IN ITALIA
In questi ultimi anni il compostaggio di rifiuti preselezionati ha avuto un notevole sviluppo, come risulta evidente dall’andamento del numero di impianti e delle quantità trattate di frazione organica preselezionata di RU dal 1993 al 1999 (Fig. 1.5.2), emerso da una recente ricerca condotta da CRPA e Scuola Agraria del Parco di Monza per conto di ANPA.

La Tab. 1.5.1, riportata di seguito illustra la distribuzione sul territorio nazionale degli impianti di compostaggio di frazioni organiche preselezionate di RU in esercizio nel 1997. La quantità di rifiuti trattati in tali impianti ammontava a circa 900.000 t/anno, pari al 36 % del totale di RU avviati a compostaggio nel 1997 (con la quota restante trattate invece in impianti di selezione meccanica di RU indifferenziati).
Il
compostaggio dei rifiuti organici preselezionati, a differenza di RU
indifferenziati avviene prevalentemente in impianti di piccola-media taglia,
infatti:
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il 67 % degli impianti presenti sul territorio nazionale ha una potenzialità di trattamento inferiore alle 10.000 t/anno, solo il 7 % supera quella di 30.000 t/anno | |
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il 47 % del quantitativo di rifiuti preselezionati è trattato in impianti con potenzialità inferiore alle 10.000 t/anno, mentre il 31 % è trattato in quelli con potenzialità superiori alle 30.000 t/anno. |
E’ necessario ricordare che parlando di rifiuti preselezionati non si intende solo la frazione organica da raccolta differenziata degli RU, ma anche i residui organici delle attività agroindustrali, quali le industrie della carne (macelli, salumifici…), quelle della conserve vegetali e delle bevande, gli zuccherifici, le distillerie, gli stabilimenti enologici e della birra, i frantoi oleari e gli allevamenti zootecnici. Tutte queste attività residuano considerevoli quantità di rifiuti organici, la cui selezione e raccolta differenziata si presenta in molti casi di semplice realizzazione. Anche i fanghi biologici prodotti durante la depurazione delle acque reflue civili e di attività agro-industriali possono essere impiegati per la produzione di compost di qualità.
Il compostaggio di rifiuti selezionati alla fonte permette una semplificazione più o meno spinta, con evidenti economie nella realizzazione e gestione degli impianti. Le regioni italiane che per prime hanno incentivato il settore compostaggio di qualità sono il Piemonte, la Lombardia, il Veneto, il Trentino-Alto Adige, l’Emilia Romagna e la Toscana. Altre regioni, soprattutto del centro Italia, stanno attualmente prestando attenzione a questo settore. Nonostante questi scenari confortanti, si deve prendere atto che la situazione italiana è ancora arretrata rispetto ad altri paesi europei. E’ quindi necessario estendere gradualmente la strategia del recupero dei rifiuti organici e nel frattempo realizzare le strutture impiantistiche per il loro trattamento.
Tab.
1.5.1) Quadro riassuntivo dello stato d’arte del compostaggio dei rifiuti
preselezionati in Italia (1997)
Regione |
N° Impianti inesercizio |
Quantitativi trattati (t/anno) |
Impianti autorizzati in costruzione (n°) |
|
25 |
312.000 |
7 |
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Piemonte |
16 |
166.696 |
6 |
|
Veneto |
18 |
286.311 |
6 |
|
Trentino-Alto
Adige |
12 |
42.850 |
4 |
|
Emilia
Romagna |
9 |
44.813 |
3 |
|
Toscana |
4 |
44.973 |
1 |
|
Friuli
Venezia Giulia |
1 |
1.150 |
/ |
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TOTALE |
85 |
899.093 |
27 |
In un censimento più recente, sono risultati in esercizio e in costruzione 101 impianti per matrici selezionate sul territorio nazionale. Escludendo alcune realtà di piccole dimensioni (minore di 1000 t/anno) dedicate solo al compostaggio di scarti verdi – la capacità degli impianti ammonta a circa 1.100.000 t/anno, con una prospettiva di ampliamento a 1.500.000 nel breve-medio termine, in base alle iniziative già autorizzate e/o in costruzione.
