Domenica 1 Settembre

 

Energia e ambiente: dibattito ad Orzinuovi sulle scelte ecocompatibili
Una centrale nel futuro di Brescia?


Alessandro Cheula

ORZINUOVI

Da Johannesburg a Orzinuovi sul rapporto cruciale tra sviluppo e ambiente. Ma se può esserci ambiente senza sviluppo, non c’è sviluppo senza energia. Ed energia significa nuove centrali. Da fare in fretta, non solo perché manca energia ma pure per creare la concorrenza necessaria a calmierare il prezzo del kwh, altrimenti è inutile aver privatizzato l’Enel e liberalizzato il mercato. Di questo s’è parlato l’altra sera a Orzinuovi, nell’ambito di un vivace e partecipato dibattito su "Energia, ambiente e territorio" organizzato nell’ambito della annuale Fiera orceana. Ma questa centrale bresciana s’ha o non s’ha da fare? Dopo la sonora bocciatura del referendum di Offlaga sulla centrale termoelettrica dell’Asm, tutti o quasi paiono defilarsi facendo marcia indietro. Per Renzo Capra, presidente Asm, nessuno avrebbe mai parlato di fare centrali, ma se proprio insistiamo a farle dovremmo scegliere tra la più ecologica e quella che costa meno; secondo Aldo Rebecchi, consigliere provinciale nostalgico dell’Enel, bisogna azzerare tutto e possibilmente tornare al monopolio pubblico; per Margherita Peroni, presidente della Commissione territorio della Regione Lombardia, è tutta questione di democrazia, ma sulle centrali manco una parola; per Vigilio Bettinsoli, Commissario del Parco dell’Oglio, è la politica che deve decidere, ma cosa decidere in fatto di energia nemmeno lui lo dice; per Mario Braga, consigliere provinciale, di energia in Italia ce n’è fin troppa e non servono nuove centrali; Franco Ferrari, presidente provinciale Codiretti, afferma dal canto suo che le centrali termoelettriche sono più inquinanti di quelle nucleari. Solo l’onorevole Stefano Saglia, parlamentare di An e responsabile Energia del suo partito, ha il coraggio di ammettere, sia pure timidamente, che «almeno una centrale a Brescia è necessaria, tenendo conto però della compatibilità col territorio». Già, ma dove farla? A Offlaga, a Calvisano, a Mairano? Nessuna risposta dalla politica nè dalle istituzioni, a parte quella, comprensibilmente contraria, dei Comitati ambientalisti locali che rivendicano, contrapponendole artificiosamente, le ragioni della terra contro quelle dell’industria. L’altra sera al centro Aldo Moro di Orzinuovi pochi hanno dato risposte. Le domande poste da Capra in apertura sono state eluse, per non dire evase: perchè fare centrali, come farle, dove farle? Mancava sul palco, a parte il rappresentante dell’Api, un relatore che spiegasse le reali ragioni dell’industria energivora (in Italia, nonostante i dubbi epressi da Capra, l’energia costa alle aziende mediamente il 30-40% in più che in Francia o Germania) mentre quelle della terra sono state ampiamente esposte dall’avvocato Lina Gorlani che, quasi scusandosi con la platea di trovarsi d’accordo con Rebecchi, ha auspicato a sua volta la rinuncia a nuovi impianti. Ciò in assenza di una reale disamina sul perchè fare centrali a Brescia (almeno una come minimalmente auspicato) e in difetto di una illustrazione sulle tecnologie sicure per l’ambiente (come il raffreddamento ad aria e non ad acqua, ma nessuno l’ha spiegato alla platea).


http://www.giornaledibrescia.it/giornale/2002/09/01/47,ECONOMIA/T5.html

 


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