GRUPPO ESCURSIONISMO "G. GIURIN"
ESCURSIONI ESTIVE
SENTIERO GÜNTHER MESSNER
Gr. Sass de Putia22-23 settembre 2001
Organizzatori: Paolo VIZZOTTO, Tiziano CASARIN.
Primo giorno
Dal passo delle Erbe (m.2000), con strada bianca al Rif. Alpe Fornella (m.2067). Proseguimento con segnavia n.8a inizialmente in quota fino alla F.lla de Putia (m.2357); salita facoltativa tempo permettendo alla Cima del Sass de Putia (m.2875) con percorso attrezzato. Dalla F.lla con segnavia n.4 (GM) al rifugio Genova (m.2297) dove pernottiamo.Secondo giorno
Dal Rifugio Genova si risale fino al bivio (m.2360) e con tratti prevelentemente in cresta attrezzati di corde e scalette si intraprende l'Alta Via G.Messner sulle Odles Deores toccando come quota masima m.2646. La discesa avviene col sentiero GM che aggirando il Monte Rovina porta al Ponte Russis (m.1730).Per chi non intende effettuare il sentiero attrezzato, il secondo giorno dal rifugio Genova ritorna all F.lla de Putia e sempre con Sentiero GM a Nord del gruppo percorrendo le ghiaie giunge nei pressi del medesimo ponte.
Tempo di percorrenza:
I giorno ore 3:00 + 2:30 (cima)
II giorno ore 5:00 circa
Giro alternativo ore 3:30/4:00 ca.Dislivelli
I giorno:
in salita 330 m. Circa +520 (cima)
in discesa 70 m. Circa + 520 (cima)
II giorno:
in salita 330 m. circa
in discesa 970 m. circa
Giro alternativo
in salita 330 m. circa
in discesa 970 m. circaDifficoltà: E - EEA
Cartina sentieri: Tabacco 030Partenza da:
Piazzale Leonardo da Vinci
ore 6:30.
CRODA ROSSA DI BRAIES
8-9 settembre 2001
Organizzatori:
Franco CERIELLO, Guido FURLAN.Questa escursione consente in due giorni di compiere quasi tutto il giro della Croda Rossa dAmpezzo, un grande complesso di valloni selvaggi, da cui si ergono pareti rocciose dai riflessi rossi. Questo luogo è regno incontrastato del camoscio.
Programma:
1° giorno: dal passo di Cimabanche, m.1530, si prende il sentiero n. 18 che risale tutta la Val dei Canopi fino a giungere di fronte a una parete rocciosa che, con una splendida cascata, chiude la valle. Ora si prosegue a destra sul sentiero, che zigzagando porta a superare la ripida costa fino a raggiungere i prati di Prato Piazza. Una traccia di sentierino, verso destra, conduce alla Cima di Col Tondo dei Canopi, da cui si può godere, fra laltro, di un grande panorama sulla parete nord del Cristallo. Si scende per lo stesso sentierino fino a raggiungere il rifugio Prato Piazza, dove si cena e si pernotta.2° giorno: dal rifugio si prende il sentiero n.3, che conduce nel versante nord della Croda Rossa, allinterno del Parco Naturale di Fanes, Senes e Braies. Il sentiero, tra brevi saliscendi, corre verso NO, alla base delle pareti rocciose dalle differenti sfumature tra il rosa e il rosso, fino a raggiungere lalpeggio superiore della Malga Cavallo, dove ci si può ristorare. Il sentiero prosegue in leggera salita fino ad un bivio, dove si potrà decidere di salire ancora verso il rifugio Biella oppure di scendere verso il lago di Braies, dove ha termine lescursione.
Tempo di percorrenza:
I giorno ore 4:00 circa
II giorno ore 5-6:00 circaAltimetria:
I giorno:
quota di partenza m. 1530.
quota massima m. 2176.
quota di arrivo m. 1991.
II giorno:
quota di partenza m. 1991.
quota massima m. 2330 ca.
quota di arrivo m. 1500 ca.Dislivelli
I giorno:
in salita 650 m. circa
in discesa 200m. circa
II giorno:
in salita 600 m. circa
in discesa 1050 m. circaDifficoltà: E - EE
Cartina sentieri: Tabacco 03Partenza da:
Piazzale Leonardo da Vinci
ore 7:30.CADINI DI MISURINA
24 giugno 2001
Organizzatori: Giulio ZENNARO, Paolo SIMONATO.
L'escursione consente di percorrere alcune delle tipiche conche che danno il nome al gruppo, valicando numerose forcelle che separano i vari rami dei Cadini.
Dal rifugio Col de Varda (raggiungibile in seggiovia) m.2115 il sentiero 117 risale le Grave del Cadin di Misurina fino alla Forcella Misurina m. 2395 scendendo poi in un ripido valloncello di rocce e ghiaie (scalette e corde) fino al fondo del Cadin della Neve che si risale in direzione Sud-Est fino alla Forcella della Neve m.2471.
