Alpinismo giovanile equivale ad attività di accompagnamento dei ragazzi in escursioni alpine per offrire loro occasioni di conoscere l'ambiente montano.
In realtà è un intero universo, da far conoscere, per proporre, anche ai ragazzi, una gamma di attività sportive con delle implicazioni scientifiche ed etiche che possono a buona ragione essere considerate fondamentali per la maturazione complessiva del ragazzo. L'ambiente alpino è uno straordinario terreno di gioco e conoscenza in cui poter praticare attività fisiche (escursionismo, scialpinismo, alpinismo, speleologia) e nel contempo acquisire esperienze formative e conoscitive: imparare a conoscere i propri limiti e le proprie capacità, ad accettarle, imparare il rispetto per se stessi e gli altri; l'osservazione, la conoscenza, il rispetto dell'ambiente montano e dei fenomeni fisici che lo regolano.
Vivere sul campo esperienze che si legano direttamente ad approfondire la geografia, la geologia, la morfologia dell'ambiente, la flora, la fauna, il lavoro dell'uomo sulla montagna.
L'Alpinismo Giovanile è uno strumento per seminare nel ragazzo curiosità e voglia di sapere cosa c'è dietro l'orizzonte. Tutto questo è possibile grazie agli Accompagnatori: persone motivate ed esperte che volontariamente dedicano gran parte del loro tempo nell'accompagnare in sicurezza i ragazzi in montagna. Al Cai Vimercate due persone, hanno frequentato appositi corsi di formazione ed aggiornamento e in collaborazione con altre sezioni ci permettono di organizzare un "corso di introduzione all'alpinismo" per i ragazzi.

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Alpinismo Giovanile, il nostro futuro

di Luigi Verderio.

L'aria fresca del mattino ed il vociare dei ragazzi ci risvegliavano dal torpore del pullman. Eravamo di nuovo ai Piani dei Resinelli. Io e Giorgio vi avevamo trascorso nove lunghi week-end nel corso dell'anno appena passato. Lunghi e intensi week-end per seguire il corso di formazione di Accompagnatore di Alpinismo Giovanile. Giornate passate nei locali della Montanina a seguire lezioni su geomorfologia, flora e fauna alpina, educazione ambientale, orientamento, regolamenti e responsabilità, tecniche di animazione, psicologia dell'età evolutiva e dinamica di gruppo. Ogni tanto si usciva a giocare, a divertirsi come bambini, per sperimentare i giochi d'animazione e di socializzazione e quelli finalizzati alla conoscenza dell'ambiente, spronati dal motto continuamente ripetuto dai nostri istruttori: "Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l'adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che è dentro di sé" (Pablo Neruda n.d.r.). E poi le giornate dedicate alla parte tecnica: primo soccorso, nodi, ancoraggi, attrezzamento di sentiero con corde fisse, tecniche di arrampicata, autosoccorso.

