Venerdì 23 Agosto 2002

La Lombardia deve importare quasi il 40% del proprio fabbisogno. Saglia: un tavolo di discussione
Energia, al centro del dibattito d’autunno



Alessandro Cheula

BRESCIA

Nella sola Lombardia le domande giacenti per nuove centrali elettriche ammontano a 16mila Mw. Liberalizzazione, produzione locale, decentramento territoriale, coinvolgimento popolare e informazione puntuale. Così potrebbe essere riassunta, in estrema sintesi, la filosofia del Programma energetico della Lombardia, una regione dove il deficit di energia è pari al 38% del fabbisogno. Che servano nuovi impianti è fuori dubbio, ma come e dove farli? Il Piano lombardo conferma - come osserva Stefano Saglia, parlamentare bresciano responsabile Industria ed Energia di An - la necessità di nuovi impianti localizzati secondo un'attenta programmazione territoriale di tutela ambientale. Brescia, la provincia più energivora d'Italia, all'interno di tale programmazione dovrebbe ospitare una centrale da 800 Mgw, essendo il deficit energetico locale stimato in circa 1200 Mgw all'anno. Ovvio che, per quanto riguarda Brescia, il Piano regionale dovrà incardinarsi a quello provinciale, come precisa l'assessore all'energia in Broletto Enrico Mattinzoli, al fine di scongiurare un'eccessiva concentrazione di centrali in un solo territorio. «L'auspicio - dice ancora Saglia - è che Regione e Provincia facciano sedere attorno a un tavolo le aziende proponenti per giungere a sintesi progettuali e societarie: la realizzazione di nuovi impianti deve orientarsi al coinvolgimento delle comunità locali, senza trascurare ovviamente politiche mirate al risparmio energetico e all'utilizzo di fonti rinnovabili». Il coinvolgimento della comunità locali, con preventiva informazione in materia, è tanto più opportuno quanto più si pensi alla bocciatura della cittadinanza di Offlaga nel referendum sulla centrale da 800 Mgw di Asm, ipotesi respinta quasi all'80% dei voti espressi. «C'è stata sicuramente una insufficiente informazione in materia - prosegue Saglia - il che ha lasciato campo libero alla disinformazione e all'approssimazione, dando adito a tutti gli eccessi e persino ai più sconcertanti pregiudizi su presunti effetti ambientali delle centrali: una seria campagna di sensibilizzazione è il primo strumento per coivolgere le comunità locali, ed è quanto bisogna fare anche a Brescia». Le attuali centrali consentono ampi margini di sicurezza e forniscono congrue garanzie di protezione ecologica. Si tratta infatti di impianti termoelettrici alimentati a gas metano concepiti con tecnologie molto avanzate: si veda ad esempio il raffreddamento ad aria del progetto della società Sole per la centrale da 400 Mgw di Mairano, tecnologia che la stessa Ansaldo avrebbe proposto anche per la centrale di Offlaga di Asm-International Power. La terza ipotesi, per la cronanaca, è la centrale termoelettrica di Calvisano su progetto presentato dalla Seb, società presieduta da Aldo Artioli e al cui capitale partecipano i maggiori imprenditori sider-metallurgici bresciani. Ed è appunto da questi ultimi che provengono le sollecitazioni più pressanti. «Il Piano energetico regionale - dice Giuseppa Pasini, presidente di Federacciai - parte da un dato incontestabile: i prezzi al consumo italiani per gli utenti industriali sono di un buon 30% più alti rispetto alla media europea». Una situazione che a lungo andare diventa insostenibile per le nostre produzioni. «Sarà proprio questo - risponde Saglia - uno degli argomenti che affronterò il prossimo 30 agosto nel corso di un dibattito nell'ambito della Fiera di Orzinuovi cui parteciparà anche Renzo Capra, presidente di Asm».



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