Si scende ripidamente ma per un breve tratto nel Ciadin de le Pere deviando poi a sinistra (sentiero 118) per risalire un'erta gola rocciosa (scalette e corde fisse) tra il campanile Verzi e la Cima Eötvös fino alla selvaggia Forcella Verzi m.2550 e alla vicina Forcella del Nevaio m.2624. Si scende quindi nell'ampio Cadin del Nevaio, il più importante del gruppo, tenendosi verso sinistra fino ad arrivare al Passo dei Tocci m.2360, dove è situato il Rifugio Fonda Savio.
L'itinerario prevede ora la discesa in Val Campedelle (siamo nuovamente sul Sentiero A. Bonacossa con cui avevamo iniziato al Rif. Col de Varda) fino alla Forcella di Rinbianco m.2176, raggiunta con una breve comoda risalita, concludendo l'escursio-ne con la discesa nel Cadin di Rinbianco (sentiero 119) fino al casello della strada a pedaggio delle Tre Cime di Lavaredo.
Dislivello:
in salita ca.830 m.
in discesa ca. 1100 m.Quota di partenza: 2115 m.
Quota massima: 2624 m.
Quota di arrivo: 1851 m.
Tempo di percorrenza: 6 ore circa
Difficoltà: EE
Cartina sentieri: Tabacco 17ATTORNO ALLA TOFANA DE RÒZES
10 giugno 2001Organizzatori: Tiziano Casarin, Franco Cestaro, Gabriella Buseghin e Monia Da Lio.
L'itinerario proposto inizia dal piazzale presso il Bar Magistrato delle Acque che si trova sulla strada Cortina - Passo Falzarego.
Giro A:
Dietro al Bar inizia una traccia senza segnavia, in direzione della Tofana de Ròzes che si congiunge alla mulattiera di guerra sotto al Col dei Bòs. Per essa prima in leggera discesa poi con numerosi tornanti si sale alla Forcella Còl dei Bòs. Poco prima della Forcella si stacca sulla destra il sentiero 404 che si segue fin sotto le rocce del Castelletto, dove lo si lascia per prendere a sinistra un sentierino che sale obliquamente all'imbocco delle gallerie di guerra.
Per una serie di scalette metalliche si entra nel lungo cunicolo e lo si risale per tutta la sua lunghezza, uscendone presso la Forcella de Ròzes. Si traversa a destra su facili rocce, poi si scende a sinistra su cengia (corda metallica), si raggiunge la base NO del Castelletto e poi, la Forcella Còl dei Bòs. Si scende lungo la Val Travenanzes fino a poco dopo le alte, belle cascate che scendono dal salto del Magiarié, dove, si lascia il sentiero 404 per seguire il sentiero segn. 403. Superato il salto roccioso per una bancata obliqua, il sent. entra nel vallone del Magiarié e lo risale fra i caratteristici cumuli di enormi massi, conducendo al rifugio Giussani.
Dal rifugio si scende verso S per il Valon de Tofana al rifugio Dibona. Dal rifugio si scende lungo la carareccia di guerra fino al primo tornante,dove si lascia, per seguire il sentiero sulla destra segn. 442 che porta sulla strada Cortina - Passo Falzarego.Giro B
Stesso itinerario, senza la deviazione da forcella Col dei Bos per le gallerie del Castelletto.
Dislivelli:
in salita
Giro A: ca. 1270 m.
Giro B: ca. 960 m.
in discesa
Giro A: ca. 1520 m.
Giro B: ca. 1210 m.
Quota di partenza: 1985 m.
Quota massima: 2633 m.
Quota di arrivo: 1732 m.
Tempo di percorrenza: 7.00 ore circa
Difficoltà:
Giro A: EEA
Giro B: EE
Cartina sentieri: Tabacco 03
INDICERIFUGIO SÒRA 'L SASS ANGELINI
13 maggio 2001Organizzatori: Guido Furlan e Tiziano Casarin.
Al margine di una radura all'estremità occidentale dell'alto-piano boscoso che si distende ai piedi degli Spiz di Mezzodì, si trova un piccolo rifugio dedicato a Giovanni Angelini. In passato la radura (Sora '1 Sass de Mezodì, come i locali indicano il luogo) era una conca di pascolo e in essa si trovava un piccolo e spartano casèl, ricovero per i pastori. Nel 1971 il CAI Valzoldana, con il patrocinio della Fondazione Berti, realizzò una graziosa costruzione in muratura a due piani, dotata di cucina e fogher (poi eliminato), con una dozzina di posti letto nel soppalco, che per numerosi anni ha funzionato come comodo bivacco non gestito. In seguito sono state aggiunte piccole appendici alla costruzione originaria, per aumentarne la capacità e la funzionalità. Il bivacco è ora un piccolo rifugio gestito durante la stagione estiva, nodo fondamentale del movimento escursionistico nel gruppo del Mezzodì e tappa dell'Anello Zoldano. Il punto di appoggio preferito dagli alpinisti (peraltro piuttosto pochi) è invece il bivacco Carnielli sulla Pala dei Làres Auta, al piede delle belle pareti occidentali di Spiz di Mezzo e Sud, sulle quali si sviluppano numerose vie di arrampicata su ottima roccia.
