Introduzione La questione
delle dimensioni e della forma del pene ha sempre più o
meno tacitamente interessato l’uomo sia per ragioni di
immagine di sé nel privato (autostima) e nel pubblico
(dominanza sociale) e soprattutto per la percezione
visuale delle/dei partner, sia per ragioni connesse alle
capacità di prestazione erotica, sia per ragioni
connesse (in questo caso spesso condivise anche dalla
donna) con la capacità fertile, Ogni civiltà e
cultura hanno avuto ed hanno puntato l’attenzione sia in
modo esplicito (diretto) che in modo implicito
(indiretto) sulla dimensione e sulla forma del pene
definendo modelli di “perfezione” estetica e funzionale,
tutti concordemente mostranti un pene consistente per le
dimensioni sia flaccide che, soprattutto, erette,
rettilineo o moderatamente curvo a concavità dorsale per
la forma. Tale modello deriva da tre fattori
fondamentali che adeguatamente espressi danno l’immagine
di un uomo potente: l’integrità fisica, la capacità
riproduttiva, la capacità erotica. Seppure con alti e
bassi di comparsa nelle culture e nelle civiltà per
l’uomo, ma anche per la donna, avere un pene
commisurabile al miglior modello è sempre stato un
obiettivo forte. Ovviamente un tale modello si è trovato
al massimo centro dell’attenzione nei periodi sociali di
maggior benessere, periodi in cui non ci si doveva
preoccupare prevalentemente della sopravvivenza non solo
di sé, ma anche del gruppo di
appartenenza. Nell’ambito della società attuale, da
alcuni anni, la questione sta premendo sempre più forte
e sta interessando una platea di uomini sempre maggiore,
non solo perché le condizioni vitali sono
complessivamente migliori, ma anche perché il mutato
ruolo della donna divenuta più esigente e più autonoma
ha posto in crisi per molti aspetti l’uomo: la reazione
che evidentemente nasce spontanea per spinta biologica è
quella di poter offrire alle proprie partner una
immagine di integrità, capacità erotica e riproduttiva
elevata, così da poter vincere nella competizione tra i
sessi e nell’ambito del proprio sesso. La maggiore
libertà nell’espressione della sessualità con la forte
emersione legittima del comportamento omossessuale ha
sviluppato l’analoga reazione nell’ambito della
competizione tra partner del medesimo sesso, pur con
l’esclusione ovvia della dimostrazione della capacità
riproduttiva che comunque viene sostituita dalla
capacità ejaculatoria in termini volumetrici.
L’anatomia
del pene
Il pene è costituito da
una parte cilindroide, il corpo, e da una parte conoide,
il glande. La struttura principale di entrambi è di tipo
vascolare, ovvero è una rete di vasi ampiamente
comunicanti tra loro in cui il volume di sangue e la
rigidità della guaina di rivestimento sono le condizioni
fondamentali per la costituzione dell’erezione. Il corpo
presenta due cilindri laterali, i corpi cavernosi,
avvolti da una guaina di tessuto fibroso poco elastico,
la tunica albuginea, e un cilindro mediano ventrale, il
corpo spongioso, in cui trova posto l’uretra peniena o
spongiosa. I corpi cavernosi sono gli elementi erettili,
l’uretra è il canale per l’emissione dell’urina,
pertanto connesso alla vescica, e dello sperma, pertanto
connesso ai dotti ejaculatori che raccolgono lo sperma
dalla prostata, dalle vescicole seminali e dai
testicoli. Il glande costituisce la parte terminale del
pene, utile per la sua forma a favorire la penetrazione,
con al suo vertice l’apertura uretrale, il meato che
serve per l’emissione all’esterno dell’urina (minzione)
e dello sperma (eiaculazione). La cute, con caratteri di
elevata elasticità, riveste tutto il corpo al terzo
distale (quasi al glande) si ripiega formando il
prepuzio che ricopre più o meno completamente il glande
e al cui vertice è connesso ventralmente dal frenulo o
filetto.
