LA FARIE DI CHECO

Veduta esterna del mulino con la ruota in primo piano.

 

 Già un documento del 1426 segnala la presenza di questa fucina a Cercivento di Sotto lungo le sponde di una roggia derivante dal fiume But: questa fucina è la Farie di Checo che prende questo nome da Francesco (Checo) Dassi, il fabbro del paese che nel 1902 cominciò a lavorarvi. Nel 1955 la gestione passa al figlio ma 11 anni dopo, in seguito a una deleteria esondazione del But, la fucina si danneggerà in modo tale da renderla inattiva. Grazie al recente intervento di recupero della Comunità Montana della Carnia, la farie è tornata nel 1990 in piena attività e a disposizione dei visitatori intenzionati ad ammirare questo gioiellino della tradizione friulana.

 

 

Il punto in cui la roggia si restringe, in prossimità del mulino.

 

 L'edificio completo si compone di due mulini (non ristrutturati perchè non ancora di proprietà della Comunità Montana della Carnia), un mantice, una mola per affilare le lame, un maglio e due incudini; Sulla parte esterna troviamo naturalmente le due grosse pale che alimentano tutti i meccanismi interni. C'è anche un locale nel quale sono esposti i manufatti prodotti dalla fucina nel corso di questi ultimi anni, anch'essi recuperati e ristrutturati grazie all'intervento della CMC. Il mantice (o "soflét", come si dice in carnico) è azionato da una fune collegata alla pala per mezzo di diversi meccanismi che riescono a trasformare il moto rotatorio della pala in moto rettilineo; la mola è fatta in arenaria e dev'essere raschiata con un'apposita pietra in modo da renderla ruvida; il maglio (a testa d'asino) serviva per dare forma ai ferri incandescenti; i due mulini, infine, venivano utilizzati per la molitura del granoturco.

 

Particolare dell'interno, con gli strumenti sullo sfondo.

 

 La farie è visitabile ma per far ciò è necessario contattare Candido Silverio, il custode della fucina.