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QUELLE STRANE COSE CHE

...SUONANO IL ROCK

di T. S.  (da Ciao 2001 n. 18 del 5 maggio 1971)

 

 

ROMA, maggio

Di appuntamenti, ne ho fissati un po’ in ogni posto, a seconda delle esigente e delle disponibilità. Quest è però la prima volta che mi capita di condurre l’intervista con un complesso in… tipografia. Ma non c’era nient’altro da fare, il giornale va “chiuso” (come si dice in gergo giornalistico) in fretta e i ragazzi stanno per recarsi a dare concerti fuori Roma. E allora abbiamo combinato l’appuntamento qui, in mezzo alle rotative e ai tipografi che corrono da una parte all’altra, senza distrarre gli occhi per guardare questo bizzarro gruppetto di visitatori, i cinque zazzeruti componenti del complesso “Quelle strane cose che”.

“Come mai questo nome?”, domando a Nanni, il chitarrista.

“Cosa vuoi,” mi risponde “ oggi i complessi hanno i nomi più strani e a noi non veniva proprio in mente niente che sembrasse originale, particolarmente efficace. Così ci siamo scelti questo nome composto, giusto per mettercene uno. ‘Quelle strane cose che’, capisci… che ci vengono in mente. Cose musicali, naturalmente”.

“Mi pare di avere compreso che tu sei l’autore dei pezzi che suonate. E’ vero?”

“Noi cerchiamo di avere un repertorio personale, autonomo, anche se, naturalmente, non disdegnamo le migliori canzoni dei complessi più celebri. I “grandi” intendiamo, i Beatles, i Led Zeppelin, i Jethro Tull e i Deep Purple”.

“Quando siete nati?”

“Circa un anno fa.” mi spiega Sergio, l’altro chitarrista “In quel periodo, nei complessi prevaleva l’organo. Noi abbiamo cercato subito di cambiare qualcosa: abbiamo puntato su due chitarre. Non ne siamo pentiti: e poi io sono un grande ammiratore di Eric Clapton”.

Fabrizio è il cantante e compone anche lui molti pezzi, quasi tutti quelli che il complesso suona. Ma non parla, sembra intento a osservare le mosse dei tipografi che intorno a noi stanno approntando gli ultimi ritocchi al numeri di “Ciao 2001” che sta per venire stampato. Mi rivolgo allora agli altri due membri di “Quelle strane cose che”, e li prego di presentarsi ai nostri lettori.

“Io suono la batteria.” esordisce Sandro “Suono in coppia con Franco, insieme formiamo la base ritmica del complesso”.

“Infatti.” conferma Franco, il bassista “Noi lavoriamo per gli altri, per permettere loro di sbizzarrirsi con gli esperimenti, le innovazioni, i duetti e gli spunti da solista. Perché la causa principale della nostra unione è la gran voglia che ognuno di noi ha di esprimere qualcosa che sia musicalmente valido”.

                                                                                                                                                                                 T. S. 

 

 

Ciao 2001