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Le dimensioni e la
forma del pene La struttura
anatomica e la funzione rendono ragione delle dimensioni
e della forma del pene. Prendendo in considerazione i
grandi gruppi di popolazione di possono risocntrare
anche sensibili differenze per le dimensioni medie, mai
per la forma che sostanzialmente appare costante: il
pene deve servire a penetrare al meglio nella vagina (da
qui la moderata curvatura a concavità dorsale) per
deporre nella posizione migliore (la più profonda) lo
sperma evitando di trascinarlo fuori al termine
dell’amplesso per cui è logico che il glande abbia forma
conoide e tenda ad avere dimensioni della sua base
maggiori di quelle del corpo penieno. In flaccidità deve
occupare il minor posto possibile, ma probabilmente
dando un significativo segnale di sé ed una adeguata
manovrabilità per la minzione. In realtà le
variazioni individuali sono numerose ed occupano un
ampio intervallo di configurazioni sia per le dimensioni
che per la forma che per la loro combinazione: ciò ha
portato a verificare talvolta, non molte per la verità,
le dimensioni e la forma di gruppi di popolazione così
da avere un quadro utilizzabile per valori medi di
dimensione e forma flaccida ed eretta, nonché degli
intervalli in cui raggruppare estensioni diverse della
popolazione o meglio a definire la media e la cosidetta
deviazione standard. Tutte queste variazioni sono
prevalentemente geneticamente determinate e dipendono
dai caratteri ereditati e variabilmente incrociati negli
ascendenti. Le variazioni di cui alle tabelle
sottostanti consentono sempre un buon rapporto sessuale
sia dal punto di vista erotico che fecondativo, purché
siano sempre percepite tutte positivamente da entrambi i
partner. Come è facile comprendere non è stato e non
è semplice effettuare rilevazioni numericamente
consistenti in modo inoppugnabile sia per le variabili
importanti che ogni individuo ha in condizioni diverse
sia di flaccidità che di erezione, sia per la variabile
determinata dai rilevatori. Alcuni degli studi hanno
demandato la misurazione, dopo adeguata istruzione, ai
singoli accentuando la variabile di oggettività e
ripetitività, altri non hanno rilevato la dimensione
erettiva sostituendola con il valore di massimo
stiramento flaccido e impiegando un solo rilevatore
accentuando la variabile emozionale, altri hanno
rilevato flaccidità ed erezione con tecniche diverse e
non sempre comparabili tra loro: tutto ciò rende ragione
delle anche sensibili differenze nella posizione del
valore medio e nell’ampiezza degli intervalli intorno
alla media.
La
dimensione longitudinale – In sintesi si
può ragionevolmente ritenere che le dimensioni peniene
della popoalzione generale siano riassumibili nella
tabella sottostante:
| popolazione
|
dimensione
totale |
pene
flaccido |
pene
eretto |
| circa il 95% |
lunghezza |
9 cm ± 4cm |
15 cm ± 3 cm |
| |
diametro a metà corpo |
3 cm ± 1 cm |
4 cm ± 1 cm |
| circa il 65% |
lunghezza |
9 cm ± 2 cm |
15 cm ± 1.5 cm |
| |
diametro a metà corpo |
3 cm ± 0.5 cm |
4 cm ±
0.5 |
La dimensione della
lunghezza è determinata tra la base del pene (linea di
passaggio dalla cute del pene a quella del pube) ed il
suo vertice a glande scoperto, senza pressioni verso
l’osso pubico (che vanno impiegate solo in fase
terapeutica qualora il soggetto presenti uno spesso
strato di grasso); in flaccidità con un lieve stiramento
tale da non diminuiire il diametro, in erezione con il
pene ortogonale al piano addominale e seguendo la
curvatura ove esista. La dimensione del diametro va
rilevata a circa metà del corpo penieno. Per il
glande si ha un quadro analogo ove si considerino i due
diametri maggiori di esso, ovvero quello compreso tra il
bordo maggiore ed il vertice, misurato sulla linea
mediana, e quello compreso tra i due estremi del bordo
maggiore; mentre per la rilevazione in flaccidità non ci
sono particolari problemi, per la misurazione in
erezione non sempre è semplice poiché anche a pene con
consistente erezione indotta farmacologicamente il
glande può non avere le sue reali dimensioni, tuttavia
con qualche artificio si riesce sempre ad avere una
misurazione abbastanza vicina alla realtà.
In
sintesi si può ragionevolmente ritenere che le
dimensioni del glande della popoalzione generale siano
riassumibili nella tabella sottostante:
| popolazione
|
dimensione del
glande |
pene
flaccido |
pene
eretto |
| circa il 95% |
diametro longitudinale |
3 cm ± 1 cm |
4 cm ± 1.5 cm |
| |
diametro alla base |
3 cm ± 1 cm |
4 cm ± 1 cm |
| circa il 65% |
diametro longitudinale |
3 cm ± 0.5 cm |
4 cm ± 1.0 cm |
| |
diametro alla base |
3 cm ± 0.5 cm |
4 cm ±
0.5 | Ovviamente in ogni
soggetto si possono avere le diverse combinazioni
possibili, dando luogo così a strutture molto elastiche
in cui l’escursione tra flaccidità ed erezione è molto
consistente e strutture in cui l’escursione è intermedia
o molto contenuta e quindi con capacità elastiche di
grado differente. Inoltre altrettanto varia è la
combinazione con le dimensioni del glande e con la sua
forma più o meno regolarmente conoide, cosicché
l’aspetto complessivo del pene si rpesenta con la
massima variabilità in ogni soggetto.
