Sabato 7 Settembre 2002

 

Sulle centrali termoelettriche nella Bassa
IL CONTRIBUTO DEI LETTORI

Uno degli argomenti preferiti da chi è favorevole alle centrali o comunque non trova ragioni sufficienti per opporsi alla loro realizzazione, è il fatto che Brescia sia una delle province più energivore d’Italia, addirittura d’Europa. E quindi, visto che consuma molta energia, deve prodursela localmente. Niente di più sbagliato. Essere energivori non è una colpa per la cui espiazione occorre subito costruirsi in casa qualche centrale. Brescia consuma molta energia perché ha una industria di trasformazione pesante molto sviluppata, che produce sì ricchezza e benessere, ma che impatta l’ambiente in modo forte. Volendo aggiungere localmente anche la produzione di energia lo si impatta ancora di più. Egoismo? No, semplicemente istinto di sopravvivenza e consapevolezza. Noi bresciani possiamo già sentirci più che soddisfatti nei confronti del resto del mondo, perché le case realizzate col nostro tondino in tutti gli angoli della terra, il metallo utilizzato per auto, attrezzature di ogni genere, beni durevoli e non, prodotto a Brescia con impianti «energivori», ci è già costato abbastanza in termini di inquinamento ambientale. L’inquinamento ambientale è una brutta cosa. Fino a un certo livello è tollerabile, oltre a una certa soglia diventa pericoloso e comincia a far grossi danni. Brescia si sta avvicinando a queste soglie. Lo scorso inverno le abbiamo anche superate, fermando il traffico in diverse occasioni sia in città che nella cintura circostante, e con la storia del Pcb della Caffaro, tutt’ora aperta e dalla difficile soluzione. A Brescia e in particolare a Mairano si muore per tumori più che nel resto d’Italia, circa il 50% in più per i maschi e il 30% in più per le donne (dati forniti dalla stessa So.Le., la ditta che ha proposto la centrale di Mairano, nello Studio di Impatto Ambientale depositato al Ministero dell’Ambiente a Roma). Certo, è difficile dimostrare una relazione diretta tra qualche centrale in più e l’insorgenza di altri tumori, ma quello che è certo è che la centrale in più, realizzata in una zona dove lo sviluppo industriale è stato e sarà ancora notevole, ci avvicinerà ancora più velocemente ai limiti di pericolosità. Le centrali potrebbero essere realizzate in un territorio meno critico lontano da Mairano e dalla nostra Bassa, e magari riconvertire quelle già esistenti alla luce delle tecnologie più recenti. Tra l’altro c’è un ricco elenco di domande per realizzare centrali in zone esterne alla provincia di Brescia, e sicuramente si possono trovare siti con minore concentrazione di abitanti e impianti industriali, con condizioni meno stagnanti dell’aria, con minore formazione di nebbia e in cui il deleterio fenomeno dell’inversione termica sia meno probabile che nella nostra Bassa. Circa il raffreddamento ad aria dell’impianto, «caldamente» supportato dal nostro assessore regionale all’Ambiente Nicoli Cristiani, molto preoccupato di spingere per la realizzazione della centrale di Mairano, ci si rende conto di cosa vuol dire riversare nella zona circostante, giorno e notte, 365 giorni l’anno, l’energia sotto forma di aria riscaldata corrispondente allo scarico termico di 300 MegaWatt, che l’impianto ha bisogno di dissipare in continuazione? Centrali di questa dimensione, anche se realizzate con le più moderne tecnologie di cogenerazione turbogas, provocano sull’ambiente circostante effetti sull’aria, sul suolo, sul rumore, paragonabili a insediamenti di decine di migliaia di abitanti, o al traffico di centinaia di migliaia di veicoli. Un altro spettro, che viene spesso agitato dai fautori delle centrali, è la possibile mancanza di energia elettrica legata alla insufficiente capacità produttiva del nostro Paese, o al fatto che chi ci vende energia dall’estero decida di spegnere gli interruttori. Ma quale assoluta garanzia di continuità di fornitura può venire da paesi come la Russia, la Tunisia, la Libia, che ci forniranno la quasi totalità del gas nei prossimi anni? L’instabilità politica di questi Paesi, che potrebbe portare alla interruzione della erogazione del gas e quindi alla fermata delle «nostre» centrali elettriche locali, è purtroppo una realtà ben più minacciosa rispetto a improbabili ripensamenti di nazioni come la Francia, che disponendo di eccedenze di energia elettrica a basso costo ci vende già oggi una parte del nostro fabbisogno elettrico a prezzi estremamente convenienti. E ora alcuni pensieri rivolti agli amministratori e ai politici. Possiamo pensare, nei prossimi dibattiti e tavole rotonde, a spostare il tiro ancora più in alto e a riflettere su quale sarà il futuro della Bassa? Ci immaginiamo la Bassa diventi come la periferia di Milano, accozzaglia indistinta di capannoni, abitazioni civili, ipermercati e rogge puzzolenti come nel tratto tra Fenili Belasi e Castelmella, o sogniamo un polmone di verde, tra una coltivazione di vini Doc e un allevamento in grado di assicurare latte e formaggi genuini a tutta la gente qui intorno? Perché non pensare alla campagna bresciana, una delle terre più fertili d’Europa, come a una zona pregiata, in cui sia possibile risiedere in un ambiente poco inquinato, per bilanciare la situazione stressante di chi vive nella città e nelle zone fortemente industrializzate a nord di Brescia? Interrogativi forti, certo. Domande complesse di difficile risposta, ma importanti per chi si preoccupa del futuro dei propri figli, e quindi ha orizzonti temporali di decine di anni, a differenza di chi invece deve giustificare gli investimenti e guarda davanti a sé per poco tempo, con la motivazione principale di riportare velocemente a casa i soldi impiegati. In conclusione la posizione dei Comitati e della maggior parte dei cittadini della Bassa, manifestata in più occasioni, è questa: basta con le iniziative isolate di amministratori «illuminati», che convinti di portare ricchezza economica nel proprio comune distruggono l’equilibrio delle nostre terre e ipotecano la salute nostra e dei nostri figli. Mairano e la Bassa bresciana non hanno bisogno di centrali sul proprio territorio, ma invece servono iniziative approfondite che vedano impegnati amministratori, politici e cittadini, per dare risposte agli interrogativi legittimi della gente circa il futuro delle nostre famiglie e del nostro territorio.

IMMA LASCIALFARI

Mairano

http://www.giornaledibrescia.it/giornale/2002/09/07/49,LETTERE/T3.html



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