FULMINI E TEMPESTA

 
     
 

 
     
 

L'oceano e' sempre descritto come una distesa d'acqua salata dove tutto e' tranquillo. Onda lunga che fa dolcemente rollare o di meno beccheggiare la nave. La nave e' sempre un mezzo che galleggia e che si sposta ad una certa velocita' autonomamente in tutte le direzioni. Pochi comprendono che la nave vive grazie all'esperienza del suo equipaggio. In oceano tutto era affidato a pochi strumenti nautici, ai motori in sala macchina, all'indispensabile cucina e alla stazione radio.

Tra il personale di coperta e quello di macchina e' sempre esistito una sorta di guerra psicologica. I macchinisti hanno sempre affermato che senza il motore di propulsione la nave non andava da nessuna parte e senza i generatori di corrente elettrica la nave era al buio. I "coppertoni" d'altro canto, dicevano che senza rotta la nave avrebbe girato in tondo.

In tutta questa discussione che si ripeteva giornalmente a tavola all'ora di cena, il marconista aveva quasi sempre paura a parlare, vuoi perche' essendo relegato in un buco di locale dove era proibito toccare gli apparati o disturbarlo quando aveva la cuffia in testa, o per timidezza causata proprio dall' emarginazione in quel buco. Ma senza quel suono del morse, telegrafico ticchettio, la nave proprio non andava da nessuna parte.

Durante l'ascolto della famigerata 500 chilocicli, il marco' aveva sempre la cuffia in testa con i padiglioni fissi sui timpani. Quando doveva spostarsi all'interno del piccolo locale, anche solo per una piccola manovra su un trasmettitore, invece di togliersi la cuffia e posarla sul tavolo, preferiva staccare lo spinotto dal ricevitore e girare con le cuffie in testa. Il ricevitore aveva sempre l'interruttore dell'altoparlante disinserito, cosi' che la manovra di sintonizzazione del trasmettitore non fosse disturbata dal rumore proveniente dall'altoparlante del RX. Erano le manie dei vecchi marconisti che venivano tramandate alle successive generazioni.

 
 

 
 

Tasto telegrafico Junker senza coperchio di protezione

 
     
 

Era una tipica usanza dei ricevitori che erano semplici scatole il piu' delle volte aperte oppure dalla marina militare dove quando la nave o il battello erano in assetto silenzioso il "fracasso" del RX non facesse saltare dalla sedia ne il radiogoniometrista, ne l' operatore all'idrofono e tanto meno all'ufficiale di coperta in guardia. La stazione radio era semplicemente separata da assi di legno dal ponte di comando o dalla camera di manovra. Il comandante era l'unico che potesse parlare con il marconista e le sue parole erano tanto semplici quanto incomprensibili : "allora marco' ".

Quale poteva essere il segreto significato, tutto o niente. Ma entrambi sapevano che principalmente la sveglia che veniva data era quello di sapere se c'erano novita' meteorologiche. Se stava per essere trasmesso un nuovo bollettino meteo o qualche nave in QSO con la catena di navi che facevano la spola fra i continenti sulla stessa rotta venissero acquisite notizie che il mare piu' avanti era bonacciato o in burrasca, oppure se da quelle cuffie del marconista incollate alla tempia si capisse che il crepitio si faceva piu' veloce ed intenso e portava via la ricezione del segnale utile.

Era l'ora di avvisare il comandante o l'ufficiale di guardia con il famoso avviso "tempesta in arrivo". Il marconista metteva subito le antenne dei trasmettitori e dei ricevitori a massa per proteggere quell'insieme di bene inestimabile di radioelettronica. L'aumento veloce del rumore di fondo seguito dall'intervento dell'AGC che spezzava questo fruscio e l'inizio di un  rumore come di veloce battito del martello sull'incudine voleva quasi sempre dire piovaschi in zona seguito da attivita' temporalesca. Allora l'ufficiale di guardia sul ponte accendeva il radar disponibile che era quasi sempre un Raytheon in banda 3cm con portata massima di 60 miglia (con magnetron  ottimale). Il buffo di questo radar e' che se anche fosse stato dotato di antirain era quello con una banda di scansione dove si potevano determinare quasi le goccioline d'acqua, pensare di distinguere un'altra nave in una nuvola che appariva sullo schermo e di conseguenza era inservibile.

Tasto telegrafico Junker con coperchio di protezione

Allora tutti i binocoli disponibili sul ponte, che erano sempre e soltanto due, iniziavano ad incrociarsi per intravvedere qualcosa, mentre anche il marinaio che era al timone, dopo che gli avevano disinserito il "Pilota automatico", cercava, mentre con un occhio sulla girobussola e l'altro mezzo sullo specchio della bussola magnetica posizionata su in controplancia di sbirciare fuori, senza andar fuori rotta. Il Marconista allora cercava di dare una mano sul ponte tra un'inutile sguardo dentro il catafalco antiriflesso dello schermo del radar e la fuori dove non si vedeva nulla a causa del piovasco. Spesso il radar aveva il motore rotto dell'antenna, cosi' il nostromo lo aveva imbragato in modo che rimanesse fermo dando la visione fissa del davanti alla rotta seguita dalla nave. Era un po come giocare alla mosca cieca.

Il comandante sperava che il piovasco se ne  passasse oltre presto, senza aver alterato le condizioni marine. Spesso il piovasco durava ore e quando finiva il mare si era increspato, allora gli accidenti si sprecavano. Il marconista rientrava mesto in stazione radio e cercava di ricevere qualche bollettino meteo che rasserenasse gli animi. Il nostromo con tanto di incerata abbruttita dal tempo e dalla salsedine iniziava una rapida ronda in coperta e sottocoperta per assicurarsi che il carico era ben rizzato e rafforzarlo dove riteneva piu' opportuno con quel poco di rizzaggio che gli era rimasto. Spesso il maltempo perdurava per diversi giorni e quel ricevitore principale Allocchio & Bacchini insieme al classico Atlanta della Marconi valevano piu' del trasmettitore perche' si poteva fare un ottimo servizio radio, ricevere due stazioni contemporaneamente, seguire il traffico di sicurezza: bollettini, QSO sulla 512 tra navi e chiamate in 500 chilocicli e quello commerciale in onda corta.

La cuffia sempre in testa, un soffuso dah dih dah usciva dall'A.P. dell'altro ricevitore. Anni di cuffie in testa, nevrosi, timpani bombardati da fruscio, suoni fortissimi di navi che erano vicino e sintonizzavo il tx o con tutta l'attenzione possibile per riuscire con il cervello a sentire quel segnale che non si sentiva ma c'era e lo si doveva ricevere. Nelle lunghe ore di ascolto  il tasto telegrafico veniva nervosamente manipolato con i tx spenti, per far passare il tempo della guardia........  Tempi passati di un'epoca talmente recente quanto incredibile per essere vera.

 
     
 

di Adolfo Brochetelli  - IK1DQW