Storia di Figino

10-09-05

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Figino Serenza è un borgo di 4.661 abitanti della provincia di Como; sorge sopra un complesso collinare morenico diluviale, ineguale e ascendente da sud verso nord, a 329 metri sul livello del mare, attraversato longitudinalmente dalla valle del torre Serenza, defluente da est ad ovest verso la confluenza col fiume Seveso.

L’idrologia sotterranea della zona è molto abbondante racchiusa per la maggior parte in strati acquiferi sovrapposti fra gli 80 e i 180 metri di profondità, unita alla conformazione geometrica dei livelli creanti una vasta zona pianeggiante che occupa tuta la parte sud-est, sud, sud-ovest del territorio; sono entrambi fattori che hanno avuto notevole importanza nello sviluppo agricolo ed economico del paese già dal secolo XI.

I lavori di scavo effettuati all’interno della chiesa di San Materno hanno portato alla scoperta delle fondamenta dell’ originaria costruzione, dimostrando che il centro abitato a Figino Serenza esisteva prima dell’ anno Mille.

A questo si è giunti grazie allo studio delle tecniche costruttive, utilizzate solo in quel periodo.

E’ tuttavia possibile alla generica determinazione antecedente anno Mille, conferire una datazione più precisa.

La scelta del santo patrono, Materno, vescovo di Milano (316-329) è legata all’entusiasmo suscitato tra la popolazione al momento della sua proclamata santità negli anni 400-500.

Ciò fa presupporre la presenza di abitanti sul luogo in quel periodo, ben che non numerosi, in forme di vita a struttura organizzata e tendente a finalità comuni.

Simile ipotesi è favorita anche dalla scoperta di lapidi risalenti alla colonizzazione romana ed annoverate nel “Corpus Iscriptionum Latinarium” redatto nell’ anno 1877.

La chiesa di San Materno permaneva al centro dell’ abitato che sorgeva ai piedi della collina; verso di essa convergevano tutte le strade provenienti dai vari nuclei abitati dispersi nelle campagne:fabbricati colonici posti a oriente, occidente e a meridione della chiesa.

La parte settentrionale a regione ondulata e irregolare, divisa dall’ angusta valle del Serenza, era riservata a boschi, prati o sola coltura boschiva (castagne, noci ). Può darsi che varie famiglie fossero state possidenti dei diversi territori lavorati ma è più facile e più consono ai criteri storici del tempo, pensare che fossero tutti dipendenti da un unico feudatario che assicurava loro la vita agricola. Come già detto anche la natura geologica del luogo concorre a tale supposizione: un’ ampia zona pianeggiante a forma circolare convergente verso la collina sulla cui sommità sorgeva la casa della famiglia Figino, che ebbero il comune in feudo ancor prima l’insediamento dei pietra santa in Cantù. I Figino erano nobili milanesi che qui trascorrevano il periodo dell’ anno tra maggio e ottobre sia per controllare il lavoro dei campi che per assicurarsi dai contadini la consegna dei beni della terra.

In quelli anni tutta la zona, feudo generale di Canturio (Cantù) rientra nella  giurisdizione del Contado della Martesana. Tra l’anno 1000 e il1100 vi fu un aumento della popolazione. Il fatto è attestato dall’abbattimento della vecchie chiesetta di San Materno e dall’ elevazione della nuova sulla medesima area; anche il piccolo cimitero, antistante la chiesa, ora si allarga a fiancheggiare l’edificio.

La crescita demografica non mutò tuttavia la tradizionale occupazione rurale. Altro motivo comprovante l’aumento della popolazione è collegato alla ricerca di nuove aree per la costruzione di case per abitazione. Le pendici della collina rivolte a sud si rivelarono la zona più adatta; così apparvero case della stessa tipologia dei fabbricati rurali: costruzioni quadrangolari con un lato abitativo, quelle antistante destinato a stalle e i fabbricati laterali di chiusura adibiti a cascine, cioè luoghi di raccolta e custodia dei prodotti della campagna , fieno e paglia in maggior parte.

Ma quello che meglio attesta aumento degli abitanti e migliore dislocazione sul territorio, e siamo nel XIV secolo, è la costruzione di una cappella con funzione religiosa sulla sommità della collina, dedicata a San Michele.

L’ insieme delle case e delle persone potevano formare un borgo che però non aveva ancora un nome. A questa mancanza si provvide a seguito del fatto che nel 1459 a Milano fu abbattuta la vecchia cattedrale di Santa Tecla che occupava parte dell’attuale piazza del Duomo e vi restava una zona molto ampia e priva di costruzioni.

Il ducato di Milano, governato da Gian Galeazzo Visconti e in occasione del suo matrimonio con Isabella di Valois, decise di costruire un “coperto” che al piano terreno doveva ospitare il mercato della frutta e della verdura. A Pietro Figino “nobilis vir civis mediolani” (nobile cittadino milanese) venne affidato l’incarico di curarne la costruzione, che si compì in pochi anni; trattandosi di un’ ampio porticato di 24 colonne di marmo in stile gotico che sorreggevano un coperto ad arcate ascendenti. Questa costruzione passò alla storia dell’ arte col nome di “coperto dei Figini”.

Possiamo supporre quindi che la stessa famiglia impose al borgo il nome della propria casata o che più probabilmente gli stessi abitanti, volendo onorare Pietro Figino e non avendo risorse economiche per edificare monumenti in suo onore, decisero di attribuire all’ insieme di case e cascine esistenti nel territorio Canturino il nome Figino.

