Venerdì 10 Maggio 2002

 

Sui nuovi impianti elettrici, nostra intervista all’assessore regionale all’Ambiente Nicoli Cristiani
«Una sola centrale nella Bassa»
Una seconda potrebbe sorgere in un altro territorio del Bresciano


Dopo la liberalizzazione del mercato, passati dal decreto Bersani, in cui il parere del Comune interessato era obbligatorio e vincolante, al recente decreto Marzano in cui il parere del Comune è obbligatorio ma non vincolante, il Governo centrale e la Regione sono diventati gli organismi decisivi, nella Conferenza dei Servizi, per decidere sugli impianti di energia elettrica. Dunque, il destino delle centrali, la loro localizzazione e la loro grandezza, avranno un interlocutore fondamentale nella Regione Lombardia e quindi nell’assessore regionale che ha la delega dal presidente Formigoni per l’Ambiente. L’assessore regionale all’Ambiente è il bresciano Franco Nicoli Cristiani. Lo intervistiamo sulla questione delle centrali elettriche nel Bresciano, sul sì e sul no, sul perchè sì e sul perchè no, su quali, quante e dove, sul fabbisogno energetico dei bresciani, sui costi, sulla questione dell’impatto ambientale, sul tema dell’impatto per la salute. Le sue risposte sono nette. Assessore Nicoli Cristiani, come mai piovono domande per centrali elettriche nella pianura bresciana, tutte in un dato momento e tutte in una determinata area? «La grande questione dell’energia avanza per un bisogno della comunità non solo produttiva e per la sfida del mercato. Avanza per le preoccupazioni di black out che altre realtà, ancora più complesse della nostra, hanno già registrato. C’è un problema di risorsa e di mercato. È questo il motivo per cui, dopo la liberalizzazione dell’energia elettrica, aumenta la corsa alla competizione. Perchè nella pianura bresciana? Nessuno si è alzato un giorno con la fissa della Bassa bresciana. La risposta è semplice: le centrali elettriche sono state localizzate lì, non per caso, ma perchè lì c’è una linea di alta tensione scarica. È la linea che viene da Caorso e può sopportare 1200 megawatt. Ecco perchè è nata la domanda, per esempio, a Offlaga e Mairano e in altre realtà». Assessore Nicoli Cristiani, a quanto ammonta il fabbisogno bresciano di energia elettrica, quanta produzione di energia si calcola sufficiente per stare sul mercato in modo accettabilmente competitivo? «La mia convinzione è che basterebbero una o al massimo due centrali per soddisfare il fabbisogno bresciano di energia elettrica. D’altra parte non possiamo dipendere dall’importazione o dal trasporto, la nostra dipendenza da terzi danneggerebbe molto pesantemente la tenuta sul mercato, la libertà di creare e competere, di stare nelle nostre comunità a inventare e crescere. È vero che siamo nella globalizzazione, ma l’energia elettrica non la puoi trasportare in scatola. Si trasporta solo attraverso linee di alta tensione. E le linee di alta tensione a cielo aperto, oggi sono di difficilissima realizzazione. Per esempio, il passaggio di San Piovano, che dovrebbe portarci alla Svizzera, è bloccato da alcuni Comuni da quasi 7 anni. Il nostro fabbisogno bresciano ammonta tra i 1700 e i 2000 megawatt». Assessore Nicoli Cristiani, i Comuni, in special modo i Comitati civici sorti nei paesi individuati per le centrali elettriche, emettono bollettini pesanti sul tema ambientale e sanitario. Quali sono le valutazioni della Regione Lombardia sull’impatto ambientale e sanitario? «Registro un populismo imperante, qualche volta disinformazione, spesso demagogia sui danni che tali centrali provocherebbero alla salute e all’ambiente. Lo dico chiaro: riguardo al tema dei pericoli e delle emissioni delle centrali a turbogas, non esiste nessun elemento di pericolo per le emissioni. È un mentitore chi sostiene il contrario. E non esistono pericoli per le coltivazioni tipiche o in genere. Prendiamo l’esempio di Ostiglia e di Sermide, due