
B.
Elisabetta della Trinità
Biografia: brevi cenni
Elisabeth Catez nacque il 18 luglio 1880 nel Campo d'Avor presso Bourges (Francia), e fu battezzata quattro giorni dopo. Nel 1887 la famiglia si trasferì a Digione. Quello stesso anno muore il papà. A undici anni riceve la Prima Comunione e, qualche mese dopo, il Sacramento della Cresima. Al parlatorio del Carmelo riceve dalla priora un santino di Santa Elisabetta con la spiegazione del nome: "Casa di Dio". Questa circostanza la colpisce e con fervore cerca di accostarsi all’Eucaristia più che può (a quei tempi non si poteva ricevere tanto spesso). A quattordici anni, proprio durante il ringraziamento alla Comunione, sente la chiamata ad essere tutta di Gesù e gli offre la sua verginità. A diciassette anni manifesta alla mamma il desiderio di entrare nel Carmelo per farsi monaca. La mamma non la ostacola teoricamente, ma le dice di aspettare i ventuno anni. A diciannove anni dà il suo consenso, ma non transige sull’attesa della maggiore età. Nel frattempo la porta in giro per tutta la Francia. Studia pianoforte. La mamma probabilmente sognava di farne un’artista. Alla scuola privata e al conservatorio riesce brillantemente. Una vera artista. Diventa l’anima delle feste. Ma anche quando esegue, tra l’ammirazione del mondo che la circonda, dei difficili pezzi d’autore, ella pensa a Gesù, pensa alla Comunione che avrebbe fatto il giorno dopo. Vorrebbe essere attrice perché anche lì ci sia un cuore che ami Gesù. Passano gli anni nella maturazione di amore e sorriso. I viaggi e pellegrinaggi, invece di distrarla, la uniscono sempre più al suo Cristo. E’ veramente "Nascosta con Cristo in Dio". Prima della sua entrata al Carmelo, il Padre Vallée, priore dei Domenicani di Digione, la istruisce sugli splendori del mistero trinitario e sulla bellezza del nome che sta per prendere: "Elisabetta della Trinità". Scopre progressivamente il mistero dei Tre e la grande vocazione che è nel suo nome... Ciò che colpisce maggiormente Elisabetta, è che questa intimità con le Persone divine, vissuta nella fede, anticipa la beatitudine finale. E’ il cielo goduto già ora sulla terra, il cielo nella fede che Elisabetta ci vuol trasmettere nella sua devozione alla Trinità. L'8 dicembre 1901 veste l'abito religioso. L'11 gennaio 1903 emette la Professione religiosa. Il 21 gennaio dello stesso anno compie la cerimonia della velazione monastica.
I cinque anni della sua vita religiosa furono una continua ascesa verso Dio ed il Signore. Purificò la sua anima con sofferenze spirituali, e con sofferenze corporali attraverso il terribile morbo di Addison che la portò alla morte il 9 novembre 1906.
Qualche frase...
"Mio
Dio, Trinità che adoro,
aiutami a dimenticarmi completamente, per fissarmi in Te,
immobile e tranquilla, come se la mia anima fosse già nell'eternità.
Nulla possa turbare la mia pace, né farmi uscire da Te, o mio Immutabile,
ma che ogni istante m'immerga sempre più nella profondità del tuo mistero.
Pacifica la mia anima, rendila tuo cielo, tua dimora prediletta e luogo del tuo
riposo.
Che non ti ci lasci mai solo, ma che io sia tutta là, completamente desta nella
mia fede,
tutta adorante, tutta consegnata alla tua azione creatrice.
O
mio Cristo amato, crocifisso per amore,
vorrei essere una sposa per il tuo Cuore.
vorrei coprirti di gloria, vorrei amarti... fino a morirne!
Ma sento la mia impotenza e ti chiedo di "rivestirmi di te",
di identificare la mia anima a tutti i movimenti della tua anima,
di sommergermi, di invadermi, di sostituirti a me,
affinché la mia vita non sia che un'irradiazione della tua Vita.
Vieni in me come Adoratore, come Riparatore e come Salvatore.
O Verbo eterno, Parola del mio Dio,
voglio passare la mia vita ad ascoltarti,
voglio rendermi perfettamente docile per imparare tutto da Te.
Poi, attraverso tutte le notti, tutti i vuoti, tutte le impotenze,
voglio fissare sempre Te e rimanere sotto la tua grande luce.
O mio Astro amato,
affascinami perché non possa più uscire dalla tua irradiazione.
O
Fuoco consumante, Spirito d'amore, "discendi in me",
affinché si faccia nella mia anima come una incarnazione del Verbo:
che io sia per Lui un'aggiunta di umanità
nella quale Egli rinnovi tutto il suo mistero.
E Tu, o Padre, chinati sulla tua povera piccola creatura,
"coprila della tua ombra",
non vedere in lei che il "Diletto nel quale hai posto
tutte le tue compiacenze".
O
miei Tre, mio Tutto, mia Beatitudine,
Solitudine infinita, Immensità in cui mi perdo,
mi consegno a voi come una preda.
Seppellitevi in me perché io mi seppellisca in Voi,
in attesa di venire a contemplare
nella vostra luce l'abisso delle vostre grandezze".
"Egli è l’Amore, e vuole che noi viviamo in sua compagnia".
"Vi lascio la mia fede nella presenza di Dio, del Dio Tutto-Amore abitante nelle nostre anime. Ve lo confido: è questa intimità con Lui al di dentro il più bel sole irradiante la mia vita".
"Credere che un Essere che si chiama Amore abita in noi ad ogni istante, di giorno e di notte, e che domanda solo di vivere in sua compagnia... Ricevere come proveniente direttamente dal suo amore ogni gioia, come ogni sofferenza... Questo contribuisce ad elevare l’animo al di sopra di ciò che accade, e lo fa riposare nella pace, nell’abbandono dei bimbi di Dio".
"Mi sembra che in Cielo la mia missione sarà quella di attirare le anime, aiutandole ad uscire da se stesse per aderire a Dio can un movimento spontaneo e pieno di amore, e di tenerle in quel grande silenzio interno che permette a Dia d'imprimersi in loro, di trasformarle in se stesso".
"Come vorrei dire a tutte le anime quali sorgenti di forza, di pace e anche di felicità troverebbero se acconsentissero a vivere in questa intimità. Esse però non sanno aspettare. Se Dio non si comunica loro sensibilmente, abbandonano la sua santa presenza e, quando egli arriva carico di doni, non trova nessuno. L'anima è al di fuori, nelle cose esteriori, non abita più nel proprio intimo!"