Verso la metà del XV secolo per la prima volta appare dai documenti il nome Figino non più attribuito alla nobile famiglia milanese ma al paese della Brianza. Nel 1574 vi sono 383 abitanti (I° Liber Cronicon 1564-1616 cura di Figino comune di Rozzago).

L’ esistenza contadina dettata dal cambio delle stagioni, iniziava con la semina e terminava coi grandi fuochi rituali dell’ inverno;e nessun fatto successivo a quegli anni potevano far supporre che la vita mutasse forma, ma ciò avvenne quasi inspiegabilmente.

All’ inizio del 1500 non appare più il nome dei Figino come proprietari del territorio, ora c’è quello dei Meraviglia della città di Como, che avevano acquistato un’ ampia estensione di terreno per la cottura del gelso: la nuova famiglia proprietaria proveniva dalla patria italiana della seta e quindi sentiva la necessità di avere terreno adatto per la coltivazione della pianta indispensabile a tale genere di economia. Il gelso diviene una pianta coltivata su vasta scala e L’allevamento del baco da seta assume quasi la funzione di gloria per il piccolo paese.

Verso la metà del 1600 in paese appaiono due famiglie milanesi che divengono proprietarie di importanti estensioni di terreno: la famiglia Casnati e al famiglia Pozzobonelli. I Casnati acquistano la parte meridionale ed occidentale del paese, coltivata a grano, segale, miglio, con vigne e gelsi;mentre i Pozzobonelli quella orientale e settentrionale sulla bassa collina boscosa oltre il torrente Serenza, detta Rozzago, in cui nel frattempo si erano formati piccoli centri abitativi, il Castelletto e la Moja, ma già frazione con giurisdizione parrocchiale a Montesolaro comune di Carimate

La famiglia Pozzobonelli in Figino eresse una importante dimora patrizia, una parte di essa ora recuperata dal comune (Villa Ferranti); residenza anche del cardinal Pozzobonelli di cui rimane vestigia del blasone sulla murae luogo in cui non solo il casato villeggiava ma che di loro vide anche i natali. Boschi, brughiere,prati, vigneti, moroneti e ampie aratorie- unite all’aria salubre e di bella vista della Brianza-(Annoni,1835) sono tra i motivi per cui si sparse fama di Figino come sito ameno che- domina la pianura e ha davanti l’anfiteatro delle prealpi comasche-(Stafarelli, 1894).Pur restando sempre l’agricoltura la base dell’economia Figinese , in questo momento appare un’ altra attività lavorativa, la lavorazione del ferro con la produzione di chiodi, delle zanchette e dei ferri di cavallo.

Nell’ ottobre del 1606 il cardinale di Milano Federico Borromeo visita la parrocchia e annota la presenza di varie contrade (vie) e la costruzione di una nuova chiesa in cima al colle. Tornerà nel 1616 per trovarla finalmente ultimata.

Con decreto 1 febbraio 1725 nel compartimento territoriale della Lombardia Austriaca, Pieve di Galliano, distretto XI compare il comune di Figino con Rozzago.

Seguono anni di avvicendamento tra vecchi e nuovi proprietari di terre ormai divise fra una ventina di famiglie milanesi e comasche  ed istituti religiosi. Tra le vie del piccolo centro trovano spazio le piccole botteghe artigiane per la lavorazione del legno sorte sotto il florido influsso economico della vicina Cantù “capitale del mobile”. Nelle case continua la pratica tutta femminile di un’ altra attività tipicamente canterina: la produzione del merletto. Nell’ anno1816 Figino, solo così nominato, diviene comune autonomo. Dal 1866, con circa 1350 abitanti, sui documenti comunali accanto al nome Figino, appare l’appellativo Serenza, per non incorrere in confusione, dopo l’unità d’Italia, con altre località aventi lo stesso nome.

Figino della provincia di Como, ha aggiunto quello di Serenza, ricavandolo dal nome del piccolo torrente che nasce a nord di Vighizzolo, attraversa tutto il territorio settentrionale del comune, affluendo al Severo in territorio di Carimate. Dall’ anno 1866 a tutt’ oggi sempre si cita questo comune con la dicitura completa: Figino Serenza della provincia di Como. Solo all’ inizio del 1900 l’agricoltura passò in secondo piano per cedere il posto alle botteghe artigianali della lavorazione del ferro, una delle quali divenne la grande e famosa Ferriera Acciaieria Orsenigo (1967, 550 dipendenti) che nel 1976 abbandono l’attività lavorativa. La presenza decennale del complesso siderurgico, coi grandi altoforni, fu sicuramente origine di benessere e trasformazione sociale per l’intero paese con importante afflusso di manodopera da altre regioni d’Italia: mutamenti e passaggi anche molto sofferti.

Ora importanti opifici industriali nazionali e internazionali del settore metalmeccanico hanno sede nel territorio comunale insieme a numerosi aziende artigiane di vari settori. Nonostante ciò larga parte del suolo è mantenuto a coltivi e a brughiere, salvaguardando l’antico patrimonio abitativo rurale, rispettando la natura del bosco misto, conservando il popolamento faunistico tipico della brughiera brianzola, in particolar modo le specie dei piccoli volatili migratori e stanziali.

 

 

Tratto dall’opuscolo comunale “Uno stemma per Figino Serenza” - anno 1999                                   

 

 

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Ultimo aggiornamento: 29-04-05