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Storia dello sciLa pratica dello sci è antichissima. Presso le popolazioni del continente eurasiatico l'invenzione degli sci precedette certamente quella della ruota. La necessità indusse gli uomini della montagna ad escogitare un sistema efficace e pratico per vincere l'ostacolo della neve nel lungo inverno. Le prime testimonianze certe di attrezzi simili agli sci, usati come mezzi di locomozione, si devono a ritrovamenti fossili risalenti a più di 2500 anni A.C. in Siberia, Scandinavia e Lapponia.
Agli
inizi del 1600 Gustav Eriksson Vasa, prigioniero dei danesi durante
l’invasione della Svezia, riuscì a fuggire con gli sci, ritornò in patria
dove organizzò la sommossa che diede il via alla guerra di liberazione svedese.
Vasa divenne poi re di Svezia con il nome di Gustavo I. In memoria della sua
impresa nel 1922 nacque la Vasaloppet, gara di granfondo che si snoda lungo il
tragitto di 90 km da lui compiuto durante la fuga. Venuti
a contatto con la civiltà europea, gli Scandinavi abbandonarono la pratica
dello sci, per riprenderla poi verso la fine del XVIII secolo con i Norvegesi,
che se ne servirono a scopo militare. Lo
sci da fondo però, perfetto per le enormi distese scandinave, non era l'ideale
per le ripide discese alpine. Nella seconda metà del 1800 un falegname
norvegese della regione Telemark,
cominciò a sperimentare vari sistemi di curva e frenata usando un unico bastone
ed attacchi con il tallone libero. Nel Telemark si avanza lo sci esterno
assumendo la tipica posizione inginocchiata. In quegli anni era la tecnica
migliore per l'attrezzatura disponibile. Il tallone libero permetteva una grande
libertà di movimento sia in pianura che in salita, ma in discesa lo sciatore
era piuttosto instabile.
con le stringhe sono stati sostituiti via via con calzature sempre più tecniche, che bloccano la caviglia permettendo un perfetto controllo degli sci. Gli sci si sono accorciati ed alleggeriti, i materiali sempre più sofisticati hanno consentito attrezzi sempre più facili da manovrare. In Italia Pare
che il primo italiano a calzare gli sci sia stato il prelato Francesco Negri,
ravennate, durante un avventuroso viaggio in Lapponia nella seconda metà del XV
secolo, nel quale raggiunse Capo Nord.
Nel
1890 giunse a Torino per lavoro l'ingegnere svizzero Adolf Kind, alpinista e
sciatore, portando con sé un paio di sci di frassino. Le sue evoluzioni sulla
neve entusiasmarono gli amici che ne seguirono ben presto l'esempio e, dopo
averne imparati i rudimenti, sperimentarono le prime vere escursioni in
montagna. Nel 1901 nacque il primo sci club Italiano, lo Ski Club Torino, il cui
atto di nascita fu pubblicato nella rivista del CAI, sostituito pochi anni più
tardi dalla Federazione Italiana dello Sci (FIS), diventata in seguito Federazione
Italiana Sport Invernali,. Nel 1902 l'allora Ministro della Guerra
Generale Giuseppe Ottolenghi, con decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ,
decise di formare alcuni reparti di sciatori da inserire nei reggimenti alpini,
che furono utilizzati nella Prima Guerra Mondiale e che contribuirono non poco
alla diffusione della pratica dello sci di fondo. I
cultori dello sci, specialmente nel secondo dopoguerra, sono divenuti
innumerevoli. La costruzione di numerose seggiovie e sciovie (gli ski-lift) in
suggestive plaghe montane è stato il fattore determinante per la creazione di
un vero e proprio sci di massa. Questo fenomeno, che era una prerogativa dei
Paesi scandinavi, si è diffuso nel resto d'Europa. In Italia gli sciatori
affollano sempre più le comode piste sparse in tutta la Penisola: oltre a
quelle alpine, sono molto apprezzate le piste dell'Abetone (Toscana), del
Terminillo (Lazio), di Roccaraso (Abruzzo) e dell'Etna. Lo sport A
metà dell'Ottocento, Sondre Nordheim rivoluzionò lo sci facendone uno sport.
