseggiando caffè in compagnia di uno con cui non ti ritrovi. Quante volte vi è capitato? All’inizio ci parli. Sembrate sulla stessa lunghezza d’onda. Entri in sintonia. Ma che cazzo non sei mica una stazione radio. Un punto in comune. Ci girate attorno a quel punto. Poi quello se ne esce con una frase. Lui la trova divertente. Tu no. Non siete più sulla stessa lunghezza d’onda. Non lo siete mai stati. Colpa di una interferenza. Finisci il caffè. Il fondo della tazzina ti consiglia di mollarlo lì su due piedi. Ti alzi. Sei spiacente, ma hai un impegno che ti costringe ad andartene. Più è grave l’impegno che ti sei inventato, più velocemente sei autorizzato ad andartene. Addio. Chi non muore si rivede o non ci si rivede e basta o se ci si rivede non lo dai a vedere e fine della storia. Magari ci si vede per un altro caffè. Il caffè ci va sempre di mezzo. Tra le bevande è quella più sfortunata. Sorbirsi tutti quei patetici appuntamenti umani è il conto più salato da pagare. Dal giudice. Caffè contro tutto il genere umano. Da oggi potrete avere solo incontri decaffeinati. Farà bene a voi, farà a bene al caffè. E vedrete che le cose si sistemeranno.

joenat
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paolo
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berto

roberto

 

GHOST DOG
USA 1999
Con Forest Whitaker, Victor Argo, Isaach De Bankolé, Cliff Gorman, Richard Portnow, Henry Silva, John Tormey, Tricia Vessey, Camille Winbush

Ghost Dog è un omaccione grande e grosso. A guardarlo non farebbe male a una mosca, invece è un killer infallibile e spietato, rispettato dai “fratelli”, amante dei libri, della musica rap e del gelato al cioccolato. Danza sul tetto del palazzo come un samurai un po’obeso. Non è di molte parole, il suo unico amico è un gelataio che parla solo francese. Nessuno capisce quello che dice l’altro, ma va bene lo stesso. Un tizio della mafia, Luie, gli ha salvato la vita e lui lo ricambia “risolvendo” i suoi problemi. I due hanno uno strano modo di comunicare: i piccioni viaggiatori. Un metodo complicato, ma efficace se non vuoi lasciare tracce. Quando però i capi cominciano a non fidarsi più chiedono a Luie di far fuori il suo killer. Errore. Mettersi contro Ghost dog non è una buona idea. E nemmeno farlo arrabbiare a morte ammazzandogli tutti i suoi amati piccioni è una buona idea. La vendetta sarà portata a termine fino alla fine. Ma il suo codice d’onore è implacabile. Degno del più duro dei samurai. La sua vita è nelle mani di chi lo ha salvato così anche se Luie lo ha tradito, alla fine si lascia uccidere. Non prima di aver regalato il suo libro sui samurai alla bambina che ha conosciuto nel parco, vicino al gelataio.

joenat
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paolo
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berto
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roberto

 

DEAD MAN
USA 1995
Con Johnny Depp, Gary Farmer, Lance Henriksen, Michael Wincott, Gabriel Byrne, John Hurt, Robert Mitchum, Mili Avital, Billy Bob Thornton, Iggy Pop.

Passano quasi dieci minuti prima di sentire le prime parole. Depp è William Blake, omonimo del noto scrittore e poeta, è in viaggio verso l’est, Machine, uno sperduto punto del Far West. Deve raggiungere il suo nuovo posto di lavoro come contabile. Arrivato nel paesino scopre che non c’è più nessun lavoro per lui. Non ha più soldi, non può tornare indietro e non sa più cosa fare. In un saloon conosce una ragazza, ma proprio quando sta per concludere, nella stanza irrompe un tizio che le spara. Per salvare il culo è costretto a farlo fuori, ma è un grave errore. Quello era il figlio del suo principale, quello che già lo aveva respinto in malo modo e ora certo non avrebbe usato le buone maniere per vendicarsi. Iniziato alle maniere forti del West, il novellino Blake, ferito e febbricitante, non può far altro che fuggire nei boschi, sperando che non lo trovino. Su di lui c’è una taglia e sulle sue tracce un cacciatore di taglie che si dice essere anche cannibale. Sarebbe già un uomo morto se un indiano solitario, rapito ed educato dai bianchi quand’era bambino e per questo rinnegato dalla sua tribù, non lo avesse scambiato per il vero William Blake, e non avesse deciso di proteggere il suo poeta preferito. L’indiano che si fa chiamare Nessuno sarà il suo traghettatore verso la morte. Lo accompagnerà e lo proteggerà a rischio della sua vita, fino alla morte, liberando il suo spirito e lasciandolo alla deriva, su una barchetta lungo il fiume, tra le allucinazioni dovute alla febbre e le ferite, mentre tutti muoiono ammazzati… come western comanda.
Un bianco e nero perfetto per fotografare un West più selvaggio che mai. La musica di Neil Young, ipnotica e ripetitiva, che sottolinea i silenzi e la desolazione del paesaggio. In assoluto il più bel film western che abbiamo mai visto.