Gli accessi usuali ai rifugio sono tre, il primo direttamente da Forno (da nord) lungo il sent. 534 che sale nel bosco passando per la casèra di Mezzodì e raggiunge poi l'estremità settentrionale del piccolo altopiano di Sora 'I Sass. Più frequentati sono gli altri due percorsi che partono dalla Val Pramper. Si può dunque partire dalla bassa valle presso Castelàz, utilizzando un buon sentiero (il Triòl de la Pissa de Gnuch, che va a confluire nel sentiero 534 presso la casera di Mezzodì; oppure si può risalire al Piàn de la Fopa e da qui imboccare il sentiero (sempre 534) che si inoltra nel Canalone Nord, del quale rimonta il roccioso fianco destro sfruttando un vecchio percorso di cacciatori, reso più agevole da un centinaio di metri di cavo metallico, che conduce all'estremità meridionale del piccolo altopiano di Sora '1 Sass de Mezodì. In 5 minuti si può scavalcare il dosso alle spalle del rifugio e scendere al cosiddetto "Piccolo Belvedere" e ammirare dall'alto tutti i villaggi della bassa Val di Zoldo. Ma sarebbe certamente meglio raggiungere (1 ora) il Belvedere vero e proprio da dove si gode una vista ideale sull'intera valle e i suoi monti.Il percorso
Il percorso proposto combina due dei tre percorsi di accesso al Rifugio. Da Forno di Zoldo (q. 840) attraversiamo dapprima il ponte sul torrente Maè e poi superato quello che attraversa il torrente Prampéra giungiamo in località Baron, da qui risaliamo, dapprima su comoda mulattiera poi su sentiero, la riva destra del torrente fino a giungere la località Castelàz in val Prampèra tralasciato il ponte in legno risaliamo ulteriormente il torrente sul lato destro fino a imboccare un sentiero nel bosco che sale verso sinistra con numerosi tornanti risalendo quindi un valloncello sul cui fondo scorre un modesto corso d'acqua con cascatelle (è il vecchio Triol del Pissàndol o de la Pissa de Gnuch). Più su, si passa accanto a una vecchia cavalletta di teleferica e quindi, con minore pendenza e sempre nel bosco, si raggiunge l'ampia radura ove sorge la casèra del Mezzodì (1349 m; ore 1.40). Dopo breve sosta si prende il sentiero che sale sulla destra (sud) rientrando nel bosco (sent. 534). Inizia qui un tratto con pendenza non eccessiva che porta in circa un quarto d'ora allo sbocco di un vallone (Valon Grand) e, poco più avanti, al piede di un secondo ripido vallonetto (Valon Pìcol). Risalitolo, in breve ma piuttosto ripidamente, si va a sbucare all'estre-mità settentrionale dell'altopiano di Sora 'l Sass, dove sorge il rifugio Angelini (1588 m; ore 2.30).
Ritornati alla casera di Mezzodì continuiamo per il sentiero che in direzione nord scende verso Forno di Zoldo, dapprima il sentiero si inoltra nel bosco con non gravosa pendenza quindi scende più velocemente con numerosi zig-zag fino alla località Baron e di qui a Forno dove ci aspetta l'autobus.Dislivello:
in salita ca. 750 m.
in discesa ca. 750 m.Quota di partenza: 840 m.
Quota massima: 1588 m.
Quota di arrivo: 840 m.
Tempo di percorrenza:4 ore circa
Difficoltà: E
Cartina sentieri: Tabacco 25CRESTA DEL MONTE PALALTARINS
29 aprile 2001Organizzatore: Tiziano Casarin.
La stupenda attraversata in cresta della catena del Palantarìns raccorda antiche mulattiere che un tempo servivano gli alti pascoli e i ruderi delle casere un tempo abitate indicano la passata importanza di questi comprensori.
Ciò che rimane sono testimonianze di unepoca e una tradizione ormai estinte. Percorrendo laerea traiettoria è percettibile la sensazione di vuoto data dallisola-mento geografico di questo rilievo, lincomparabile panorama godibile dalla cresta spazia dalla zona pedemontana alla pianura friulana percorsa dallargenteo nastro del fiume Tagliamento.
