Il nuovo convento di Santo Stefano

al giorno dell’inaugurazione della nuova Chiesa che avvenne nel 1762, si cominciò a parlare di costruire anche il nuovo Convento; ma non si venne a capo fintanto che, la vecchia costruzione alla "Torricella", cominciò a pericolare. Questo avvenne nel 1789, come difatti leggiamo nei libri della parrocchia, quanto segue:

Questo nostro convento di Santo Stefano di Cave si vede di giorno in giorno minacciar rovina, crescere le crepature dei muri e volte, particolarmente dalla parte della contrada verso la strada che porta al Rappello, di modo che fa d’uopo preservarlo a forza di travi, puntelli per non vederlo ridotto in un mucchio di sassi. Si è fato osservare da persone perite dell’arte, ed hanno affermato che da un momento all’altro può da per se demolirsi con pericolo della vita dei religiosi ed abitanti contigui al medesimo. Per sequela di che, anche ad istanza dei PP. Agostiniani di questo convento, io sottoscritto Priore ho proposto a suon di campanello, ut moris est, se si doveva domandare il permesso al P. rev. Generale, quale ottenuto, principiare a fabbricare, per ora, porzione da fondamenti, tanto più che nell’anno scaduto l’Eccellentissimo Cardinale Vicario Colonna, vescovo di questa diocesi, in atto di sua visita, fece istanza per la collocazione di altri due sacerdoti in questo convento, per servizio della Chiesa e Cura, e gli fu risposto che non si poteva aggravare la famiglia, attesi i debiti contratti per la fabbrica della nuova Chiesa, ed ancora per fare qualche sopravanzo per edificare da fondamenti questo convento, quale minacciava rovina, come Egli medesimo osservò e restò persuaso. Nello scadente giugno del corrente anno ci rinnovò in Palestrina il medesimo discorso, e soggiunse che se avessimo questa buona volontà a questa ora si sarebbe dato principio. Gli fu promesso di farlo quanto prima, ed Egli allora rispose, che n’aveva tutta la premura, a qual fine potessimo far prendere le misure per formare il disegno del Signor Giuseppe Palazzi Architetto dell’Eccellentissima Casa, qual doveva portassi in Cave per alcuni altri interessi, e che questo era uomo onesto, e si sarebbe a di lui riguardo accomodato a nostro piacere; e ciò fu eseguito nel giorno appresso. In ossequio a dunque del suddetto Eccellentissimo Porporato, tanto più che il convento dove ora si abita, ci fu conceduto dall’Eccellentissima Casa Colonna, tutti i PP. vocali, passato il bossolo, in pieno suffragio, diedero il loro voto favorevole, come apparisce dalle soscrizioni di proprio carattere de medesimi.

Firmati:

    Fr. Giuseppe Pardini - Priore

    Fr. Luigi Ag. Dominaci

    Fr. Tommaso Sartioni

 

Per assicurare la spesa per la fabbricazione del nuovo convento, furono presi a cento scudi cinquemila con decreto della Congregazione dei Vescovi Regolari, emanato il 27 luglio 1791. E i frati deliberarono di fornire la calce per dare principio alla costruzione.

Il Principe Colonna che tanto si prestò per favorire la costruzione, così scriveva:

Molti rev. Padri.

Seguitando io l’amorevolezza e la Pietà dei miei Maggiori verso cotesto loro convento, mi sono volentieri piegato perché Elleno, nella nuova fabbrica del medesimo, possa occupare quel sito nella Piazza, che è indicata nella Pianta trasmessami; come ancora il piccolo sito nel vicolo indicato nel Memoriale da loro mandatomi; insinuo per altro, che nel nuovo convento si faccia restare alle mura esteriori qualche segno dei benefici della mia Casa verso del religioso luogo, e si continui a pregare S. D. M. pel bene, e vera felicitazione mia e della mia Casa medesima. E con ciò loro prego dal Signore ogni spirituale contento.

Roma: 27 luglio 1791

Firmato: Filippo Colonna.

 

I frati, per assecondare i giusti desideri del Principe e dare a lui segni d’imperitura gratitudine, decisero di far fare in stucco, sulla facciata del convento nuovo che dà sulla piazza di Santo Stefano (ora Piazza Garibaldi) lo stemma di Casa Colonna a destra e quello degli Agostiniani a sinistra, come si vedono tuttora.

Il 7 maggio 1791 il rev. Generale degli Agostiniani Fra Stefano Agostino Bellisini nominava assistente della fabbrica del nuovo convento, la persona di Fra Agostino Visconti, uomo eretto e molto perito in materia; senza perdere tempo diede mano alla demolizione del convento pericolante.

Sul finire dell’anno 1793 il convento era al termine, ed il Priore scrive al Generale Fra Stefano Agostino Bellesini, per chiedere l’occupazione d’alcune stanze. Così si esprime:

Rev. Generale

Fra Antonio de Curtis, attuale Priore e Curato del Convento di sua figliolanza di Santo Stefano di Cave, Vostro servitore e ubbidientissimo figlio e suddito.