La forma e la
curvatura - Minori le problematiche
relative alla rilevazione della forma, in quanto
facilmente oggettivabili con gli strumenti fotografici
per gli aspetti esterni, ecografici e radiografici per
gli aspetti interni: dato un modello ideale morfologico
e funzionale, è relativamente semplice verificare la
forma media rilevabile nelle due condizioni che più si
avvicina al modello per poi poter definire le varianti
che mantengono ancora buona funzionalità e piacevole
estetica così da generare un intervallo di forma
accettabile come normale. Con le analoghe
considerazioni svolte per le dimesioni si può
ragionevolmente ritenere che le variazioni di curvatura
che consentano una forma piacevolmente estetica siano
contenute nei 10°-15° rispetto all’asse mediano, in
qualunque delle direzioni possibili, meglio se
omogeneamente distribuite lungo la struttura del pene e
solo a concavità dorsale, ciò perché è sempre possibile
che una parte (generalmente il primo terzo) sia in asse
e la restante sia variabilmente curvata. Sono possibili
combinazioni delle curvature anche di tipo compensativo.
Il prepuzio ed il
frenulo - Un ruolo importante ha il
prepuzio nell’aspetto complessivo del pene e della
percezione della sua immagine. Infatti un prepuzio
normale che lasci scoperto il glande in erezione
garantisce una immagine più espansa e di maggiori
dimensioni percettive, mentre un prepuzio che si
mantiene chiuso oltre il glande dà una immagine più
soffocata e minori dimensioni percettive Altrettanto
un frenulo corto o ipoelastico, oltre a ridurre
l’escursione del prepuzio, impone, soprattutto in
erezione, la flessione del vertice del glande dando così
una immagine meno espansa e minori dimensioni
percettive.
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Le cause di alterazione delle dimensioni
e della forma del pene
Il pene può
presentare alterazioni delle sue dimensioni complessive
o di una delle sue parti, ovvero curvature accentuate
omogeneamente distribuite o localizzate in una sua sola
perte per diverse ragioni.
I deficit e gli eccessi di
sensibilità – La causa più frequente di
dimensioni ridotte o eccessive è legata solo
all’efficacia del programma genetico di sviiluppo del
pene nelle diverse fasi ma presumibilmente soprattutto
nel periodo puberale ed adolescenziale. Non sono noti
studi legati a difetti genetici focali e che interessino
solo il pene: altro sono le complesse patologie
cromosomiche che tuttavia danno luogo a condizioni
strutturali e funzionali che coinvolgono l’intero
corpo. Si può ritenere che in alcuni soggetti
sussitano deficit o eccessi di sensibilità agli stimoli
fisiologici che nel periodo di sviluppo si succedono e
che hanno il loro apice nel periodo
puberale-adolescenziale: tale condizione è certamente
alla base del carente o eccedente sviluppo del pene,
anche se generalmente, salvo eccessi notevoli, questa
seconda condizione non viene quasi mai percepita
negativamente. Il deficit o l’eccesso di sensibilità
agli stimoli può interessare:
- uno solo dei due corpi cavernosi che pertanto non
si sviluppa o non cresce armonicamente in una o
entrambe le dimensioni, dando luogo a curvature più o
meno accentuate e variabilmente posizionate, concave
dal lato iposviluppato o convesse dal lato
ipersviluppato.
- entrambi i corpi cavernosi dal lato dorsale o
ventrale dando luogo a curvature a convavità o
convessità concordante con il difetto di crescita
- il solo glande che assume forme conoidi variabili
e sproporzionate rispetto al corpo penieno.
I traumi del
pene – Seppure non sia facile è
possibile che un pene con morfologia normale subisca un
trauma rapido e consistente che induce una reazione
cicatriziale di uno o entrambi i corpi cavernosi,
cosicché in relazione all’età dell’avvenimento si
possono avere riduzioni dello sviluppo o formazione di
curvature più o meno consistenti. Più probabili sono
invece i microtraumi che si impongono continuamente al
pene con posizioni obbligate o con manovre inadeguate
che, in tempi medio-lunghi, possono portare a riduzioni
dimensionali e a curvature mono o
bilaterali. Analoghi problemi si possono avere a
seguito di correzioni chirurgiche generalmente dettate
dal desiderio di incrementare le dimensioni e/o
correggere la forma.
La malattia di
Peyronie – E’ una poco frequente o rara
condizione infiammatoria di natura non chiara
(microtraumi ripetuti, reazioni auto/disimmuni,
alterazioni metaboliche locali) che produce riparazioni
cicatriziali retrattive che rendono rigida la zona
interessata dei corpi cavernosi impedendone l’espansione
erettile e l’adeguato sviluppo sia delle dimensioni che
della forma; infatti quando è localizzata in una piccola
area induce ipercurvatura con concavità dalla parte
della lesione, quando più estesa induce un difetto
nell’espansione del/dei corpi cavernosi e relativa
disfunzione erettile associata anche a marcata
ipercurvatura e retrazione dimensionale. La rigidità può
indurre anche un consistente dolore anche per lesioni
piccole che generano disfunzione erettile di tipo
protettivo.