Da Bordano si segue la rotabile
per Interneppo.
Poco prima del paese una pista forestale sulla sinistra conduce ad un rustico, litinerario inizia risalendo una scalinata dalla quale si stacca un marcato sentiero che avanza nel bosco del Ciadul.
Prestando attenzione ai segnavia il sentiero si porta sul crinale dove è godibile un vasto panorama, si toccano in un susseguirsi di saliscendi le sommità dei monti Naruvìnt, Tre Corni e Palantarìns. La discesa si snoda lungo il crinale meridionale passando per il Monte Brancòt fino allerbosa selletta La Forchia.
Dalla selletta il sentiero piegando verso sudest con numerosi ma brevi tornanti si raccorda ad una antica mulattiera, essa affianca la pittoresca chiesetta di San Michele dei Pagani e raggiunge Braulìns, termine dellitinerario proposto.
Dislivello:
in salita ca. 750 m.
in discesa ca. 800 m.
Quota di partenza: 300 m.
Quota massima: 1049 m.
Quota di arrivo: 250 m.
Tempo di percorrenza:5 ore circa
Difficoltà: E
Cartina sentieri: Tabacco 20ALTOPIANO DI LAVARONE
Per la Val Scura lungo il Sentiero C. Chiesa.
1 ottobre 2000Organizzatore: Paolo Simonato.
Salita - 233-
Da Lévico andare, oltre Brenta, fra i vigneti alle Lòchere, Rist. La Vedova, 505 m. ca., donde qualche centinaio di metri più avanti, si trova la palina, segn.202 - Sentiero Europeo 5 (Monteròvere 2h - Vézzena 4h), che rappresenta anche il punto di ritorno.
Piazzola di parcheggio, acque di meandro.Proseguire a piedi fino al termine del rettilineo; qui inizia lit. 233 Sentiero Alpinistico C. Chiesa della Val Scura. Per carrareccia alla presa idrica (tipiche erosioni di deflusso), quindi per sentiero nel bosco mantenendosi sul fondovalle. Varcato il Rio Bianco rimontare lerta opposta. Il percorso si dipana lungamente sulluno e laltro versante della valle qui strettissima (ponticelli, scalette, corde) per raggiungere (destra orografica) una spalla belvedere, 1h 55.
Dallintaglio soprastante il sentiero si fa più ardito e aereo: funi metalliche conducono ad un buon ponte e a un pulpito (scalette) per poi abbassarsi ripidamente (atten-zione!) ad un macereto di conca (targa della S.A.T. di Caldonazzo a ricordo del suo socio alpinista-patriota Clemente Chiesa, 7 giugno 1959) 2h.10, 1150 m. .
Risalire sulla destra ghiaie faticose puntando alla testata della valle e, sotto lultima barriera di roccia, traversare da destra a sinistra (cascate), superare gli ultimi avvolgimenti (funi) e per un varco uscire nel bosco.
Da qui in breve a Busa Segheta (piccola segheria) e per prati a Monteròvere, 1255m., 2h. 40, albergo aperto tutto lanno, bella località alpestre sulla SS 349 Lavarone-Passo di Vézzena.Discesa 202 - Sentiero Europeo 5 (var. 226):
Di fronte allalbergo, 1255 m., è il segnavia 202, Léevico Caldonazzo. Si va a Nord, si raggiunge la S.P. 133 di Monteròvere-Strada della Pegolara a discreta pendenza che da Spiazzo Alto, 1291 m., belvedere, si tuffa nella selvosa Val Cesta. Alla prima indicazione si abbandona la rotabilee ci si immette sul sentiero del bosco, ottima alternativa al fastidio di una percorrenza nella polvere del traffico.
Lungo le pendici occodentali del Monte Pegolara si raggiunge una prima galleria, 45 1039 m. in prossimità della quale si stacca la variante 226 che scende a Ponte del Rio di Caldonazzo, 516 m. 30. Passata una seconda galleria si aggira il versante settentrionale del monte e, sempre per scorciatoie, aggirati alcuni costoloni, si va alla stanga, 1h., e al bivio (sinistra Caldonazzo, destra Lévico). Ancora per scorciatoia in breve al parcheggio, 1h 15.Segnavia: 233 - 202.Tempo di percorrenza: 4:00 ore circa.
Altimetria:
quota di partenza m. 505 quota massima m. 1255 ca.
quota di arrivo m. 505Dislivello:
in salita ca. 750 m.ca.
in discesa ca. 750 m.ca.
Difficoltà: EEA
Cartina sentieri:E consigliato il caschetto e il kit da ferrata.
RIF. LAGAZUOI - CAPANNA ALPINA
Per Cengia dei Veronesi (Giro A)
Per Forcella Grande e Forcella Salares (Giro B).
