Sabato 3 agosto 2002

 

Il Consiglio approva un documento che chiede di razionalizzare l’esistente. Il centrosinistra voleva una posizione più decisa
La Provincia dice no a nuove centrali
L’assessore Mattinzoli: «Ma la protesta sul territorio non dev’essere cavalcata»



di Eugenio Barboglio


Molte questioni di forma e la sostanza concentrata in un documento finale passato grazie all’appoggio compatto della maggioranza. Il Consiglio provinciale di ieri si è caratterizzato per una prolungata schermaglia sulle modalità con le quali si è proceduto alla sua convocazione, per alla fine produrre un documento che sintetizza la nuova posizione della Provincia sulla questione della realizzazione degli impianti energetici nel Bresciano.
Il punto principale del documento precisa che la Provincia chiede alla Regione di congelare le procedure di Valutazione d’impatto ambientale (Via) e facilitare la razionalizzazione delle centrali esistenti, piuttosto che realizzarne altre. Aggiunge anche che provvederà a fornire elementi di valutazione tecnico-scientifici agli uffici milanesi chiamati a pronunciarsi sulle autorizzazioni alla costruzione degli impianti.
Dopo ore di discussione, non sempre fedele all’ordine del giorno, il Consiglio non ha raggiunto una convergenza su un testo comune, ma ha messo in votazione due testi, uno di maggioranza e uno di opposizione. Un epilogo per nulla diverso aveva chiuso il precedente Consiglio: anche in quel caso erano entrate in corsa due mozioni contrapposte ed era ovviamente passata quella del centrodestra, che ha la maggioranza.
La mozione vincente assume le valutazioni espresse dall’assessore Mattinzoli, il quale in sintesi aveva spiegato che «la protesta nata sul territorio non va cavalcata, ma vanno invece fornite risposte serie e tecniche perchè i no immotivati non fermeranno certo le decisioni ministeriali». Il documento del centrodestra promuove anche l’assegnazione a professionisti del compito di studiare questi aspetti tecnici.
In concreto, è questo il risultato (o il non risultato) portato a casa dai comitati per il No alle centrali, accorsi nuovamente in Broletto «armati» dei consueti striscioni e magliette. Un brodino rispetto alle aspettative e rispetto anche alle vittorie spuntate sul territorio nei referendum e all’appoggio riscosso nelle amministrazioni locali. Più decisa nello sposare il dissenso verso gli impianti era la mozione del centrosinistra. Voleva che il Governo bloccasse le procedure autorizzative delle centrali, in attesa che fossero predisposti i piani energetici regionale e provinciale e approvata la Legge Marzano.
Un documento in quattro punti, quello dell’opposizione, che il consigliere Guido Galperti ha proposto alla maggioranza sollecitata poco prima da Aldo Rebecchi. Il consigliare Ds l’aveva invitata a uscire dall’ambiguità e dire chiaramente se voglia o no le centrali. Posizione sintetizzata dal popolare Filisetti: «Assessore, qual è la posizione della Giunta? Noi siamo contro».
Una mossa alla quale la maggioranza ha replicato contropresentando un suo testo ed evitando così di dire apertamente no alle proposte di Galperti. La via intermedia, il compromesso di un testo comune, è stata discussa dai capigruppo, usciti però dalla riunione senza un’accordo in mano. Di qui la votazione in aula, con l’esito già detto.
Il Consiglio si è anche accanito sulle formalità procedurali. A cominciare dalla polemica innescata dal capogruppo ds Carlo Fogliata in apertura dei lavori. Fogliata ha sferrato un attacco frontale alla presidente Paola Vilardi. Contro di lei sono state lanciate accuse per certi versi non dissimili da quelle che in Parlamento hanno investito il presidente del Senato, Marcello Pera. Vilardi, dice Fogliata, «subisce le pressioni della maggioranza» ed è per questo «che non ha convocato il Consiglio quando il 5 per cento dei consiglieri di opposizione glielo ha formalmente domandato».
Secondo Fogliata, anche il prefetto ha delle colpe nel non essere intervenuto d’imperio per garantire la convocazione. Un attacco personale portato con toni duri. Vilardi ha difeso l’autonomia del proprio operato, aggiungendo che il regolamento le consente di negare il Consiglio anche per ragioni di merito. «E comunque - ha detto - l’ho solo negato nei tempi, assicurandone, come in effetti è avvenuto, lo svolgimento posticipato. Una scelta motivata dal fatto che non ritenevo fossero sorti elementi nuovi da rendere urgente una nuova discussione sulle centrali a soli pochi giorni dallo scorso consiglio centrato sullo stesso argomento».
Su toni più smorzati, Rebecchi ha riassunto la posizione del centrosinistra che considerava urgente tornare a discutere di Centrali, visto che era intervenuta la presa di posizione dei 35 sindaci della provincia di Brescia contro la costruzione degli impianti.
In mattinata il consigliere Gianfranco De Gasperi aveva comunicato la sua decisione di aderire al gruppo misto, lasciando l’Unione cacciatori lombardi. De Gasperi ritiene «che l’Ucl si sia appiattita su un solo partito (An, ndr.) venendo meno alle prerogative di equidistanza e autonomia». Ma l’adesione al gruppo misto non pregiudica - ha detto - l’appoggio alla Giunta. Per tutta risposta l’Ucl ha comunicato di avere avviato la procedura di espulsione di De Gasperi dal movimento.




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