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La valutazione
preterapeutica
La accurata valutazione clinica, dei dati storici e
comportamentali, terapeutici precedenti ed in corso
danno indicazioni relative alle possibili cause che poi
devono essere indagate con gli specifici esami in
relazione a quanto emerso come maggiore probabilità
prima e per passi successivi per le ragioni meno
probabili. La accurata sintesi dei dati raccolti
consentirà di definire il quadro complessivo, senza
sottovalutazioni, da sottoporre a terapia. La
valutazione clinica inoltre deve valutare con cura le
ragioni che portano alla correzione dimensionale
(generalmente l’incremento) e alla correzione della
curvatura, soprattutto quando questa sia contenuta entro
i 15°: la comprensione delle ragioni eivterà che si
attivi un percorso terapeutico talvolta lungo o non
privo di rischi senza risolver ele vere ragioni della
situazione. Esami sul
sangue e sulle urine – I test sul sangue
possono essere utili per determinare le condizioni
generali che, soprattutto in fase
puberale-adolescenziale, impediscono lo sviluppo penieno
o lo mantengono a ,limiti bassi: ove le condizioni
cliniche lo richiedano possono essere determinati i
livelli ormonali (testosterone. DHT, LH, FSH,
prolattina, talvolta degli ormoni tiroidei) in almeno 3
campionature, tenendo conto degli stati di stress; i
livelli di colesterolo e trigliceridi, di glucosio, le
transaminasi e la bilirubina, il profilo proteico, il
livello di creatinina. Altri parametri utili sono
l’esame delle urine e l’emocromo. Tutti i test indicati
servono a verificare le eventuali ragioni extragenitali
del ridotto o mancato o eccessivo
sviluppo.
Test di
definizione dimensionale – sono i test
che verificano la struttura interna del pene, la sua
morfologia complessiva, le dimensioni oggettive, il
flusso di sangue nel pene:
- Rilevazione
dimensionale e morfologica esterna –
generalmente da eseguire insieme alla ecografia
dinamica peniena, rileva la forma del pene e le sue
dimensioni oggettive in flaccidità ed erezione; utile
definire anche il livello di massimo stiramento che dà
informazioni sul grado di elasticità del pene (si
rileva la dimensione massima ottenuta stirando con
discreta forza il pene che ovviamente si assottiglia),
in caso di soggetti con discreto o abbondante adipe
pubico la dimesione peniena compresa tra la base del
pene e l’osso pubico ed infine rilevare l’angolo di
erezione, ovvero l’angolo tra il piano addominale e il
piano penieno; fondamentale è rilevare le condizioni
del prepuzio e del frenulo.
- Ecografia Dinamica
Peniena – si esegue la valutazione
ecografica della struttura e dei flussi ematici del
pene in flaccidità e in erezione indotta con
l’iniezione intracavernosa di un vasodilatatore
(papaverina o prostaglandina) in dose opportuna; ciò
consente anche di verificare il tempo di reazione per
ottenere l’erezione ed il tempo di cessazione e/o
riduzione della stessa; si rilevano i diametri
trasversali del pene a livello del corpo e del glande
nelle due condizioni.
- Cavernosografia
Dinamica – in casi particolari o in
presenza di dubbi di tipo strutturale si esegue
iniettando nei corpi cavernosi prima il mezzo di
contrasto in flaccidità e registrando le immagini
radiografiche, poi iniettando il vasodilatatore
(papaverina o prostaglandina) in dose opportuna per
ottenere l’erezione e registrando le immagini
radiografiche in erezione. Può essere associata
all’uretrografia retrograda ove vi siano da accertare
possibili difetti strutturali dell’uretra.