La FIS (Federazione Internazionale Sci) è nata nel 1924, mentre le prime
Olimpiadi invernali si sono svolte nel 1936 a Garmisch-Partenkirchen in Germania
e nel 1956 a Cortina. Ogni anno, dal 1967, si tiene la Coppa del Mondo di sci,
mentre i Campionati del Mondo vengono svolti ogni quattro anni in alternanza con
le Olimpiadi. In Italia lo sci è gestito dalla FISI (Federazione Italiana Sport
Invernali) che sovrintende le seguenti discipline: biathlon, bob, freestyle,
sci alpino, sci d'erba, sci nordico, slittino, snowboard, sci-alpinismo e
lo sci di velocità o chilometro lanciato. A partire dagli anni Settanta, lo sci
di discesa è divenuto uno sport molto seguito e praticato. In America e in
Europa, sono sorte numerose stazioni sciistiche attrezzate per ospitare decine
di migliaia di turisti e appassionati che, a diverso livello di capacità,
praticano lo sci e seguono da tifosi gli eventi agonistici. Le località montane
più famose ospitano infatti gli appuntamenti stagionali della Coppa del Mondo
oppure hanno talvolta ospitato la sede delle Olimpiadi o dei Mondiali: lungo
l'arco alpino celebri sono Kitzbühel, in Austria, dove, sulla ripidissima pista
della Streiff, si svolge la discesa libera più antica e prestigiosa; in
Svizzera, Wengen e Adelboden, celebre quest'ultima per il pendio sul quale si
svolge uno dei più impegnativi slalom giganti del circuito; e poi Val-d'Isère,
in Francia; Garmisch, in Germania; Kraniska Gora, in Slovenia; e in Italia,
Sestrière, Bormio, Madonna di Campiglio, Val Gardena, Val Badia e Cortina.
Ultimamente il circuito del cosiddetto "circo bianco" della Coppa del
Mondo, ha interessato paesi extraeuropei come gli Stati Uniti, il Giappone e il
Cile. L'evoluzione dello sci alpino è stata influenzata negli ultimi anni dai
progressi che la ricerca tecnologica ha ottenuto nel migliorare le prestazioni
di uomini e materiali. Sia nelle discipline veloci, che in quelle tecniche, le
attrezzature, dagli sci agli attacchi, alle tute, hanno determinato cambiamenti
sostanziali nella tecnica di sciata degli atleti: ad esempio, alla fine degli
anni Settanta, il passaggio dall'uso di paletti fissi per segnare le porte del
tracciato nello slalom e, in misura minore, nel gigante, ai paletti snodati ha
completamente stravolto il modo di affrontare questi passaggi, un tempo aggirati
dallo sciatore e da quel momento in poi più sbrigativamente abbattuti con un
gesto dell'avambraccio, con un notevole vantaggio nella scelta della traiettoria
più stretta e più veloce. Allo stesso modo, la composizione chimica delle
scioline, le sostanze fluide che si spalmano sulle lamine degli sci prima di
ogni discesa, è divenuta spesso determinante per il successo di una gara,
soprattutto nelle discese libere, dove la maggiore o minore scorrevolezza dello
sci sulla neve si concretizza in decimi di secondo di vantaggio o di ritardo. Campioni celebri Lo
sci alpino ha avuto per tradizione nelle nazioni appunto "alpine" i
suoi più illustri rappresentanti: francesi (Jean-Claude Killy), svizzeri (Roland
Collombin, Bernard Russi), tedeschi (Rose Mittermaier), italiani (Zeno Colò,
Gustavo Thoeni, Piero Gros) e austriaci (Toni Sailer, Karl Schranz, Franz
Klammer, Annemarie Moser-Pröll) hanno dominato incontrastati la scena
agonistica fino alla metà degli anni Settanta, quando iniziarono a venire alla
ribalta atleti scandinavi, sulla scia dei successi ottenuti dallo svedese
Ingemar Stenmark. Gli anni Ottanta - Novanta hanno visto come protagonisti in
campo maschile lo statunitense Phil Mahre, vincitore di tre edizioni consecutive
della Coppa del Mondo, lo svizzero Pirmin Zurbriggen, l'austriaco Marc
Girardelli, che concorreva sotto la bandiera della federazione lussemburghese, e
soprattutto Alberto Tomba; in campo femminile le svizzere Erika Hess, Maria
Walliser e Vreni Schneider, le austriache Petra Kronberger e Anita Wachter e
l'italiana Deborah Compagnoni. L'edizione 1997-98 della Coppa del Mondo ha
rivelato un nuovo talento, l'austriaco Hermann Maier, capace di vincere tanto in
discesa che in slalom gigante. Struttura dello sci Dallo
sci in legno di frassino delle origini, oggi lo sci può essere fabbricato in
vetro, kevlar, carbonio e ceramica. La sua punta è normale e meno arcuata di
quella dello sci da fondo ed ha la spatola (ossia la parte immediatamente
posteriore alla punta) più larga, che a sua volta si assottiglia gradualmente
fino a raggiungere il suo minimo nel centro dello sci (sciancratura) per poi
riallargarsi in parte fino alla parte posteriore, denominata coda, che a sua
volta si presenta minimamente arcuata verso l’alto.
