Arti - Luca Trevisan: fra immagini e parole

 

 

       
 
                   
 
                    
                
 
 
 

- Quali sono le tematiche che proponi con la tua pittura? Di quali elementi della realtà che vivi si nutre il tuo immaginario?

Non è facile per me presentare, attraverso una spiegazione  razionale, le scelte di un itinerario di lavoro che si è sviluppato nel tempo e che non offre la linearità di un progetto narrativo precostituito e preordinato. Una riflessione sulle cose fatte, sulle diverse esperienze maturate, mi rivela, più che un percorso pianificato, un insieme di tappe. Queste tappe, quasi delle isole, costituiscono un metaforico arcipelago di situazioni che pur nella loro specificità, coesistono e dialogano grazie ad una serie di comunanze e corrispondenze di carattere contenutistico e formale.

I soggetti indagati sono quelli classici:il paesaggio (soprattutto quello urbano) e la figura nella pittura più descrittiva; l’indagine sulla forma (forme primarie, primitive, simboliche) la sua costruzione e organizzazione nella figurazione non oggettiva, nei lavori più legati all’ambito astratto.

La fotografia, la pittura, l’installazione, l’immagine digitale, l’incisione sono invece i mezzi, gli strumenti che di volta in volta hanno vestito i diversi progetti (le isole) realizzati in questi anni.

Poi alcuni elementi che costituiscono le costanti, i fattori identitari del lavoro: la realtà, come dato primario, concreto, come “punto genesi” presente in modo trasversale anche nei lavori meno figurativi; fonte continua di stimoli, impressioni, suggerimenti. La memoria, ulteriore serbatoio introspettivo da cui attingere stupori, ansie,gioie e inquietudini. Le suggestioni del reale e virtuale vivere quotidiano, percepito spesso con il carico di disagio, alienazione e nevrosi che lo contraddistingue. Il gusto per la contaminazione, sia dei mezzi espressivi che dei significati; il piacere per la sperimentazione.

Infine la comunicazione, prodotto filtrato di una sensibilità, dove un senso di estraneamento, quasi di disagio ne condiziona la forma; comunicazione neutra, indiretta,volutamente non esplicita.
 
- Ti senti vicino alla ricerca di qualche artista contemporaneo?
 
La vicinanza con la ricerca di un artista è qualcosa di molto particolare, di profondo, implica una condivisione che coinvolge le motivazioni, i percorsi, i prodotti.

Per quanto mi riguarda parlerei invece di sintonie verso alcuni autori, sintonie che scaturiscono in presenza di una corrispondenza tra me, fruitore di un’opera e l’opera stessa.

In questo caso l’incontro assume il significato di un arricchimento: può rappresentare lo stimolo, il punto di partenza per un nuovo itinerario di ricerca, può essere elemento importante per una maggiore comprensione e consapevolezza di un percorso già avviato, può divenire motore di nuove energie.

Molti sono gli artisti che hanno fornito questo contributo. Penso alle atmosfere di Kiefer, alle invenzioni di Schnabel, alla vitalità e forza di Baselitz, alle suggestioni di Kapoor, al cromatismo di Lupertz, alla fresca immediatezza di Disler. Ed ancora Sironi, Scipione, Licini, Bacon, Munch, Bonnard… tutti hanno lasciato una traccia, sono stati importanti per la mia crescita, hanno contato per la mia formazione culturale.

Questo processo continua ancora adesso, quando visito una pinacoteca, all’inaugurazione della mostra di un amico, sfogliando un catalogo o una rivista d’arte, in occasione dell’ultima biennale, oppure durante la visione di un film o di un video
 
- Credi che il compito principale dell’artista sia quello di “creare qualcosa di nuovo”come recita il più conosciuto dei luoghi comuni dell’Arte?
 
Penso che il “nuovo” sia sicuramente un elemento importane per ogni artista .Bisogna però forse soffermarsi un attimo sul significato che  ciascuno di noi attribuisce a questa parola e alla relazione che essa ha con il mondo dell’arte. Personalmente ritengo che il nuovo possa essere uno degli obiettivi prioritari di un percorso di carattere espressivo, ma non il punto di partenza o il fulcro intorno al quale far ruotare l’intero processo.

Trovo che da un punto di vista metodologico e concettuale sia pericoloso e scorretto partire con la convinzione che innanzitutto ciò che mi accingo a realizzare debba rappresentare una novità.

L’esperienza maturata in questi anni mi insegna che il principale riferimento per chi si impegna in ambito creativo debba essere piuttosto una costante riflessione,quasi una preoccupazione intorno alla qualità e alla coerenza del proprio operare.

E’ attraverso una dinamica di questo tipo, se condotta in modo efficace,che si ha la possibilità di conseguire quei risultati di rinnovamento necessari al raggiungimento di una proposta autonoma e originale.

Nuovo come punto di arrivo quindi, come frutto consequenziale, quasi naturale di un valido percorso di lavoro e di ricerca.
 
- Parlami della tua collaborazione al progetto “Spazi Residui”.
 
Più che un progetto, Spazi Residui è il nome di un gruppo formato da tre artisti, Maurizio L’Altrella, Marco Cadioli e il sottoscritto.
Siamo tutti e tre di Sesto San Giovanni, anche se Marco attualmente abita a Milano; ci conosciamo da anni, abbiamo partecipato assieme a mostre collettive, ognuno con propri lavori e queste frequentazioni comuni, insieme all’amicizia e alla scoperta di interessi e affinità condivise ci hanno portato alla decisione di formare un gruppo con l’intento di impegnarci in progetti studiati e realizzati a più mani.

Come gruppo siamo intervenuti alla rassegna Sesto.com, presso il MAGE OMC nel giugno 2001 con una installazione di sei  grandi vasche in ferro (100 x 180 x 10 cm.) posizionate a terra e accompagnate da cinque fotografie a colori (100 x 150 cm.).

Nell’aprile del 2002 abbiamo esposto al Centro Culturale Valmaggi, sempre a Sesto con tre vasche a parete.
Il tema di questi primi due interventi è stato la fabbrica, la fabbrica dimessa con tutte le suggestioni e gli stimoli che un simbolo come questo è in grado di offrire. Luogo rappresentativo su cui ci si è concentrati, da cui abbiamo tratto materiali, immagini e ispirazione è il magazzino ricambi Breda con il vicino Carroponte, situati dietro viale Sarca, dove si prevede sorgerà il Museo del Lavoro di Sesto San Giovanni.

Attualmente stiamo lavorando ad altri due progetti che si dovrebbero concretizzare entro la fine dell’anno presso degli spazi ancora da definire a Milano.

Intervista, curata da Cristiano Mattia Ricci