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all’indice La correzione delle dimensioni e della forma del
pene
Il
trattamento terapeutico può essere articolato in diverse
soluzioni e deve sempre prevedere le eventuali terapie
per le patologie connesse o sottostanti di tipo organico
riguardanti altri organi siano essi genitali o di altri
distretti: queste andranno risolte o riequilibrate prima
o contemporaneamente al trattamento specifico per le
dimensioni e/o la forma del pene. Lo schema di trattamento, soprattutto
quello meccanico, deve essere definto dall’andrologo
dopo le opportune valutazioni citate e sulla base
dell’evoluzione del quadro valutata ai controlli
periodici così da evitare danni, geenralmente da eccessi
di applicazione. Rare sono le
richieste di trattamento riduttivo delle dimensioni
peniene, non solo perché è pco frequente l’incidenza di
dimensioni importanti, ma anche e probabilmene
soprattutto perché dimensioni consistenti sono sempre
viste come un pregio e al massimo sussite una questione
di recupero comportamentale nella gestione
dell’amplesso, pur tuttavia essendo sempre possibile
intervenire per ottenere riduzioni dimensionali. La
richiesta di incremento dimensionale va sempre valutata
con attenzione, sia essa dipendente da una oggettiva
ridotta dimensione del pene, sia essa dipendente dal
desirerio di avere una dimensione maggiore rispetto a
quella posseduta e contenuta magari nella fascia
superiore della media, una volta accertate e messe in
trattamento le reali problematiche ove sussistano e sia
utile trattarle, per poi essere opportunamente trattate
per il raggiungimento dell’obbiettivo con il minor
raporto rischi/benefici. Trattandosi di percorsi
terapeutici di sviluppo è evidente che una condizione
fisica e nutrizionale generale ben equilibrate sono
fondamentali, così come l’astinenza dal fumo che avendo
specifica azione vasocostrittrice può rendere nullo
l’effetto complessivo della terapia
meccanico-farmacologica e non agevole la guarigione
dalle terapie chirurgiche.
Il riequilibrio nutrizionale comprende:
- mangiare cibi freschi e completi, non trattati, di
buona digeribilità e senza eccessi, tra cui frutta (in
particolare frutta rossa quali i frutti di bosco o
ricca in vitamina C) e verdura, prodotti da grano
integrale, pesce e carne, olio di oliva extravergine
- evitare fritti e cibi troppo elaborati o trattati
ed eliminare i cibi che inducono allergie o
intolleranze quando queste hanno base non curabile
- bere molta acqua (in media 2-3 litri al giorno)
così da mantenere alta la diuresi e quasi trasparente
l’urina (azione depurativa ed idratante).
L’attività fisica
generale mantiene efficiente il sistema
cardiovascolare e scheletrico-muscolare, concorre al
rilassamento ed al sonno equilibrato, mantiene
equilibrato il peso corporeo ed efficiente la
distribuzione energetica corporea. Gli esercizi di ritonificazione
pelvica migliorano i flussi
ematolinfatici dell’area pelvica ed il tono ed il
controllo della muscolatura perineale.
Terapia sessuologica
– un significativo numero di uomini
sviluppa una alterazione percettiva delle dimensioni e
della forma del proprio pene su base psicologica e/o
comportamentale e/o relazionale, le cui ragioni devono
essere sempre poste in evidenza; in relazione alle
ragioni evidenziate è necessario intervenire ai diversi
livelli, o tramite il semplice confronto dialettico, o
con l’insegnamento di attività di deconcentrazione e
recupero delle percezioni sensoriali corporee, o con
percorsi shiatsu-ayurvedici opportuni per il
riequilibrio ed il rilassamento, o con un lavoro di
recupero della comunicazione di coppia, ma anche ove sia
strettamente necessario delegando la terapia allo
psicologo. Tale parte del percorso terapeutico non
esclude comunque il trattamento organico di incremento o
decremento dimensionale del pene o di correzione delle
curvature.
Terapia
meccanica – la terapia meccanica
riguarda esclusivamente l’incremento delle dimensioni ed
è basata sul principio biologico di crescita per
motiplicazione cellulare di qualunque tessuto del nostro
organismo soottoposto ad opportuno stimolo estensivo; il
tempo di trattamento è medio-lungo e mai inferiroe ai
sei mesi di costante ed attenta applicazione della
procedura scelta; negli anni si sono succeduti prodotti
specifici e metodologie manuali che attualmente sono
evoluti in quattro modelli operativi:
- jelquing
– è il trattamento più semplice, ma
che richiede i tempi più lunghi, generalmente almeno
un anno per ottenere un incremento medio compreso tra
il 10% ed il 15% sia in termini di lunghezza che di
diametro, sia al corpo che al glande; il tempo medio
di applicazione giornaliera è di 60 minuti in due
riprese con adeguato intervallo di almeno 6 ore;
richiede una pausa ogni di 1 giorno ogni 3 giorni,
ovvero 2 giorni ogni 5 giorni; il trattamento
comprende un minimo dì 3 esercizi di estensione e
riempimento prossimodistale da eseguirsi in condizioni
di buon rilassamento e respirazione; i più comuni
sono: 1) presa del pene alla base, dopo retrazione
massima del prepuzio, tra pollice ed indice chiusi
come il segno di OK, pressione e spostamento lento
verso il glande, alternando le due mani, ripetendo il
doppio passaggio per 100 volte, usando il gel d’acqua
come lubrificante e avendo una semierezione – 2) presa
del pene alla base, dopo retrazione massima del
prepuzio, con il pollice delle due mani sul lato
dorsale (sopra) e indice e medio sul lato ventrale
(sotto) del pene in modo da prendere bene i due corpi
cavernosi, pressione e scorrimento lento verso il
glande e ripetendo il passaggio per 50 volte, usando
il gel d’acqua come lubrificante e avendo una
semierezione – 3) presa del pene alla base e sotto il
glande, dopo retrazione massima del prepuzio, tra
pollice ed indice chiusi come il segno di OK, avendo
il pene flaccido o con erezione appena accennata, e
stirando il corpo con attenzione e delicatezza ma
anche con decisione per circa 20 secondi, poi
rilasciando per 10 secondi, ripetendo nelle 4
direzioni principali alternate per 3 volte; il set di
esercizi citati deve essere ripetuto per 3-6 volte
consecutive.
