Sabato 3 agosto 2002

 

Serrato dibattito in Consiglio provinciale sulle richieste per costruire quattro impianti termoelettrici nella Bassa. Approvata una mozione della maggioranza di centrodestra
«Centrali, la Regione sospenda l’esame dei progetti»
Fino alla redazione del Piano energetico. Critica l’opposizione: «Bisognava chiedere la stessa cosa al Ministero»


Enrico Mirani

BRESCIA


Le centrali termoelettriche hanno di nuovo scaldato il Consiglio provinciale. Dopo l’animata discussione del 20 maggio che aveva visto maggioranza e opposizione ai ferri corti, ieri la divisione si è riproposta. Fra il pubblico, come allora, i rappresentanti dei vari comitati della Bassa che contestano gli impianti progettati per Mairano, Offlaga, Calvisano e Borgo S. Giacomo-Villachiara. Silenziosi e composti hanno seguito le sei ore di dibattito, con il voto finale su due distinte mozioni presentate da centrodestra e centrosinistra. È passata la prima: 24 sì e 8 no. Una premessa. Sulla questione centrali, rispetto alla riunione del 20 maggio, c’erano due novità. Innanzitutto il documento firmato il 29 maggio da 35 sindaci della Bassa i quali, ribadendo «la contrarietà alla costruzione di centrali nella pianura bresciana in assenza di un piano energetico», chiedono al Ministero delle attività produttive di sospendere l’iter procedurale sulle centrali, sollecitando Regione e Provincia a sostenere questa posizione. L’altra novità è di metà luglio, con la scelta della Regione di chiedere al Ministero di sospendere i nulla osta sull’apertura di nuovi impianti prima dell’approvazione del Piano energetico regionale. Nella mozione presentata ieri a nome della maggioranza dal forzista Roberto Toffoli, si legge che «il Consiglio provinciale condivide la preoccupazione espressa dal documento dei sindaci, che evidenzia, stante le domande presentate, l’eccessiva concentrazione di impianti energetici in un’unica zona del territorio bresciano». Inoltre, «invita la Giunta regionale a sospendere fino all’approvazione del Programma energetico regionale tutte le procedure di valutazione di impatto ambientale in itinere e a facilitare la razionalizzazione di centrali in luogo della costruzione di nuove». Infine la mozione impegna la Giunta provinciale «a fornire elementi di valutazione agli uffici che esprimeranno i pareri di legge sulle richieste di autorizzazione anche con il supporto di adeguati studi tecnico-scientifici che tengano conto, oltre che del fabbisogno energetico, dell’impatto ambientale e delle ricadute socioeconomiche sul territorio». Un testo, nella sostanza, condivisibile da tutto il Consiglio. Ma nella mozione che Guido Galperti (Margherita) a nome dell’opposizione (Ulivo più Alleanza lombarda) aveva presentato in precedenza c’era un impegno in più per la Giunta provinciale, non accolto dalla maggioranza nei tentativi di arrivare a un documento unico. Vale a dire la richiesta «al Governo centrale di sospendere le procedure autorizzative» fino a quando non saranno approvati i piani energetici regionale e provinciale. Le due parti politiche, dunque, hanno votato ognuna il proprio documento: scontato l’esito numerico. Il dibattito è stato serrato, ma non teso, se si eccettua il pesante attacco iniziale del capogruppo dei Ds, Carlo Fogliata, alla presidente del Consiglio, Paola Vilardi. Facciamo un passo indietro. Il 19 giugno scorso i dieci consiglieri dell’opposizione hanno presentato alla Vilardi la richiesta di convocare urgentemente il Consiglio (entro 20 giorni dice il regolamento) per discutere il documento dei 35 sindaci. La Vilardi, l’8 luglio, ha risposto in modo negativo, entrando nel merito della richiesta («È un mio diritto»). Secondo la presidente non risultavano fatti nuovi, rispetto al 20 maggio, tali da convocare subito un altro Consiglio sulle centrali: «Non voglio - si diceva nella lettera - che l’assemblea provinciale possa diventare strumento di propaganda per la maggioranza o le opposizioni». Come prevede il regolamento in questi casi, la Vilardi aveva inviato la richiesta dei dieci consiglieri anche al prefetto Annamaria Cancellieri. Il 10 luglio la replica dei capigruppo Ds, Democratici, Ppi, Lega per l’Autonomia-Alleanza Lombarda: «È un’aggressione ai diritti politici delle opposizioni». Ieri, infine, il Consiglio, con la discussione delle centrali al primo punto (ma non l’unico). In aula, Carlo Fogliata, con toni che hanno provocato la compatta e sdegnata reazione della maggioranza, ha accusato la Vilardi di aver violato le leggi; ha attaccato il prefetto, il quale, ha sostenuto Fogliata, secondo le norme avrebbe dovuto provvedere direttamente alla convocazione. «Solo cattiverie personali e attacchi strumentali», ha detto ieri Paola Vilardi. Aldo Rebecchi (Ds): «La presidente non può fare valutazioni sul merito. Se un quinto dei consiglieri chiede una riunione urgente, deve convocarla e basta». Due interpretazioni diverse: un nodo giuridico che una parte terza dovrà sciogliere. Il dibattito sulle centrali è stato vivace. L’assessore alle attività produttive, Enrico Mattinzoli, ha fatto il punto sulla situazione (vedi articolo sotto); Giovanmaria Flocchini (Lega Nord), Roberto Toffoli (FI), Leonardo Peli (AN), Guido Rossini (FI), Giuliana Pezzi Zacco (UDC) hanno sostenuto che «la posizione della Giunta è seria, responsabile, non demagogica come quella del centro sinistra». Mario Braga, Galperti, Vincenzo Filisetti (Margherita), Paolo Pedersoli (Alleanza Lombarda), Rebecchi a ribattere. «Non chiedere al Governo di sospendere l’iter è un atto politico sbagliato: non potremo più fermare le centrali di Calvisano e Mairano». A margine del dibattito, c’è da registrare che il consigliere Gianfranco De Gasperi ha lasciato l’Unione Cacciatori Lombardi per entrare nel gruppo misto, aderendo ad una nuova formazione chiamata Caccia, pesca, agricoltura e tradizioni: «Essa incarna i programmi dell’Ucl estendendoli ad una più ampia difesa dei valori della ruralità». Il direttivo provinciale dell’Ucl e il presidente della sezione di Gardone Vt hanno fatto sapere di esprimere fiducia nell’operato dell’assessore Ermes Buffoli, «punto di riferimento forte per tutto il movimento».