Col più profondo rispetto espone a V. E. Rev.ma che essendosi nel di lui Priorato incominciata e condotta a termine la fabbrica del nuovo Convento, bramerebbe che le fossero per decreto di V. E. Rev.ma assegnate per abitazione, sua naturale vita durante, le due camere poste nel secondo piano del dormitorio, e situate sotto dapprima camera delli mezzanini, e sotto la mostra del pubblico orologio, e delle quali la prima camera sta dirimpetto alla Casa delle Maestre Pie, come pure davanti l’ingresso delle accennate camere resta situato, ed incassato dentro il muro il piccolo orologio del dormitorio di detto secondo piano. Che della grazia.

Il Priore

Firmati: Fra Antonio de Curtis

 

Il 18 dicembre dello stesso anno 1793, il Generale dell’Ordine approva la richiesta del Priore.

È da notare che i Frati Agostiniani per non incontrare fatica e spese per la fornitura dell’acqua necessario alla nuova fabbrica, fu stipulato un contratto in data 26 agosto 1791, col proprietario Cecconi Giovanni Battista di acqua perenne proveniente da una sua cantina. A dimostrazione di quanto dico, trascrivo copia trovata nei Libri della Parrocchia, foglio 93.

A dì 26 agosto 1791

Essendo purtroppo necessaria l’acqua per l’esercizio dell’attuale fabbrica del nuovo nostro Convento, e nel tratto successivo parimente per uso del suddetto Convento, e non tornando conto il giornale dipendio con farla carreggiare, come pure fare una nuova cisterna o pozzo per uso del su riferito Convento; perciò essendoci il sig. Giovanni Battista Cecconi, che tiene l’acqua perenne in un sua cantina, situata alla piazza di sopra confine, con gli eredi di Carlo Mattei e Scalette Contrada detta la strada pubblica della Rifolta, e.. volentieri per scrittura colle solite cautele, la cede al Convento con darci una semplice ricosponzione in quattrini alla somma di scudi venticinque circa, facile essendo di condurla in Convento, e formare con poca spesa una vasca a modo di fontana per servirsene tutto il Convento e religiosi.

Fu proposto da me infrascritto alli PP. del Capitolo, e colle solite formalità, in loco solito, e se si contentavano di fare tale acquisto, e tutti si sono contentati come apparisce dalle rispettive sottoscrizioni.

Firmati: Fra Antonio de Curtis - Priore

              Fra Francesco Maria Cremona

              Fra Luigi Agostino Dominaci

 

La conduttura dell’acqua fu portata a termine, e per ricordare il fatto, i PP. Agostiniani ai 26 agosti 1793, posero sulla parete del piccolo cortile che serve ora di passaggio per andare in sagrestia, nelle camere degli Agostiniani.

Crediamo opportuna trascriverla:

Dio Ottimo Massimo

I Padri Agostiniani di Santo Stefano di Cave, con pubblico istrumento del notaio Agapito Giorni di Genazzano, in data 26 agosto 1791, comprarono quest’acqua purissima dalla sig. donna Nicolina Gramiccia Cecconi; che dalla roccia dove scaturisce, contrada la Rifolta, la portarono in questo nuovo Convento mediante un cunicolo scavato e ricostruito attraversando Piazza Colonna, la cantina dei Padri di San Carlo e la Via pubblica avanti la Chiesa di Santo Stefano ufficiata dagli stessi Padri Agostiniani.

Il Priore i padri posero questa lapide.

Anno del Signore 1793

 

La vasca che i frati avevano costruito a fontana non c’è più. Perché ciò?

Quando nel 1915 la Provincia intraprese la costruzione della strada su cui doveva transitare la Ferrovia delle Vicinali che era in progetto dell’Ing. Antonino Clementi da Cave, fu troncata la conduttura, e ai frati venne a mancare l’acqua. Espletate mille pratiche sempre negativamente, cedettero di togliere la vasca resasi inutile ed ingombrante.

In seguito, quando il Comune ultimo le nuove condutture per l’acqua potabile anche pei privati cittadini, fu dai frati richiesta, ma pagandone il relativo consumo.

Dove è andata a finire quell’acqua acquistata dai Frati?

Durante l’Impero Francese.

Come avvenne pei Conventuali di San Carlo l’Impero Francese nel 1810 soppresse i beni Agostiniani e con ordinanza emanata nel 1811, disponeva in vendita. Una buona parte di questi beni passarono al sig. Mario Gramiccia al prezzo di 92.000 franchi, calcolando i fondi il doppio dell’estimo catastale.

Nella vendita era compresa la fabbrica del Convento; ma questa fu restituita agli Agostiniani per Decreto della S. Congregazione della Riforma, il 18 maggio 1815, unitamente a pochi fondi non alienati.