i fratelli Salimbeni

Pochissimi sono i documenti lasciatici dai Salimbeni, così che le tappe della loro vita devono essere lette e dedotte dalle opere.
Si sa comunque che erano figli di un lanaiolo, Salimbene di Vigiliccio; che Lorenzo, il maggiore, era senza dubbio la personalità più spiccata e prorompente dei due; che nel 1406 entrambi scomparvero da Sanseverino per ricomparire nel 1416 ad Urbino. Che cosa fanno in quei dieci anni? Lo studioso d'arte Pietro Zampetti ipotizza che i due fratelli abbiano seguito il grande Gentile da Fabriano, il quale in quegli stessi anni raggiunge Venezia ed è poi attivo in Lombardia nel momento di massima fioritura del gusto "cortese".
Un'ulteriore prova della circolazione delle idee, degli stili e degli artisti fra il centro ed il settentrione d'Italia in questo particolare momento.
È possibile indagare sul rapporto tra i due fratelli pittori e rendere giustizia a Jacopo Salimbeni, individuando come suoi parecchi dipinti presenti a Sanseverino e nella vicina San Ginesio, attribuiti fino ad ora al più celebre Lorenzo, ma sicuramente opera del più schivo fratello minore. Lorenzo infatti firmava le sue opere da solo, come nelle Storie di San Lorenzo della sacrestia di San Lorenzo in Doliolo a Sanseverino, o con il fratello, mentre il modesto Jacopo non ha lasciato nessuna firma. È dunque una sottile indagine filologica quella che può restituire a Jacopo la sua personalità, per esempio riconoscendo la sua mano nei dipinti della cappella di Sant'Andrea in quella chiesa di San Lorenzo dove nello stesso tempo il fratello affresca la sacrestia.
Un buon esempio comunque di squadra che rese i due fratelli famosi, ricercati ed assai agiati. Lo dimostra la lite che si accese dopo la morte di Lorenzo (presumibilmente intorno al 1420) tra la giovanissima vedova Vanna ed il suocero sulla spartizione dei beni dell'artista.
L'arte non salvò mastro Lorenzo dall'avidità dei parenti.

Domizia Carafoli

La Trinità
(Cripta)

Storie di S. Andrea
(Cripta)

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