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Figino
Serenza è un borgo di 4.661 abitanti della provincia di Como;
sorge sopra un complesso collinare morenico diluviale, ineguale
e ascendente da sud verso nord, a 329 metri sul livello del
mare, attraversato longitudinalmente dalla valle del torre
Serenza, defluente da est ad ovest verso la confluenza col fiume
Seveso. |
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L’idrologia
sotterranea della zona è molto abbondante racchiusa per la
maggior parte in strati acquiferi sovrapposti fra gli 80 e i 180
metri di profondità, unita alla conformazione geometrica dei
livelli creanti una vasta zona pianeggiante che occupa tuta la
parte sud-est, sud, sud-ovest del territorio; sono entrambi
fattori che hanno avuto notevole importanza nello sviluppo
agricolo ed economico del paese già dal secolo XI. |
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I lavori di
scavo effettuati all’interno della chiesa di San Materno hanno
portato alla scoperta delle fondamenta dell’ originaria
costruzione, dimostrando che il centro abitato a Figino Serenza
esisteva prima dell’ anno Mille. |
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A questo si è
giunti grazie allo studio delle tecniche costruttive, utilizzate
solo in quel periodo. |
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E’ tuttavia
possibile alla generica determinazione antecedente anno Mille,
conferire una datazione più precisa. |
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La scelta del
santo patrono, Materno, vescovo di Milano (316-329) è legata
all’entusiasmo suscitato tra la popolazione al momento della sua
proclamata santità negli anni 400-500. |
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Ciò fa
presupporre la presenza di abitanti sul luogo in quel periodo,
ben che non numerosi, in forme di vita a struttura organizzata e
tendente a finalità comuni. |
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Simile
ipotesi è favorita anche dalla scoperta di lapidi risalenti alla
colonizzazione romana ed annoverate nel “Corpus Iscriptionum
Latinarium” redatto nell’ anno 1877. |
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La chiesa di
San Materno permaneva al centro dell’ abitato che sorgeva ai
piedi della collina; verso di essa convergevano tutte le strade
provenienti dai vari nuclei abitati dispersi nelle
campagne:fabbricati colonici posti a oriente, occidente e a
meridione della chiesa. |
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La parte
settentrionale a regione ondulata e irregolare, divisa dall’
angusta valle del Serenza, era riservata a boschi, prati o sola
coltura boschiva (castagne, noci ). Può darsi che varie famiglie
fossero state possidenti dei diversi territori lavorati ma è più
facile e più consono ai criteri storici del tempo, pensare che
fossero tutti dipendenti da un unico feudatario che assicurava
loro la vita agricola. Come già detto anche la natura geologica
del luogo concorre a tale supposizione: un’ ampia zona
pianeggiante a forma circolare convergente verso la collina
sulla cui sommità sorgeva la casa della famiglia Figino, che
ebbero il comune in feudo ancor prima l’insediamento dei pietra
santa in Cantù. I Figino erano nobili milanesi che qui
trascorrevano il periodo dell’ anno tra maggio e ottobre sia per
controllare il lavoro dei campi che per assicurarsi dai
contadini la consegna dei beni della terra. |
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In quelli
anni tutta la zona, feudo generale di Canturio (Cantù) rientra
nella giurisdizione del Contado della Martesana. Tra l’anno
1000 e il1100 vi fu un aumento della popolazione. Il fatto è
attestato dall’abbattimento della vecchie chiesetta di San
Materno e dall’ elevazione della nuova sulla medesima area;
anche il piccolo cimitero, antistante la chiesa, ora si allarga
a fiancheggiare l’edificio. |
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La crescita
demografica non mutò tuttavia la tradizionale occupazione
rurale. Altro motivo comprovante l’aumento della popolazione è
collegato alla ricerca di nuove aree per la costruzione di case
per abitazione. Le pendici della collina rivolte a sud si
rivelarono la zona più adatta; così apparvero case della stessa
tipologia dei fabbricati rurali: costruzioni quadrangolari con
un lato abitativo, quelle antistante destinato a stalle e i
fabbricati laterali di chiusura adibiti a cascine, cioè luoghi
di raccolta e custodia dei prodotti della campagna , fieno e
paglia in maggior parte. |
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Ma quello che
meglio attesta aumento degli abitanti e migliore dislocazione
sul territorio, e siamo nel XIV secolo, è la costruzione di una
cappella con funzione religiosa sulla sommità della collina,
dedicata a San Michele. |
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L’ insieme
delle case e delle persone potevano formare un borgo che però
non aveva ancora un nome. A questa mancanza si provvide a
seguito del fatto che nel 1459 a Milano fu abbattuta la vecchia
cattedrale di Santa Tecla che occupava parte dell’attuale piazza
del Duomo e vi restava una zona molto ampia e priva di
costruzioni. |
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Il ducato di
Milano, governato da Gian Galeazzo Visconti e in occasione del
suo matrimonio con Isabella di Valois, decise di costruire un
“coperto” che al piano terreno doveva ospitare il mercato della
frutta e della verdura. A Pietro Figino “nobilis vir civis
mediolani” (nobile cittadino milanese) venne affidato l’incarico
di curarne la costruzione, che si compì in pochi anni;
trattandosi di un’ ampio porticato di 24 colonne di marmo in
stile gotico che sorreggevano un coperto ad arcate ascendenti.