9 luglio 2000Organizzatori: Tiziano Casarin e Guido Furlan.
Giro A: Dal Passo Falzarego con la funivia si sale al Rif. Lagazuoi. Dal Rif. si segue il sent. (segn. 401) che scende a Forc. Travenanzes. Dalla Forc. a sin. (segn. 20 b) lungo le ghiaie del Lagazuoi, si oltrepassa una forcelletta (Gasserdepot) si attraversa la testata del Ciadin de Lagazuoi arrivando alla Forcella Granda. Dalla Forc. si sale per un tratto il sent. che, in versante Val Travenanzes, conduce alla Selletta Fanes, facendo attenzione al punto in cui si staccano le tra tracce che salgono per roccette a sx. e portano sulla lunga cengia che taglia alta il versante occidentale delle Cime Fanes Sud e di Mezzo (sulla cengia si può arrivare anche con la Via Ferrata Tomaselli) . Si continua con passaggi esposti (corde fisse) lungo la cengia che termina presso la vetta della Cima Scottoni. Il sent. piega a destra fino a raggiungere le ghiaie del vallone fra la Cima Fanes di Mezzo e la Cima Fanes Nord. Si scende per il vallone raggiungendo la Forc. del Lago, valicatala si continua a scendere fino Lago di Lagazuoi, poco dopo si incrocia il sent. proveniente dal Rif. Lagazuoi che ci porta al Rif. Scottoni.
Giro B: Partendo dal Passo Falzarego per comodo sentiero (segn.402) si raggiunge forcella Travenanzes, quindi alla forcella Granda come nel giro A. Valicatala si scende al bivacco Gianni Della Chiesa; col sentiero 20b, che corre sotto le crode del Lagazuoi Grande, prima di raggiungere la forcella Lagazuoi si devia sulla destra per forcella Salares e aggirando il Col Boccia si scende al Rifugio Scottoni.
Dal Rifugio Scottoni per ambedue i percorsi si arriva alla Capanna Alpina su carareccia (segn. 20) dove ci attende la corriera per il ritorno.
Segnavia
Giro A- n. 401, 20B, 20
Giro B- n. 402, 20B, 20A, 20.Tempo di percorrenza:
giro A ore 5:30 circa
giro B ore 4:30 circaAltimetria:
quota massima m. 2900 ca. (giro A)
quota minima m. 1726Dislivello:
Giro A
in salita ca. 400 m.
in discesa ca. 1125 m.
Giro B
in salita ca. 450 m.
in discesa ca. 825 m.Difficoltà:
giro A- EEA
giro B- ECartina sentieri: Tabacco 03
Per il giro A è necessario passo sicuro e assenza di vertigini;
è obbligatorio il caschetto e il kit da ferrata.MONTE COLBRICON
25 giugno 2000Organizzatore: Franco Ceriello.
Il giro si svolge nel gruppo dei Lagorai, monti di roccia vulcanica a differenza delle vicine Pale di San Martino che sono di origine calcarea.
Queste zone sono state interessate dagli scontri della prima guerra mondiale e tuttora sono visibili molti resti di baraccamenti e trincee.
Itinerario: dal Passo Rolle,
m. 1980, si scende fino alla Malga Rolle, m. 1910. Da qui inizia il sentiero n. 348, denominato Translagorai, che in breve ci porta ai laghi di Colbricon e allomonimo Rifugio, aperto per ristorazione, ma non per pernottamento.
Si aggira a sud il Lago Superiore, che è anche il più grande dei due, e attraverso il Passo Colbricon si prende il sentiero n. 349, che sale rapidamente sul fianco del Monte Colbricon, fino a raggiungere lomonima forcella. Le bocche di una caverna di guerra rammentano allescursionista, che qui si combatté una delle più aspre battaglie alpine della prima guerra mondiale. Proseguendo per una cengia attrezzata con un cavo metallico fino a raggiungere una paretina con scaletta di ferro, si arriva sulla forcella Ceremana, m. 2428. In questo ultimo tratto dellitinerario sono particolarmente numerose le testimonianze dei combattimenti avvenuti. Dalla forcella per sentiero n. 347 si scende a Malga Ces, a poca distanza dal parcheggio, m. 1610.Dislivello:
in salita ca. 500 m.
in discesa ca. 800 m.Quota di partenza: 1910 m.
Quota massima: 2428 m.
Quota di arrivo: 1610 m.
Tempo di percorrenza: 5 ore circa
Difficoltà: E
Cartina sentieri: Tabacco 22SETTSASS
11 giugno 2000Organizzatore: Andrea Grigolo.