megacentrali con combustione a nafta pesante e quindi infinitamente più impattanti rispetto alle centrali turbogas ipotizzate nel Bresciano. E siamo in una zona di produzione di grana parmigiano reggiano, del latte e del formaggio migliori al mondo. Nelle numerose assemblee in cui sono andato, ho sentito anche qualcuno dichiarare che le mucche non faranno più latte. Questa è, almeno, una superstizione. Ripeto: non esiste nessun pericolo per la salute del cittadino». Quali sono, assessore Nicoli Cristiani, i criteri della Regione Lombardia riguardo all’insediamento di tali centrali? «Io ho alcuni criteri: privilegio le linee interrate per il trasporto di corrente dalla centrale alle linee. Quindi zero impatto. Ho qualche remora nei raffreddamenti ad acqua. Il raffreddamento ad aria è meno problematico. Anche per quanto concerne il prelievo dell’acqua va fatto uno studio idrogeologico e vanno date tutte le garanzie perchè non si creino problemi alle falde e ai pozzi». Assessore Nicoli Cristiani, in Regione avete assunto una decisione, avete una linea precisa riguardo al numero delle centrali e alla zona di ubicazione? «Va valutata attentamente la possibilità di concentrare in un solo sito, al massimo due, la costruzione delle centrali elettriche, compatibilmente con le linee di carico. E va verificata l’effettiva presenza delle linee di metano. Si tratta di milioni di metri cubi e quindi serve una linea tale da essere in grado di cedere il metano a questi impianti». Assessore Nicoli Cristiani, ripassiamo ancora una volta il capitolo «pericoli». «Bisogna verificare se in zona vi sia la presenza di industrie a rischio. Per esempio, industrie chimiche di una certa rilevanza. Da evitare l’effetto domino. Sono questioni su cui la Regione Lombardia è attentissima. Certamente, per quanto mi riguarda, io non dirò sì a una centrale dove ci sia già un carico di insediamenti inquinanti o dove vi sia una situazione di inquinamento atmosferico nella zona, dovuto ad altri fattori». Assessore Nicoli Cristiani, quali sarebbero i vantaggi per i bresciani, soddisfacendo il fabbisogno di circa 1700 mega- watt? «In termini di costi ci sarebbe una riduzione elevata rispetto al costo odierno, parlo per i grandi consumatori di energia. Una parte di vantaggi ci sarà anche per gli utenti, come lei e come me. In più, se pensiamo alle aziende in consorzio o che si possono consorziare per l’uso di energia elettrica, ci sarebbe un vantaggio esteso». In soldoni, assessore? «La media, ripeto la media italiana del costo chilowatt è 188 lire. La media europea è 139,5, la media francese è 130. Noi dovremmo collocarci tra le 145 e le 136 lire». Assessore Nicoli Cristiani, dunque, per riassumere, una centrale, al massimo due nel Bresciano? «Sto dialogando con tutti i sindaci delle Basse, sono andato e andrò alle assemblee dove sarò invitato. Io credo che serviranno una o due centrali. Una nella Bassa, lo ripeto e un’altra, magari, a nord di Brescia. Ma potrebbe bastarne una. L’importante è che non ci sia una concentrazione di centrali in una sola zona. Questo non accadrà. Per quanto riguarda l’area della pianura bresciana, anche l’agricoltura potrà avere vantaggi dall’acquisizione a basso costo di calore per le colture e gli allevamenti». Assessore Nicoli Cristiani, i tempi per la decisione sugli impianti quali sono? «Le prime Conferenze dei Servizi per Offlaga, Mairano e Calvisano sono già state fatte. Alla fine dell’estate, ai primi dell’autunno ci sarà la Conferenza dei Servizi decisiva. Intanto i proponenti porteranno modifiche e correttivi. Ci sarà una sola centrale nella Bassa. Sul piano della condivisione, con un po’ di buona volontà, senza pregiudizi, ho fiducia che si arrivi in tanti ad essere d’accordo sulla soluzione finale». Tonino Zana


http://www.giornaledibrescia.it/giornale/2002/05/10/18,PRIMO_PIANO/T1.html


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