Alla memoria del mio caro maestro
Gian Carlo Rota
1.1 Premessa
Queste note raccolgono appunti delle lezioni svolte da Mauro Cerasoli nell’A.A. 2000-2001 per il corso di Calcolo delle Probabilità, agli studenti di Matematica, presso la Facoltà di Scienze dell’Università degli Studi di L’Aquila. Gli argomenti sono per lo più concreti e lo stile della didattica si preoccupa più dell’aspetto intuitivo ed applicativo della materia che dell’aspetto formale-rigoroso.
Per una introduzione rigorosa al Calcolo delle Probabilità si veda la voce Probabilità di Kung-Rota nella Enciclopedia del Novecento della Treccani. Gli esercizi segnalati alla fine dei paragrafi si riferiscono al volume Problemi Risolti di Calcolo delle Probabilità della bibliografia.
1.2 Fenomeni casuali, spazi campione, variabili aleatorie
Il concetto primitivo fondamentale della teoria delle probabilità è quello di fenomeno casuale (= f.c.) o prova, esperimento. Esso non viene definito ma possiamo dire, intuitivamente, quanto segue: un f. c. è un fenomeno che possiamo osservare, di cui è impossibile predire l’esito in modo certo. A seconda dei casi, useremo, invece dell’aggettivo casuale, il termine aleatorio (dal latino alea = dado) o stocastico (dal greco sto¢coV = bersaglio, mira, congettura). Diamo alcuni esempi di f.c.
a) il gesso che cade; (in quanti pezzi si farà?). Lasciando cadere un gesso sul pavimento, non possiamo predire (= indovinare) a priori in quanti pezzi si frantumerà
b) il lancio di una moneta (che faccia uscirà?); se la moneta ha una faccia c (=croce) ed un’altra t (=testa), il suo lancio è un f. c. (non sappiamo che faccia uscirà); se però la moneta ha due facce c, oppure due facce t, il suo lancio non è più un f.c.; sappiamo che faccia uscirà.
c) il lancio di un dado (che faccia uscirà?); se il dado ha sei facce diverse
. Questo insieme viene chiamato spazio campione (= s.c.) del f. c. Si badi che f.c. diversi possono avere lo stesso s.c. Se ne deduce che la teoria degli insiemi è utile per lo studio delle probabilità. In generale un sottoinsieme, o parte, dello spazio campione, viene detto evento. Ad esempio, nell’estrazione di una carta da un mazzo di carte napoletane, l’insieme costituito dai sette e dalla matta è un evento: è quello a cui pensa il giocatore, in attesa di ricevere la prima carta dal mazziere, quando gioca a 7 e mezzo. Per una migliore comprensione della teoria della probabilità conviene conoscere bene le regole dei giochi da cui essa è nata: dadi, scopa, tresette, briscola, poker, tombola, lotto, roulette, ecc.
1.3 Spazio finito W1, s
L’esperimento consiste nell’estrarre a caso un elemento da un insieme finito
W1 = { w1, w2,..., ws, } s³ 2
Fenomeni casuali modellati con W1 sono:
a) lancio di una moneta: {c,t}, s = 2;
b) lancio di una dado: {
} s = 6;
c) estrazione di una carta napoletana, s = 40;
d) estrazione di un numero al gioco del lotto:{1,2,...,90}, s = 90;
e) si getta a caso una biglia in una scatola, scelta fra le s ;