Con il nome di Settsass si comprende una lunga catena, che si estende fra il Pralongià e il Passo Valparola, da sud si distinguono varie punte, almeno sette, mentre da nord appare come un'unica elevazione rocciosa adagiata sui pascoli. Le punte sono a picco verso sud e più adagiate a nord, da dove saliremo il sentierino che ci porterà in vetta. Al centro della bancata si trova la maggiore elevazione, costituita da due punte affiancate delle quali la più alta è la orientale (2575 m) ma la più accessibile e frequentata è la l'occidentale (2571 m). Dalla cima, in guerra importantissimo osservatorio austriaco, si ammira un grandioso panorama circolare su tutte le Dolomiti. Verso sud si eleva il Col di Lana (2462 m) reso famoso dalla Grande Guerra: i sanguinosi combattimenti vi infuriarono quasi ininterrottamente per 2 anni, ma il colpo di grazia venne dato dagli italiani il 17 aprile 1916 con la spettacolare esplosione della vetta: nella galleria di scoppio furono stipate 5024 tonnellate di gelatina: l'azione, ben evidente ancora oggi,causò uno smottamento di almeno 10,000 tonnellate di terra e roccia che seppellirono 110 uomini.
Percorso: dietro il rifugio sul Passo di Valparola (q.m.2164), aggirato il Piz Ciampéi, si segue il sentiero segnavia 24 fino a quando inizia a scendere verso il fondo dell'anfiteatro settentrionale del Settsass (possibilità di vedere camosci). Dopo breve salita si giunge alla selletta Les Pizades (2330 m) e a sx si prende seniero di guerra, privo di segnavia, tra massi e roccette, che ci porterà attraverso la cresta del monte sulla cime del Settsass (2571 m). Per il ritorno si segue lo stesso sentiero ripassando per la forcella Les Pizades, per poi proseguire ,sempre in discesa, in direzione sud-ovest verso il Rif.Pralongià (2109 m) Segnavia 23. Dopo breve sosta al rifugio, proseguendo la discesa tra la fitta rete di impianti di risalita, giungiamo al Passo Campolongo (1875 m) dove ritroveremo il pulman ad attenderci
Dislivello:
in salita 403 m.
in discesa 696 m.Quota di partenza: 2164 m.
Quota massima: 2571 m.
Quota di arrivo: 1875 m.
Tempo di percorrenza: 5 ore circa
Difficoltà: E-EE
Cartina sentieri: Tabacco 07RIFUGIO MANIAGO
28 maggio 2000Organizzatore: Guido Furlan.
La Valle del Vajònt è un'ampia e profonda depressione che si infossa tra il Passo di Sant'Osvaldo a nordovest, la doppia dorsale arcuata del gruppo del Duranno a nord (tra le cui sponde s'incunea la Val Zèmola) e le propaggini del massiccio del Col Nudo a sud e sudovest. A levante la valle s'imbatte in un'impressionante barriera rocciosa dove il perpetuo scorrimento del torrente Vajònt ha inciso una profonda voragine.
Sul ciglio di questa forra s'inerpica, per tornanti e gallerie, la strada che collega la valle al canale veneto del Piave, una suggestiva via di comunicazione che nella parte superiore si espone sulla diga più alta d'Italia, un muro di 262 metri per catturare le acque del Vajònt e sfruttarle a scopi elettrici.
Ma oltre la colossale opera di sbarramento il bacino appare prosciugato, ricolmo dell'immane frana del M. Toc. La zona di distacco, un'estesa lastronata rocciosa, appare come una grandiosa cicatrice indelebile. Il 9 settembre 1963, infatti, tutto lo strato superficiale di questa montagna scivolò nell'invaso artificiale sconvolgendo il paesaggio circostante. Una mostruosa ondata rimbalzò da una sponda all'altra, scavalcando la diga e riversandosi rovinosamente sulla Valle del Piave. Longarone e le frazioni contermini furono rase al suolo, spazzate come una manciata di polvere da un boato assordante e incomprensibile.
La catastrofe devastò irrimediabilmente la stessa Valle del Vajònt, coinvolgendo le borgate di San Martino e di Erto; l'abitato di Casso, invece, barbicato a quasi 1000 m di altitudine sopra una parete strapiombante dirimpetto al M. Toc, fece da attonito spettatore alla tragedia.
Gli stessi strapiombi apparentemente ostili e severi che allora difesero Casso arginando l'ondata, sono oggi -unitamente alla diga inutilizzata- il principale motivo di afflusso turistico di questa valle emarginata. Gli innumerevoli itinerari d'arrampicata ivi attrezzati ne fanno infatti una delle palestre di roccia più rinomate d'Italia, in cui condividere o semplicemente ammirare le acrobazie dei ragazzi dello 'zoo di Erto'.