Nei momenti di pausa guardavamo passare la gente che ai Resinelli veniva per divertirsi sui prati e nei boschi, o disperdersi sui sentieri e sulle pareti della sempre bellissima Grignetta. Sì, un po' di invidia c'era in noi "costretti lì a lavorare". Ma non più di tanto. La nostra era stata una scelta ragionata e, man mano che il corso andava avanti, ci rendevamo conto che era stata una scelta giusta. Alpinismo Giovanile, oggi, non deve voler dire solo accompagnare ragazzi in montagna, pur restando questa l'attività fondamentale. Occorre saper dare ai ragazzi gli elementi necessari per instaurare con l'ambiente e la montagna stessa un consapevole e armonioso rapporto e aiutarli nella loro crescita di alpinisti e di uomini. E la montagna è il terreno di gioco ideale per vivere esperienze di formazione, in gioia e serenità.
Eravamo di nuovo ai Piani dei Resinelli dunque. Ma questa volta era la prima uscita con i ragazzi partecipanti al primo corso di Alpinismo Giovanile organizzato dal CAI di Vimercate.
Strane sensazioni. Ero lì in veste di Accompagnatore, di "guida", ma mi sentivo come un alunno nel giorno degli esami.
E tante domande: "Andrà tutto bene?", "Riuscirò a legare coi ragazzi?", "Si divertiranno, saranno contenti al loro ritorno a casa?", "Verranno ancora tutti alla prossima gita?".
La Grignetta si stagliava contro un cielo limpido e azzurro che non ricordavo da tempo. Una bellissima giornata. "Sì, andrà tutto bene".
Finalmente ci si mise in marcia e le mie preoccupazioni svanirono velocemente.
"Dove andiamo?", "Quanto è lunga la strada?", "Come ti chiami?".
Il ghiaccio era rotto.
"Che fiore è questo?".
Per fortuna avevo infilato nello zaino una piccola guida ai fiori alpini.
"Quando facciamo una sosta?".
"Tra poco".
La lunga colonna di ragazzi e accompagnatori si snodava lungo il sentiero della Traversata Bassa. Il sole filtrava tra i rami ancori spogli e illuminava l'erba ancora gialla, da poco liberata dalla neve.
Una breve sosta, un panino, e poi di nuovo in marcia. Il Pialeral, ormai, non era lontano.
L'andatura era tranquilla, c'era il tempo per parlare, i ragazzi cominciavano a conoscersi, a ricordare i nostri nomi.
La meta fu finalmente raggiunta. Da dove sorgeva il rifugio Tedeschi il panorama che si offriva a nostri occhi era veramente suggestivo.
"Vedi, quello è il Pizzo dei Tre Signori, quello è Lo Zuccone Campelli, questo è il Resegone".
Il vento freddo che scendeva dalla Grigna, ancora innevata, ci costringeva a cercare riparo dietro ai massi o negli avvallamenti del terreno per poter consumare in pace la nostra colazione. Ivan, subito ribattezzato "4 panini e mezzo al chilometro", aveva già da tempo esaurito tutto il carburante a disposizione e, soldi alla mano, vagava tra Martina, Carlo, Francesca, Hayley, Alexia, Stefano, Gabriele, Andrea, Silvano alla disperata ricerca di qualcosa da mangiare. E la ricerca non fu infruttuosa.
"Cosa facciamo adesso?".
"Si gioca".
"A che gioco?".
"Al mini cri".
"Cos'è?".
"Non si gioca con la palla, ma è un bel gioco."
Avevamo portato carta, pastelli, acquarelli, bicchieri, nastro adesivo, forbici, tutto l'occorrente insomma per svolgere dei giochi finalizzati alla conoscenza dell'ambiente. Era una novità, accolta da tutti con entusiasmo.
E fu sorprendente vedere con quanta fantasia e abilità, utilizzando il materiale a disposizione, i ragazzi riuscirono a riprodurre elementi dell'ambiente e a mimetizzarli nel territorio per renderli invisibili alla squadra "avversaria" che doveva poi ritrovarli.

Il gioco aveva creato uno stato di gioiosa eccitazione. Li aveva appassionati, nel gioco avevano profuso impegno, entusiasmo e quella carica di competitività che proprio i ragazzi riescono sempre ad esprimere nelle loro attività.
Ma era ormai tempo di scendere a valle. E tra interminabili "È presto, restiamo ancora un poco", faticosamente si riuscì a ricomporre i gruppi ed iniziare la discesa.
Si concludeva così questa prima giornata. Il pullman, puntuale, ci aspettava al Colle Balisio.
Seguirono poi altre gite. Alle Cinque Terre, dove si poté immergere i piedi nell'acqua del mare. Al rifugio Albani, dove i piedi si bagnarono nella copiosa neve che ancora assediava il rifugio. Al rifugio Bertacchi, non raggiunto, in una di quelle giornate che ti fanno rimpiangere di essere in montagna, con la pioggia incessante e le nuvole all'altezza del naso. Ma loro, i ragazzi, riuscirono lo stesso a divertirsi.
Ed infine i due giorni al rifugio Curò, con la cena seguita dai canti, con l'eccitazione della prima notte da passare in rifugio, lontano dai genitori.
Il 1995 vedeva così nascere, anche nella nostra sezione, l'Alpinismo Giovanile.
Un po' tardi, è vero. Ma importante è avere cominciato, ancora più importante sarà continuare.
Perché il futuro, anche quello del CAI, è nei giovani.