La parte inferiore dello sci è composta di un materiale plastico specifico, (la
grafite) per permettere una maggiore velocità e diminuire l’attrito sulla
neve.
Verso
il centro dello sci sono situati gli attacchi, che bloccano lo scarpone sia in
punta sia sul tallone, ad oggi sempre più perfezionati e solidi, ma comunque
con la caratteristica di permettere lo sganciamento dello scarpone in caso di
gravi cadute lateralmente ed in avanti.
Le
tipologie di fabbricazione degli sci da discesa possono essere due: a strati o a
monoscocca.
Nel primo caso vengono utilizzati, con una metodologia di lavorazione piuttosto
lunga, dei materiali ad alta resistenza con un corpo interno preassemblato e
molto leggero composto ad esempio di legno, o laminati (in questi casi lo
sci viene definito “metallico”), o bandelle di vetroresina preindurite (sci
“in fibra”).
Nel
secondo caso invece i tessuti fibrosi che compongono lo sci (vetro, kevlar e
carbonio) vengono incollati e avvolti in un’anima preassemblata ricoperta poi
da policarbonato e pressata, dopo l’inserimento della resina che funge da
materiale di incollaggio.
I
bastoncini sono più corti rispetto a quelli utilizzati nella tecnica di fondo,
ma di fattura simile; quelli da slalom speciale sono più fini e dritti, con dei
paracolpi all’esterno dell’impugnatura, quella da slalom gigante e discesa
sono arcuati al centro, per meglio aderire al corpo ed essere più aerodinamici.
I miei sci (Fischer) vengono preparati e sciolinati da mio papà. La sciolina è
un lubrificante più o meno fluorato (a seconda delle condizioni del tempo e
della neve), che si applica sulla soletta dello sci, per renderlo più veloce.
Per preparare uno sci, bisogna lavorare anche sulle lamine. Le lamine sono dei
rinforzi di acciaio a forma di “L”, attaccate tra il margine della soletta e
la spalla dello sci e servono per far presa in curva sulla neve, possono essere
paragonate ad un rasoio. Più è dura la neve, più devono essere affilate.
L’angolo ottimale che devono formare per uno sci da competizione per lo
slalom gigante è di 88°, mentre per lo slalom speciale si effettua un
“tuning” (TUNING: e’
l'operazione di asportazione della lamina sul piano soletta per rendere lo sci
più facile nell'inversione di spigolo e diminuire l'attrito delle lamine con la
neve) e una angolatura di 88° sulla spalla.
Atleti Fischer Ecco
alcuni dei tanti atleti che corrono, come me con i Fischer, in Coppa del Mondo,
forse un giorno anch’io…
Le mie impressioni Sono
nato il 18 settembre 1990 ed ho iniziato a sciare a 6 anni, con un corso di
Natale, organizzato in collaborazione tra il comune di Ponte nelle Alpi e lo sci
club Ponte nelle Alpi, poi ho proseguito sciando assieme a mio papà in Nevegal.