Erto e Casso costituiscono un unico Comune dal 1866 ma rappresentano due comunità fondamentalmente diverse, come rivelano le palesi differenze linguistiche, caratterizzate rispettivamente da una parlata ladina diffusa in molti centri dolomitici e da un dialetto venetobellunese. Erto rivendica un'origine molto antica, testimoniata dai reperti di epoca romana e da documenti dell'VIII secolo. La sua parrocchiale dedicata a S.Bartolomeo risale al 1606. Priva di particolarità architettoniche, conserva un pregevole crocifisso ligneo di A. Bruscolon, datato 1690. Per quanto riguarda l'arte contemporanea meritano menzione le sculture lignee di Mauro Corona, un sensibile maestro di questo linguaggio espressivo.
Casso è invece più recente, come rivelano le scritture del XIV secolo; la sua Chiesa, dedicata ai Santi Gervasio e Protasio, è affiancata da un campanile del1795 e custodisce un altare marmoreo del '700, una pala di fattura popolareggiante e un dipinto del pittore Ceschi del 1843.
Casso si distingue inoltre per la peculiare struttura urbanistica e architettonica, indenne dalla catastrofe del '63, conservando l'intreccio di calli dal fondo ciottolato che si snoda tra austere abitazioni a torre, erette in pietra locale e ricoperte dalle lastre rocciose provenienti dai 'Libri di San Daniele', l'eccezionale fenomeno geologico che contraddistingue il Monte Piave. da: Roberto Mazzils e Laura Dalla Marta - Andar per sentieri in Friuli Venezia Giulia - Istituto Geografico De Agostini Ed.Dallabitato di Erto(q.m.850 ca.) si sale verso la parte più alta del paese da dove inizia la strada bianca che porta alla val Zémola; il percorso contraddistinto dal segnavia n. 374 sale lentamente la valle che alla sua imboccatura appare stretta e molto scavata dal torrente che le da il nome mettendo in risalto gli strati rocciosi che contraddistinguono questi monti.
La strada diventata pianeggiante si inoltra nella valle fino a raggiungere con due tornanti la Casera di Conte (q. m.1200 ca.).
Da qui la strada continua, a traffico carrabile interdetto, nel Parco Naturale Regionale delle Dolomiti Friulane; si prende il sentiero di destra, contaddistinto anche dal simbolo dellaltavia n.6, che in piano raggiunge il greto del torrente.
Il sentiero risale a sinistra le ghiaie del torrente mentre a destra inizia il sentiero che porta alla Casera Galvana.
Il sentiero ora entra e si inerpica nel bosco ben segnato ed evidente nel suo tracciato fino a un breve passaggio in cresta dove lazione di erosione dei due torrenti Bozzia e Gravina hanno reso il sentiero un po difficoltoso, obbligandoci a una certa attenzione. Superata una strada forestale (che per inciso porta anche al punto di partenza) il sentiero si fa ripido e diretto fino a raggiunge una volta usciti dal bosco il Rifugio Maniago (q.m. 1730) presso il quale facciamo sosta per il pranzo al sacco.
Da qui possiamo ammirare il bellissimo ed imponente Monte Duranno sulle cui pendici è posto il rifugio.
Si prende quindi lo stretto sentiero che in costa porta al Ricovero Casera Bedin di Sopra (q.m.1711), questo percorso tra leggeri saliscendi ci conduce per buona parte delle pendici nord occidentali della valle fino ad una brevissima ma ripida salita superata la quale giungiamo alla casera non da molto ristrutturata.
Dopo una breve sosta da questo ammirevole balcone sulla valle iniziamo la discesa che dapprincipio attraversa i prati attorno alla casera ma poi è tutta su strada bianca fino alla già citata Casera di Conte e da qui fino a Erto.
Dislivello:
in salita c.a. 900 m.
in discesa c.a. 900 m.Quota di partenza: 850 m. ca.
Quota massima: 1730 m.
Tempo di percorrenza: 6:30 - 7:00 ore circa
Difficoltà: E
Cartina sentieri: Tabacco 021LESSINIA
14 maggio 2000Organizzatore: Renzo Molin.