joenat
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paolo
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berto
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roberto
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TAXISTI DI NOTTE – Los Angeles - New York - Parigi – Roma - Helsinki
USA/Giappone/Fra 1992
Con Winona Ryder, Gena Rowlands, Armin Müller-Stahl, Giancarlo Esposito, Isaach de Bankolé, Béatrice Dalle, Roberto Benigni, Paolo Bonacelli, Matti Pellonpää, Kari Väänänen

Film a episodi. Cinque taxisti, cinque città diverse, lo stesso mestiere. E non è che questo sia un gran film, roba che si dimentica in fretta come i personaggi che sembrano macchiette e i discorsi inutili su grandi temi come la diversità, il dolore, la solitudine, la cecità. Il tutto all’interno di un taxi. E alla fine tutto è ridotto al minimo, luoghi, atmosfere, personaggi, trama. E anche il film.

joenat
**
paolo
* 1/2
berto


roberto

 

MYSTERY TRAIN – MARTEDI’ NOTTE A MEMPHIS
USA 1989
con M.Nagase, Y.Kudoh, N.Braschi, E.Bracco, J.Strummer, S.Buscami, R.Aviles.

Tre episodi ruotano attorno ad un alberghetto ad ore nella città del re del rock n’roll, Elvis. Se abiti a Yokohama, come i protagonisti del primo episodio, girare nei posti dove si è fatta la storia (quella di Elvis, naturalmente), potrà sembrarti un sogno o tutto il contrario. A sognare è la donna che trova la faccia di Elvis somigliante alla Statua della libertà, Madonna, al Budda ecc… l’uomo rimane un po’ freddo, più che per Elvis, stravede per Charlie Parker. Memphis secondo lui non è altro che Yokohama col 60 % di palazzi in meno. Ama fotografare quello di cui non si ricorderà tanto facilmente, come la camera d’albergo, e vuole a tutti i costi portarsi via gli asciugamani dell’albergo perché è quello che tutti gli americani fanno. Il fantasma di Elvis se va in giro per Memphis facendo l’autostop. E se sei un turista fortunato, magari capita che dai un passaggio in macchina proprio al Re. Più di uno ha tentato con questa storiella di scucire dei soldi ai forestieri più sprovveduti. Nel secondo episodio una italiana gira per Memphis e passa la notte in albergo con una ragazza che straparla . Nel terzo episodio un inglese lasciato dalla moglie (quella dell’episodio precedente) se ne va in giro armato, ma l’amico e il cognato non riescono a impedirgli di cacciarsi nei guai sparecchiando in un negozio di liquori. E, come se non bastasse, colpisce anche il cognato che scopre di non essere davvero suo cognato. Il minimalismo di Jarmusch, tra lunghi piani sequenza con la telecamera che segue i personaggi mentre camminano nelle strade deserte di Memphis per poi lasciarli. Tutti si trovano a passare la notte nello stesso albergo, dove lavorano un portiere in sgargiante completo rosso (Screamin’Jay Hawkins, famoso bluesman) e uno sfortunato facchino. Il marito abbandonato è Joe Strummer, leader dei Clash. L’italiana è Nicoletta Braschi, moglie di Benigni.

joenat
***
paolo
*** 
berto


roberto

 

DAUNBAILO'
USA 1986
Con Tom Waits, John Lurie, Roberto Benigni, Ellen Barkin, Nicoletta Braschi