Dall’età di 7 anni sono entrato nello sci club Ponte nelle Alpi e
ne faccio tuttora parte. Nello sci alpino ci sono varie categorie che cambiano
ogni due anni: categoria BABY (2^-3^ elementare), cat. CUCCIOLI (4^-5^
elementare), cat. RAGAZZI (1^-2^ media), cat. ALLIEVI (3^ media e 1^ superiore),
cat. ASPIRANTI (2^-3^ superiore), cat. GIOVANI (4^-5^ superiore), cat. SENIOR
(maggiorenni). Nella categoria baby la mia maestra era Tiziana Marchetti, nella
categoria cuccioli Roberto D’Incà, e dalla categoria ragazzi-allievi Andrea Arban. Andrea è molto bravo, tratta tutti allo stesso modo e non fa
preferenze; mi ha insegnato tantissimo, mi ha corretto, e mi sta correggendo,
tutti quei particolari che servono oltre che per sciare bene, anche per andare
forte. In questi tre anni che ho avuto Andrea, ho imparato a gestire le mie
emozioni alla partenza ed a concentrarmi sulla gara; questo ha fatto si che i
miei risultati migliorassero nel tempo, fino ad
arrivare (l’anno scorso), alle finali regionali sul monte Verena,
nell’alto piano di Asiago. A queste gare possono partecipare i migliori 12
atleti per ognuna delle 5
circoscrizioni venete (BL alta, BL bassa, PD-RO-TV-VE, VI, VR) ; i migliori 8
passano poi alle fasi nazionali. Le
tre gare a cui ho partecipato (slalom gigante, super G e slalom speciale) sono
andate abbastanza bene, soprattutto in gigante. La pista non mi piaceva molto
perché era abbastanza facile e piana, ma c’erano alcuni salti, e questo mi
divertiva. Andrea è anche simpatico, ma quando c’è da lavorare, tu devi
lavorare altrimenti ti urla dietro, e non è molto piacevole, perché
la sua voce molto grossa, si sente fino alla partenza del tracciato. Non
importa se poi la gara non va tanto bene, l’importante è che tu t’impegni
in allenamento. La prima gara che ho fatto è stata la gimkana sulla pista
“Ghiro” in Nevegal, e ho saltato una porta, che era abbastanza nascosta. Per
il mio fisico un po’ minuto, preferisco
i tracciati tecnici a quelli filanti, in cui ci vuole anche il peso oltre che
alla tecnica; alcune delle gare più belle le ho fatte sulla pista
“Fertazza” a Pescul: pista che mi piace molto. Era la prima gara della
stagione scorsa e andò benissimo.Il tracciato e la pista forse erano i più
difficili del circuito, ero uno degli ultimi della mia categoria a partire. Al
momento del via ho sentito il cronometrista dire “meno dieci”, poi tutto si
spense non sentivo più niente solo la mia voce dire : < questo è il momento
>, appena toccai il cancelletto il mio allenatore urlò: < Taca Andre !
>… Quando affrontai il “muro” mi veniva tutto facile, anche nel piano
finale sentivo che gli sci correvano. All’arrivo guardai subito il
cronometro… quarto ero felicissimo e ritornai su a prendere la giacca vento e
dire al mio allenatore della mia gara. Arban mi diede la mano e mi disse bravo. Lo
sci per me, è uno sport molto bello perché sei sempre a contatto con la natura
e molte volte conosci posti mai visti prima. Siccome quest’anno è venuta
tanta neve il nostro allenatore ci ha fatto avventurare dentro i boschi, questo
è molto divertente perché la neve
è bella fresca, anche se cadi non ti fai male; appena tocchi un ramo di un
albero la neve che è attaccata frana giù e vedi un muro bianco. Lo sci è
anche sacrificio, tre allenamenti alla settimana. Il pulmino dello sci club ci
viene a prendere a scuola, mangiamo un panino al volo e poi in Zoldo a fare
pali. Si torna alle cinque, cinque e mezza e subito a fare compiti. La domenica
sveglia alle 6 per andare a fare le gare in giro per la provincia: Arabba,
Falcade, Passo S. Pellegrino, Alleghe, P. Monte Croce Comelico, Padola… quando
va bene Nevegal e Zoldo.
In estate andiamo in
ghiacciaio in Val Senales, tre giorni per sei, sette volte tra giugno e
settembre. Parti da casa alle cinque del mattino per poter sciare alla mattina
del giorno stesso. Arrivi che ci sono 0 gradi se non anche meno, ritorni a casa
con trenta gradi che ti sembra di esser in un forno. Però
è una vita che mi piace e lo faccio volentieri.
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