- extender – il
trattamento, abbastanza semplice, non ha alcun effetto
signficativo sullo sviluppo del glande e solo un
ridotto effetto sull’incremento del diametro del
corpo; richiede generalmente almeno 6 mesi per
ottenere un incremento medio compreso tra il 10% ed il
15% in termini di lunghezza e del 5% in termini di
diametro; allo stato attuale sono disponibili due tipi
di extender, l’extender fisso e l’extender a
scorrimento; il principio oeprativo è sostanzialmente
identico e si basa sulla messa in trazione del corpo
penieno per un tempo opportuno che generalmente non
deve mai supare l’ora continuata pena la generazione
di danni; l’applicazione deve essere ripetuta con
intervalli non inferiori ad un’ora per 6-8 volte nella
giornata e lasciando una pausa di 1-2 giorni ogni 5-6
giorni di applicazione; l’apparecchio è fatto da due
barrette metalliche con tecnologia variabile nella
prima parte per il controllo della tensione (da una
semplice molla ad un sistema telescopico meglio
graduabile), e da barrette successive avvitate così da
regolare la lunghezza in modo opportuno, alla base vi
è un anello che poggerà sul pube ed in cui passa il
pene, all’altro estremo un piattino concavo forato su
cui poggerà il tratto tra il temione del corpo penieno
ed il glande fissato ad esso da 1-2 lacci di silicone;
l’extender a scorrimento ha il piattino libero di
scorrere lungo le due barre, il che rende molto più
agevole l’applicazione dell’apparecchio e consente un
esercizio di progressiva estensione da attivare per
alcuni minuti prima di fissarlo con due apposite viti
alla barretta terminale regolando la tensione che può
essere progressivamente aumentata nel corso dell’ora
di trattamento: questo meccanismo migliora
sensibilmente la risposta ottenuta dal trattamento e
migliora molto la tollerabilità dell’applicazione,
anche per la prsenza di un doppio laccio di silicone
che scarica in parte e meglio ripartisce la pressione
sulla parte terminale del pene.
- penis
builder® - è il più recente prodotto
per la terapia meccanica e migliora ed ingloba in sé
sia la procedura manuale del jelquing che quella
mecanica dell’extender, automatizzandole e combinando
armonicamente lo stimolo estensivo e quello espansivo;
il trattamento è relativamente semplice e richiede
generalmente almeno sei mesi per ottenere un
incremento medio compreso tra il 15% ed il 20%
(potrebbe essere anche il 25%, ma è soggetto a
verifica nei prosismi mesi) sia in termini di
lunghezza che di diametro, sia al corpo che al glande;
l’applicazione richiede in media due trattamenti di 90
minuti giornalieri, intervallati da almeno 2 ore
(meglio almeno 6-8 ore) con una pausa di 1 giorno ogni
3 giorni o di 2 giorni ogni 5 giorni di applicazione;
per i primi 60 minuti va applicata la parte estensiva
costituita sostanzialmente dall’extender a scorrimento
montato in un apposito apparecchio a pompa che
esercita ad intervalli regolari la tensione
(generalmente 6 secondi di tensione e 3 secondi di
detensione): la regolazione della tensione è relativa
alle dimensioni attuali del pene e al grado di
stiramento massimo; per i successivi 30 minuti va
applicata la parte espansiva costituita da un cilindro
del tipo dei vacuum (cilindro di plastica che viene
sigillato con una guarnizione alla base del pene ed è
connesso alla pompa suddetta all’altro estremo – dal
lato del glande – così da generare il vuoto nel
cilindro e favorire l’afflusso di sangue verso il pene
per differenza di pressione) che esercita ad
intervalli regolari la depressione (generalmente 6
secondi di depressione e 3 secondi di normopressione,
ma i tempi possono essere variati con la funzione
continuo/discontinuo a regolazione temporale manuale)
ed ottenendo un esercizio controllato di espansione
forzata alternata alla deespansione.