Tre “innocent man” gli hanno incastrati per benino. E adesso che si fa. Qui dentro non vola una mosca. E’ un mortorio. Piacere. I’m Roberto. Ma puoi chiamarmi Bob. Allora? Vo a letto. Domani ne riparliamo. Noi italiani si fa amicizia su due piedi. Questi americani sono proprio divertenti. Zack e Jack. Vi tirerò fuori da qui. Anch’io sono innocent man. Sono un assassino. Ho steso un uomo con una palla da biliardo. Una bella palla. Numero otto. The black ball. Zack è un pappone. Jack è un dj. Roberto è un bonaccione. Quelli pensano che è un cretino e così mandano avanti sempre lui. Lui è sprovveduto quanto basta da metter in gioco sempre la sua pellaccia. Taccuino alla mano, traduce in inglese l’intraducibile, a parte qualche imprecazione alla Madonna e al buon Dio toscano. Quel my friend ce l’ha sempre in bocca. Lo fo per voi, my friend. Dimmi un po’ Zack. Conosci Walt Whitman. Ti faccio Bob Frost in italiano. Davvero divertente, Bob Frost in italiano. Perché non si va in Texas? Certo che voi americani siete proprio divertenti.
L’escape con tanto di cani a seguito va avanti. I tre girano in barca a zonzo per una foresta. Non fatemi entrare in acqua e non parlatemi di cani. Poi ognuno per la sua strada. Roberto ha pensato a tutto. Tornate indietro. Un bel coniglio v’ho preso. Animale furbo, il coniglio. Peccato che manchi olio, aglio e rosmarino. Era così che lo faceva la mia mamma. Una donna strana la mia mamma. Sempre ad ammazzar conigli me la ricordo. Poi Roberto s’innamora. Lui resta lì con la sua fiamma, gli altri due se ne vanno e di fronte a un bivio sceglieranno strade diverse. I wish you were here.
E’ da un po’ che non si rideva di gusto. Buon esercizio per le mascelle. Ascoltando Tom Waits non resta che augurarvi Buona Notte. Sentiamo come se la passa la periferia di Seregno. Rincorrendo l’ ultimo treno della serata per Basilea e bevendo birra. Molta birra e non solo. I grilli sono dei veri nottambuli oltre ad essere dei musicisti niente male. Io avrei finito. E voi? Noi continuiamo con della buona musica. Vai col bourbon Tom.

joenat
****
paolo
****1/2 
berto
***
roberto

 

STRANGER THAN PARADISE
USA 1984
Con John Lurie, Eszter Balint, Richard Edson, Cecilla Stark

La cugina ungherese di Willie si ferma per qualche tempo a casa sua, solo pochi giorni, ma abbastanza per disturbare i suoi piani e quelli dell’amico truffatore. Tutto inizia come nel film As tears go by del regista di Hong Kog, Wong Kar Wai, ma qui è il minimalismo di Jarmusch a prendere il sopravvento. Scene brevi intervallate da stacchi neri, ambientazioni scarne e un bianco e nero più bianco che nero. Quando la ragazza si trasferisce a Cleveland dalla zia, i due, un po’ dispiaciuti per la sua partenza, decidono di andarla a trovare. Non è che la giovane ungherese se la passi un granché bene in quei posti freddi e desolati. E nemmeno noi, visto che il film è in lingua originale con i sottotitoli in bianco su uno sfondo altrettanto bianco. Così i tre decidono di andare in macchina nella più calda Florida, dove possono perdere tutto quello che hanno alle corse. E così i piano-sequenza si susseguono, affittano una stanza in un motel e per un insperato colpo di fortuna la ragazza viene in possesso di una bella somma di denaro, fregata ad un gangster. Decide di ripartire per l’Europa. I tre si dividono, ma quando lei ci ripensa, il cugino che voleva convincerla a restare, resta bloccato sull’aereo partito per Budapest, mentre lei torna al motel. E tutto scorre tra silenzi prolungati e discorsi che ci sfuggono per la nostra ignoranza dell’inglese. Come spesso accade nei suoi film i due protagonisti sono due musicisti.

joenat
***1/2
paolo
***1/2 
berto
****
roberto

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