Ecco gli impianti richiesti
L’ULTIMA RIGUARDA PISOGNE: PROGETTO PRESENTATO GIOVEDI’


Da gennaio è l’assessore alle Attività produttive, Enrico Mattinzoli, ad occuparsi di energia. «Nostro compito - ha detto ieri in Consiglio - è anche quello di far nascere una cultura per l’utilizzo delle fonti rinnovabili. Ci stiamo lavorando». Quanto alle centrali, «bisogna coinvolgere i territori, verificare la serietà dei progetti e delle richieste, impedire un eventuale commercio delle autorizzazioni». Ecco lo stato delle cose, tenendo conto che alla Provincia spettano le autorizzazioni fino a 300 megawatt, quelle superiori al Ministero per le Attività produttive (la Provincia dà un parere). Losine: La Comunità montana ha espresso parere negativo su un impianto di cogenerazione di 25 mw con biomasse vegetali, considerando inattendibile la disponibilità di risorse forestali. È stato chiesto di rivedere il progetto. Sellero: è in itinere il progetto (7 mw) per un impianto di biomasse. C’è il sì della Comunità montana. Edolo: no all’elettrodotto di S. Fiorano. Berzo: no all’impianto idroelettrico Tassara. Per quanto riguarda i quattro impianti della Bassa, i Comuni sono contrari. Nel caso di Calvisano e Mairano (400 mw ciascuna) le società hanno già presentato le integrazioni richieste durante la Conferenza dei servizi. Offlaga: da 1560 mw l’impianto è stato ridotto a 800, quindi la documentazione deve essere ripresentata al Ministero. Pisogne-Costa Volpino: il 1° agosto è stato presentato un progetto per una centrale di 400 mw.



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