Terapia
farmacologica – la terapia farmacologica
comprende il trattamento ormonale locale, con azione di
stimolo diretto, il trattamento con integratori e
fitoterapici, con azione di stimolo generalizzato alle
componenti che controllano il trofismo e la funzione
penieno-genitale, il trattamento immunotissulare da
impiegare come supporto ai primi due e/o alle altre
tipologie terapeutiche per la sua azione di stimolo
equilibrante specifico e generale; i farmaci indicati
vanno assunti alla sera prima di dormire, poiché il
periodo del sonno è quello migliore per indurree gli
stimoli costruttivi e riparativi; le osservazioni fatte
in questi ultimi anni suggeriscono di applicare questo
tipo di terapia con integrazione delle diverse tipologie
meccaniche sopradescritte al fine di migliorare l’esito
di entrambe:
- terapia ormonale con
DHT (androstanolone) – l’ormone è la
forma attiva del testosterone e va impiegato con
attenzione e sotto controllo andrologico, per quanto
in tre anni di esperienza non abbia mai dato alcun
problema; viene applicato in forma di gel ad alto
assorbimento (generalmente è una preparazione fatta su
prescizione specifica dell’andrologo che deve
determinare anche la dose che solitamente è tra i 10
ed i 30 mg/ml) sul glande e sul terzo distale del pene
a prepuzio retratto; induce uno stimolo diretto allo
sviluppo delle componenti dei corpi cavernosi e del
glande; in sei mesi di trattamento può indurre
incrementi tra il 10% ed il 15%
- terapia ormonale con
GH endocavernoso – l’ormone della
crescita ha dimostrato una discreta azione di stimolo
allo sviluppo del pene (tra il 10% ed il 15% in 2-3
mesi) se applicato localmente con iniezione
endocavernosa al corretto dosaggio (in generale
occorre suddividere il dosaggio in almeno 2 iniezioni
a settimana) da definire rispetto alle caratteristiche
generali del soggetto; richiede l’attento controllo
dell’andrologo che dovrà anche eseguire le iniezioni;
l’uso è limitato dall’elevato costo del prodotto e
quindi del ciclo terapeutico.
- terapia fitoterapica
– i fitoterapici, ove ben selezionati
ed adeguatamente preparati, di elevata qualità,
inducono stimoli all’asse ipotalamo-ipofisi-testicolo
fornendo così indirettamente lo stimolo allo sviluppo,
alla rete vascolare pelvico-peniena favorendo così il
necessario flusso di sangue verso il pene con azione
espansiva. La scelta e la composizione, il dosaggio
devono essere definiti dall’andrologo o da un medico
fitoterapeuta. Tra i fitoterapici principali per la
disfunzione eretile sono impiegabili il ginseng
asiatico, la damiana, la catuaba, il ginko biloba, la
muira puama, il guaranà, la maca; in sei mesi di
trattamento può indurre incrementi di circa il
10%.
- terapia amminoacidica
con arginina e lisina – questi due
amminoacidi hanno elevata attività di stimolo alla
secrezione del GH (l’ormone della crescita e del
trofismo) e quindi concorrono indirettamente a fornire
un adeguato stimolo trofico che se indirizzato con
altri stimoli (terapia meccanica e/o buona attività
sessuale, DHT e/o fitoterapici) migliora il loro
effetto sullo sviluppo dimensionale.
- terapia
immunotissulare (SAT) –
l’immunoterapia è basata sulla somministrazione (per
supposte o talvolta per microiniezioni intradermiche
della componente Fab di anticorpi antitissulari
specifici (ottenuti da cavalli opportunamente
allevati, sensibilizzati con estratti da organi suini,
i più simili per composizione a quelli umani) che
agiscono sui tessuti bersaglio riequilibrando la
funzione alterata; lo schema di somministrazione
dipende dalle cause che inducono la disfunzione
erettile così da agire sulle diverse componenti siano
esse neuroendocrine, vascolari o peniene; il
trattamento richiede generalmente almeno 3-6 mesi e le
scelte devono essere eseguite da un andrologo esperto
di tale terapia.
Terapia
chirurgica – i trattamenti chirurgici
consistono in diverse procedure, alcune a basso rischio,
altre a maggiore o alto rischio e allo stato attuale
sono solo efficaci per l’incremento dimensionale, in
particolare il diametro, del corpo penieno e per la
correzione delle curvature. Le procedure più diffuse
sono:
- l’impianto di filler
sottocutanei – diversi sono i filler
che sono stati impiegati e tra questi i due principali
sono l’autotrapianto di grasso e l’impianto di
bio-alcamid®; il primo prevede il prelievo di una
adeguata quantità del proprio grasso (in geenrale
dall’addome o dai glutei) e poi il suo inserimento con
una siringa e con adeguata distribuzione sotto la cute
del corpo penieno: l’impianto dà spesso luogo a
reazioni infiammatorie importanti, non è stabile e in
6-12 mesi si riassorbe completamente o talvolta
lasciando residui sparsi e nodulari, richiede almeno
30 giorni di astinenza sessuale, il limite principale
è legato alla disponibilità del proprio grasso; il
secondo è un prodotto a base di un polimero reticolato
presente al 5% e di acqua imbrigliata in esso
costituendo un gel iniettabile con una siringa con
adeguata distribuzione sotto la cute del corpo
penieno: non dà reazioni infiammatoire e si stabilizza
permanentemente in circa 48 ore, richiede circa 7-10
giorni di astinenza sessuale, non ha limiti di volume
se non la tollerabilità della propria struttura ad
essere espansa; entrambi possono dare incrementi sino
a circa il 50% del diametro, livello che è
sconsigliabile superare.