1.4 Spazio di Bernoulli W2, p
L’esperimento consiste nel lanciare una moneta infinite volte; lo s. c. W2 è l’insieme delle successioni infinite di c (= croce) e t (= testa). Le v.a. fondamentali associate a questo esperimento sono così definite:
L’evento (In =1) indica che all'n-esimo lancio è uscita testa. Analogamente (In =0) indica che all'n-esimo lancio è uscita croce.
1.5 Spazio uniforme W3, a
L’esperimento consiste nello scegliere a caso un punto su un segmento di lunghezza a (tiro al bersaglio).
1.6 Spazio di Poisson W4, a
Lo spazio W4 è l’insieme delle successioni rade su [0,¥[. Dato l’intervallo [0,a], si scelgono a caso n punti, (n =3 in figura),
1.7 Spazio di Wiener-Levy W5, s
Un oggetto si muove a caso (Orazio: Ibam forte Via Sacra) su una retta verticale, partendo dall’origine. Sia X(s,t) la v.a. "posizione dell’oggetto al tempo t" sulla retta, dove s è un parametro che caratterizza l’ambiente in cui è la retta. Su un sistema di assi cartesiani la traiettoria dell’oggetto viene visualizzata da una curva continua di equazione y = f(t) (fig. 1.7.1).

1.8 Eventi
Consideriamo le v.a. fondamentali introdotte nei cinque s.c.:
W1: D = "numero estratto tra {1,2,...,s}"
W2: In = "numero di teste uscite all'n-esimo lancio di una moneta {c, t}"
W3: U = "ascissa del punto estratto in un segmento lungo a"
W4: N(a,t) = " numero di arrivi nell’intervallo di tempo [0,t]"
W5: X(s,t) = " posizione dell’oggetto al tempo t ".
Fissati il numero naturale k ed il numero reale x, possiamo pensare alle seguenti parti di ciascuno s.c.
1) (D = k) = "il numero estratto è k " con
;
2) (In = k) = "all'n-esimo lancio escono k teste" con kÎ{0,1};
3) (U £ x) = "il punto estratto ha ascissa non superiore ad x" con xÎR;
4) (N(a,t) = k) = "avvengono k arrivi nell’intervallo [0,t]" con kÎN = {0,1,2,3,...}
5) (X(s,t) £ x) = "la posizione dell’oggetto al tempo t non supera x", con xÎR fissato.
Tali parti dello s.c. vengono chiamati eventi generatori.
Definizione. Un evento di uno s.c. è una sua parte ottenuta dagli eventi generatori con le operazioni booleane di unione, complemento e intersezione.
Se A e B sono eventi, l’unione di A e B è A ÈB, il complemento di A è Ac e l’intersezione di A e B è AÇB. Elenchiamo qui di seguito alcune formule della teoria degli insiemi utili per la p.
1) (Ac)c = A, Wc = Æ, Æc = W
2) A È B = B È A, A Ç B = B Ç A
3) A Ç (B È C) = (A Ç B) È (A Ç C)
A È (B Ç C) = (B È A) Ç (A È C)
4) A Ç (A1 È A2 ...) = (A Ç A1) È (A Ç A2) È...
5) (A È B)c = Ac Ç Bc, (A Ç Bc) = Ac È Bc leggi di De Morgan
Gli eventi A e B sono detti incompatibili se A Ç B = Æ.
Se X e Y sono due v.a. l’intersezione (X = i ) Ç (Y = k ) di due eventi (X = i) e (Y = k) viene scritta nella forma più semplice (X = i, Y = k). Analogamente la scrittura (X £ x, Y £ y) indicherà l’intersezione degli eventi (X £ x ) ed ( Y £ y). Nel seguito quando parleremo di eventi o di v.a. ci riferiremo ai cinque spazi fondamentali di cui abbiamo parlato fino ad ora.
In generale, una famiglia º di parti di uno s.c. W è detta s-algebra di eventi se
AÎ º Þ Ac Î º
An Î º, n=1,2,… Þ Èn³1 An Î º.
1.9 Misure di probabilità speciali
A questo punto abbiamo presentato i cinque s.c. fondamentali; assegniamo ora, ad ognuno di essi, per definizione, una probabilità P. Essa chiarisce il significato del termine a caso. La probabilità (= p.) P(A) misura la possibilità del verificarsi di un dato evento A. E' sempre P(W) = 1.
1.9.1 W1, s (spazio di Maxwell-Boltzmann, n biglie in s scatole)
Se w ÎW1, si definisce la p. dell'evento {w} (scritto più semplicemente w) ponendo P(w) = s-n essendo sn il numero di disposizioni, cioè il numero di modi di mettere n biglie in s scatole o il numero di parole lunghe n costituite da un alfabeto di s lettere. Se n = 1 risulta P(w) = 1/s (= misura di equiprobabilità o p. di Salomone o p. simmetrica).
1.9.2 W2, p (spazio di Bernoulli)
Fissato il numero reale p tale che 0<p<1, definiamo la p. che all'n-esimo lancio esca testa come P(In = 1) = p e quella che all'n-esimo lancio esca croce come P(In = 0) = q =0 =1 - p per ogni valore di n; p è il trucco o parametro della moneta. Inoltre per le v.a. In vale il seguente assioma di Bernoulli (o assioma di indipendenza): la p. dell’intersezione di eventi del tipo (In=1), (In=0), per ogni numero fissato finito di lanci, è il prodotto delle singole p. Ad esempio,
1.9.3 W3, a (spazio uniforme)
Consideriamo l'evento (U £ x) = "il punto scelto ha ascissa non superiore ad x". Allora si pone per definizione