Questa costruzione passò alla storia dell’ arte col nome di
“coperto dei Figini”. |
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Possiamo
supporre quindi che la stessa famiglia impose al borgo il nome
della propria casata o che più probabilmente gli stessi
abitanti, volendo onorare Pietro Figino e non avendo risorse
economiche per edificare monumenti in suo onore, decisero di
attribuire all’ insieme di case e cascine esistenti nel
territorio Canturino il nome Figino. |
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Verso la metà
del XV secolo per la prima volta appare dai documenti il nome
Figino non più attribuito alla nobile famiglia milanese ma al
paese della Brianza. Nel 1574 vi sono 383 abitanti (I° Liber
Cronicon 1564-1616 cura di Figino comune di Rozzago). |
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L’ esistenza
contadina dettata dal cambio delle stagioni, iniziava con la
semina e terminava coi grandi fuochi rituali dell’ inverno;e
nessun fatto successivo a quegli anni potevano far supporre che
la vita mutasse forma, ma ciò avvenne quasi inspiegabilmente. |
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All’ inizio
del 1500 non appare più il nome dei Figino come proprietari del
territorio, ora c’è quello dei Meraviglia della città di Como,
che avevano acquistato un’ ampia estensione di terreno per la
cottura del gelso: la nuova famiglia proprietaria proveniva
dalla patria italiana della seta e quindi sentiva la necessità
di avere terreno adatto per la coltivazione della pianta
indispensabile a tale genere di economia. Il gelso diviene una
pianta coltivata su vasta scala e L’allevamento del baco da seta
assume quasi la funzione di gloria per il piccolo paese. |
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Verso la metà
del 1600 in paese appaiono due famiglie milanesi che divengono
proprietarie di importanti estensioni di terreno: la famiglia
Casnati e al famiglia Pozzobonelli. I Casnati acquistano la
parte meridionale ed occidentale del paese, coltivata a grano,
segale, miglio, con vigne e gelsi;mentre i Pozzobonelli quella
orientale e settentrionale sulla bassa collina boscosa oltre il
torrente Serenza, detta Rozzago, in cui nel frattempo si erano
formati piccoli centri abitativi, il Castelletto e la Moja, ma
già frazione con giurisdizione parrocchiale a Montesolaro comune
di Carimate |
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La famiglia
Pozzobonelli in Figino eresse una importante dimora patrizia,
una parte di essa ora recuperata dal comune (Villa Ferranti);
residenza anche del cardinal Pozzobonelli di cui rimane vestigia
del blasone sulla murae luogo in cui non solo il casato
villeggiava ma che di loro vide anche i natali. Boschi,
brughiere,prati, vigneti, moroneti e ampie aratorie- unite
all’aria salubre e di bella vista della Brianza-(Annoni,1835)
sono tra i motivi per cui si sparse fama di Figino come sito
ameno che- domina la pianura e ha davanti l’anfiteatro delle
prealpi comasche-(Stafarelli, 1894).Pur restando sempre
l’agricoltura la base dell’economia Figinese , in questo momento
appare un’ altra attività lavorativa, la lavorazione del ferro
con la produzione di chiodi, delle zanchette e dei ferri di
cavallo. |
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Nell’ ottobre
del 1606 il cardinale di Milano Federico Borromeo visita la
parrocchia e annota la presenza di varie contrade (vie) e la
costruzione di una nuova chiesa in cima al colle. Tornerà nel
1616 per trovarla finalmente ultimata. |
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Con decreto 1
febbraio 1725 nel compartimento territoriale della Lombardia
Austriaca, Pieve di Galliano, distretto XI compare il comune di
Figino con Rozzago. |
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Seguono anni
di avvicendamento tra vecchi e nuovi proprietari di terre ormai
divise fra una ventina di famiglie milanesi e comasche ed
istituti religiosi. Tra le vie del piccolo centro trovano spazio
le piccole botteghe artigiane per la lavorazione del legno sorte
sotto il florido influsso economico della vicina Cantù “capitale
del mobile”. Nelle case continua la pratica tutta femminile di
un’ altra attività tipicamente canterina: la produzione del
merletto. Nell’ anno1816 Figino, solo così nominato, diviene
comune autonomo. Dal 1866, con circa 1350 abitanti, sui
documenti comunali accanto al nome Figino, appare l’appellativo
Serenza, per non incorrere in confusione, dopo l’unità d’Italia,
con altre località aventi lo stesso nome. |
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Figino della
provincia di Como, ha aggiunto quello di Serenza, ricavandolo
dal nome del piccolo torrente che nasce a nord di Vighizzolo,
attraversa tutto il territorio settentrionale del comune,
affluendo al Severo in territorio di Carimate. Dall’ anno 1866 a
tutt’ oggi sempre si cita questo comune con la dicitura
completa: Figino Serenza della provincia di Como. Solo all’
inizio del 1900 l’agricoltura passò in secondo piano per cedere
il posto alle botteghe artigianali della lavorazione del ferro,
una delle quali divenne la grande e famosa Ferriera Acciaieria
Orsenigo (1967, 550 dipendenti) che nel 1976 abbandono
l’attività lavorativa. La presenza decennale del complesso
siderurgico, coi grandi altoforni, fu sicuramente origine di
benessere e trasformazione sociale per l’intero paese con
importante afflusso di manodopera da altre regioni d’Italia:
mutamenti e passaggi anche molto sofferti. |
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Ora
importanti opifici industriali nazionali e internazionali del
settore metalmeccanico hanno sede nel territorio comunale
insieme a numerosi aziende artigiane di vari settori. Nonostante
ciò larga parte del suolo è mantenuto a coltivi e a brughiere,
salvaguardando l’antico patrimonio abitativo rurale, rispettando
la natura del bosco misto, conservando il popolamento faunistico
tipico della brughiera brianzola, in particolar modo le specie
dei piccoli volatili migratori e stanziali.
Tratto dall’opuscolo comunale “Uno
stemma per Figino Serenza” - anno
1999
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