La dislocazione a livello nazionale è riportato in Fig. 1.5.3.
Riassumendo il quadro nazionale si può certo verificare come:
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In Italia siano state avviate le strategie per la raccolta differenziata dei rifiuti in seguito al decreto Ronchi. Tuttavia esistono notevoli differenze fra il nord e il sud in termini di livelli percentuali di intercettazione e differenziazione di RU. In alcune regioni del nord infatti le percentuali sono molto elevate, analoghe a quelle della Germania, mentre risultano pressoché nulle in quelle meridionali. |
Di fatto questo si traduce con un progressivo aumento del numero di impianti di compostaggio di qualità nelle regioni in cui viene fatta bene la raccolta differenziata.
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Dei 93 impianti di compostaggio che corrispondono a un trattamento di 1.000.000 t di rifiuti organici preselezionati, vengono prodotti circa 300-400.000 t di compost di qualità. Tale produzione è notevolmente inferiore ai bisogni di ammendanti per i diversi comparti agricoli. |
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La legislazione italiana attuale in materia di fertilizzanti (L.748/84 e decreto Ministro Politiche Agricole del 27/3/98), introducendo fra gli ammendanti soggetti a libero commercio il compost di qualità ed escludendo dal settore fertilizzanti il compost da rifiuto organico indifferenziato, risolve il problema delle ambiguità della pre-esistente situazione normativa. Tuttavia alcuni parametri analitici indicati nella legge risultano ad oggi penalizzanti per i compost di qualità derivanti da matrici selezionati; in particolare per i limiti molto restrittivi per alcuni metalli pesanti, al carbonio organico, agli inerti e alle caratteristiche microbiologiche possono determinare l’ esclusione dalla legge 748 di molti lotti di compost nella quasi totalità degli impianti italiani operanti su matrici organiche preselezionate. Peraltro se gli stessi limiti sui metalli pesanti fossero applicati ai concimi organici, attualmente non vincolati, si avrebbero medesime difficoltà. |
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È importante che ci sia un quadro normativo chiaro e tecnicamente corretto, adeguato a dare certezze agli operatori privati e agli enti pubblici chiamati alla pianificazione dei sistemi di gestione dei rifiuti. Ad esempio, in accordo con le normative di altri paesi europei, definire un limite di “tolleranze” per i requisiti qualitativi richiesti per gli ammendanti compostati (vedi Direttiva Tecnica della Regione Veneto DGRV n° 766/2000). |
In relazione al quadro di insieme descritto, esistono diversi strumenti praticabili per la promozione della produzione e dell’utilizzo di compost di qualità, tra cui:
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Messa a disposizione di strumenti economici per la promozione della raccolta differenziata e del compostaggio, come le tasse sul ricovero a discarica del rifiuto tal quale, incentivi per la interventi di riconversione degli impianti esistenti verso la produzione di compost di qualità, incentivi per la realizzazione di nuovi impianti, incentivi agli agricoltori per l’impiego degli ammendanti organici a tutela della qualità dei suoli (legge della Regione Emilia Romagna n° 25/2000 “Incentivazione dell’uso di fertilizzazione organica ai fini della qualità dei suoli agricoli” per i terreni il cui tenore in sostanza organica sia inferiore al 1,5%); | |
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Predisposizione di strumenti tecnico-amministrativi quali ad esempio l’indicazione dell’uso preferenziale di compost nella gestione del verde pubblico e nelle opere di ripristino ambientale, l’inserimento in capitolati di appalto per le opere a verde dell’obbligo di impiegare compost di qualità; |
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Il supporto alle Organizzazioni per la Promozione della Qualità, quali il Consorzio Italiano Compostatori; |
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Costante adeguamento della normativa e delle linee tecniche in materia di compostaggio; |
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L’attuazione di un programma di informazione e formazione degli operatori agricoli in merito alla pratica di restituzione organica effettuata con impiego di compost e altre biomasse di rifiuto. |
Fig. 1.5.3) Distribuzione territoriale dei 101 impianti di compostaggio di frazioni preselezionate in esercizio nel 1999.Tra parentesi il numero di province con la relativa dotazione di impianti
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