- la plastica del
legamento sospensore – si basa sul
fatto che il legamento sospensore del pene, per
posizione di ancoraggio allo stesso o per sua
dimensione, trattenga una piccola parte (circa 1-2 cm)
del pene nel paino cutaneo del pube; la procedura
prevede l’allungamento del legamento con tecniche
diverse che mirano a rendere stabile l’effetto, ma
purtroppo ciò non è mai stato possibile in quanto la
reazione cicatriziale nel tempo recupera gran parte
dell’allungamento prodotto annullando in fatto l’esito
in circa 12 mesi; in ogni caso l’effetto è reale solo
per il pene flaccido ed è compreso tra 1 cm e 2 cm;
infine l’effetto sempre presente ed indesiderato è
l’ampliamento dell’angolo di erezione che può portare
il pene a divenire orizzontale o inclinato in
basso.
- la lipoaspirazione
pubica e la plastica cutanea pubica –
nei soggetti obesi o sovrappeso, soprattutto con il
passere del tempo, si stabilizza una discreta quantità
di grasso, difficilmente eliminabile con il controllo
alimentare e l’attività fisica, nel triangolo pubico e
talvota a ciò si associa anche una caduta in basso
della cute espansa dal grasso; l’esito è
l’inglobamento di aprte del pene con riduzione visuale
delle sue dimensioni specialmente in flaccidità; in
diversi casi quest condizione dà luogo a parafimosi o
fimosi infiammatoria che chiude il glande nel prepuzio
peggiorando ulteriormente l’immagine (oltre che lo
stato di salute); in relazione alle condizioni
obbiettive si procede alla lipoaspirazione ed
eventualmente alla plastica riduttiva della cute con
esposizione del pene reale posseduto; nel caso può
anche essere eseguita la circoncisione radicale.
- la corpoplastica
incrementale – è una procedura ad alto
rischio poiché prevede la sezione laterale dei due
corpi cavernosi e l’inserimento tra i due margini di
ciascun corpo così ottenuti di una fetuccia di un
derivato semisintetico (alloderm®) che può apportare
in generale sino a 2 cm per lato di incremento della
circonferenza (la larghezza di ogni fettuccia), ovvero
circa 1.5 cm di diametro; l’esito, ove non intervango
problemi vari nella cicatrizzazione, è stabile
permanentemente, richiede circa 20 giorni di astinenza
sessuale; lo stesso prodotto è usato per incrementi in
lunghezza con il suo inserimento anulare e capacità di
risultato da 2 a 4 cm di incremento con l’inserzione
di uno o due anelli della fettuccia; il problema
aggiuntivo è legato alla espansione brusca dell’uretra
e del relativo corpo spongioso che potrebbe non
seguire quella dei corpi cavernosi inducendo
instabilità e curvatura ventrale.
- la corpoplastica per
la correzione delle curvature – è una
procedura con piccole varianti tecniche che provvede
generalmente ad accorciare il corpo cavernoso dal lato
convesso (entrambi per le curvature ventrali o
dorsali); in casi di pronunciata curvatura si può
moderatamente detendere il corpo cavernoso (entrambi
per le curvature ventrali o dorsali) dalla parte
concava per ridurre il rischio di cedimento per
eccesso di tensione sui punti della parte convessa;
può dare problemi di cicatrizzazione con deficit
erettivi distali alla sede del posizionamento dei
punti; può dar luog a totale o parziale cedimento dei
punti con ripresa della curvatura; dà sempre luogo a
riduzione della lunghezza del corpo del pene
proporzionale al grado di curvatura (anche sino a 3
cm); l’alternativa è la correzione della curvatura per
espansione con inserimento di alloderm® dalla parte
concava o con sezione trasversale e sintesi
longitudinale del settore concavo con i problemi
descritti nella corpoplastica incrementale.
- l’incremento
chirurgico del glande – alcune delle
procedure citate per il corpo sono state impiegate
anche per il glande, ma l’esito positivo è scarso per
la particolare struttura del glande che non consente
utili inserimenti di materiale o incisioni della sua
struttura senza il rischio alto di dare luogo a brutti
esiti cicatriziali.
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