| P( U1 £ x1,U2 £ x2, ..., Un £ xn) = (x1x2 ... xn)/an
|

1.9.4 W4, a (spazio di Poisson)
Se con la scrittura(N (a, t) = k ) indichiamo l’evento "nell’intervallo [0,t] cadono k arrivi", per definizione si pone la sua p.

1.10 Assiomi di Kolmogorov

| P(A1 È A2 È ... È An È ...) = P(A1) + P(A2) + ... + P(An) + ...
|
| a) P ( B Ç Ac ) = P (B) - P ( A Ç B)
b) P (Ac ) = 1 - P (A) , P (Æ) = 0 c) Se A Í B allora P (A ) £ P ( B ) d) 0 £ P (A) £ 1 per ogni evento A e) P (A È B) = P( A ) + P( B ) - P( A Ç B) | ![]() |
Esempio 1.10.1
Consideriamo lo s.c. W1 del f. c. "scelgo a caso una scatola da un insieme di s scatole". Sia A l’evento costituito da r delle s scatole.
Questo risultato esprime la definizione classica di p. (Laplace 1812). Se un evento ha r casi ugualmente favorevoli di verificarsi, su un totale di s possibili, allora la p. di verificarsi dell’evento è r/s (= rapporto tra il numero di casi favorevoli e il numero di casi possibili).
Esempio 1.10.2 Vengono gettate a caso n biglie in n scatole; la probabilità che nessuna biglia cada in una scatola prefissata è (n-1)n/nn. Si vede facilmente che essa tende ad e-1 ~
.367 quando n ®
¥
. Abbiamo così un significato probabilistico del numero e. Se poi si fissano x scatole, allora (1-x/n)n è la p. che nessuna di queste venga occupata. Per n ® ¥ questa p. tende ad e-x.
Esempio 1.10.3
Nel lancio ripetuto di una moneta consideriamo l’evento A = "escono due teste consecutive prima di due croci". Se poniamo:
A1 = " escono subito due teste" 11... (p. = p2)
A2 = " esce croce e poi due teste " 011... (p. = qp2)
A3 = "esce testa, poi croce e poi due teste" 1011 (p. =qp3 )
Risulta A = A1 È A2 È A3 e quindi
P (A) = P (A1 È A2 È A3 ) = P (A1) + P(A2) + P(A3)
= p2 + qp2 + qp3 = 2p2 - p4
Esempio 1.10.4
Nel processo di Bernoulli si vuole calcolare la p. dell’evento A= " escono due teste consecutive prima di due croci consecutive". Questo evento si può esprimere come unione disgiunta nella forma
A = (T1 Ç T2 ) È (C1 Ç T2 Ç T3) È (T1 Ç C2 Ç T3 Ç T4) È ...
dove Tn = (In = 1) e Cn = (In = 0).
Per l’assioma dell’additività completa si può calcolare

| 1 + r + r2 + r3 + ... = 1/(1 - r) | |r| < 1 |
Mauro Cerasoli ©
12/10/2001