Dalla piazza di Boscochiesanuova m. 1106, ci si dirige verso lo stadio del ghiaccio, a ovest, si prende il sentiero n° 251e al primo bivio si volta a destra dove con una discesa si arriva prima alla contrada Tasi poi, piegando a sinistra, alla contrada Stopeli, e quindi alla contrada Turban (m. 965). Dopo aver attraversato un prato in direzione nord-ovest, allinizio del bosco, parte un sentiero che scende nel vaio dellAnguilla m. 831. Dal fondo valle si continua il percorso seguendo il tracciato del Sentiero Europeo E5 che, passando per la contrada Scalchi, sbuca nella piazza di Erbezzo m. 1.118, (NOTA 1) poi dal centro di Erbezzo (o da Contrada Resti) si riprende il cammino dirigendosi verso sud seguendo sempre le segnalazioni del Sentiero Europeo (E5). Procedendo ora a sinistra ed ora a destra della rotabile principale che dalla Valpantena sale ad Erbezzo, dopo aver tagliato un tornante tramite una scorciatoia, si giunge a Contrada Masselli m. 1005. Si scende sempre verso sud e si attraversano lungamente i campi usufruendo di una stradina dapprima a fondo cementato e poi in terra battuta. II sentiero corre da pochi metri a qualche decina di metri dallorlo degli altissimi precipizi incombenti sul Vajo dellAnguilla; alcune prominenze rocciose, relativamente sicure perché circondate da alberi, si prestano ottimamente quali belvedere vertiginosamente aerei sul sottostante impluvio (300 m. a picco più in basso!) e sullaltopiano settentrionale dei Lessini (fare comunque attenzione e non sporgersi mai troppo!). Man mano che il sentiero si abbassa di quota esso si allontana pure dallorlo dei precipizi e, conseguentemente, abbandona la direttiva del crinale per piegare leggermente verso ovest. Oltrepassata una stretta e romantica gola dalle minuscole proporzioni, costituita da due macigni posti ai lati della stradina, il percorso conduce direttamente allabitato di Portello m.776, presso cui fanno bella mostra alcuni interessanti esempi di edilizia rustica locale. Da Portello, sempre seguendo le segnalazioni del Sentiero Europeo, si scende (verso ovest) alla sottostante strada asfaltata. Lasfalto dura, in realtà, assai poco poiché la rotabile si trasforma ben presto in carrareccia a fondo naturale, che si segue sino a Contrada Martin m.606 prima, ed alla strada provinciale per Erbezzo poi.
Ci si porta presso le abitazioni della località La Rocca dalle quali il sentiero, aggirando verso nord il caratteristico rilievo cupoliforme del Monte Castello, inizia a scendere in direzione del sottostante Vajo Falconi, in corrispondenza del Ponte Basagenoci (NOTA 2).
Da questa località, che deve il proprio singolare nome al fatto che gli antenati del luogo erano costretti, proprio in quel luogo, a baciare le ginocchia alle guardie per poter passare da una zona ad unaltra.
Si procede verso ovest attraversando la rotabile asfaltata, che con 170 m. di salita si arriva alla fine del nostro itinerario il PONTE DI VEJA (NOTA 3).NOTA 1)
Erbezzo e senza dubbio, dopo Bosco e Cerro Veronese, uno dei più noti centri climatici della Lessinia. Ricordato in vari documenti del sec. XIII quale castrum con la Rocca e la Rocchetta, la sua selva fu contesa dal monastero di S. Zeno e. dal comune di Verona; verso la fine del 300, con Iespansione dei coloni tedeschi sullaltopiano, appare costituito come comunità autonoma assieme a Bosco Chisanuova facendo parte del Vicariato. La chiesa parrocchiale del 1529, con i caratteristici portali laterali, conserva un pregevole dipinto attribuito al Torbido. da Escursioni in Lessinia di E.CiprianiNOTA 2)
In tutta la zona circostante la confluenza dei due vaj, Falconi e Marchiora (o Marciora), sono state rinvenute tracce della presenza umana in epoca protostorica. Dal Paleolitico inferiore la zona è stata sede ininterrotta di insediamenti umani, in un arco di tempo che ha visto mutare profondamente e reiteratamente le condizioni climatiche in tutta la regione alpina e padana. Gli insediamenti, però, si definiscono meglio nelle epoche successive, al termine dei periodi glaciali e, precisamente, con loccupazione delle prime sedi che diventeranno centri castricoli permanenti sino alletà del Ferro. Tra queste località dinsediamento una delle più importanti fu sempre laltura che sorge alla confluenza fra i vaj Marciora e Falconi, altura denominata, non a caso, II Castel de Basagenoci, dal nome della sottostante località. Con i suoi terrazzamenti e le tracce degli antichi elementi murari, il Castel de Basagenoci può considerarsi uno dei più belli insediamenti preistorici a scopo difensivo del veronese. Esso, inoltre, ebbe sempre un importante ruolo strategico lungo la via dei Lessini non solo in epoca preistorica ma anche nelle epoche successive. da Escursioni in Lessinia di E.CiprianiNOTA 3)
Come si è formato questo arco naturale, le cui misure giustificano la celebrità: altezze massime 24 e 29 metri, spessore dai 9 ai 11 metri, larghezza della carreggiata dai 16 ai 23 metri.
Anticamente il Ponte di Veja altro non era che lingresso di un cavernone carsico. La rientranza centrale rappresenta invece Iincisione prodotta dal torrente, che un tempo scorreva sopra il piano stradale del ponte. Catturato da alcuni inghiottitoi carsici apertisi alcune decine di metri più a monte del cavernone (e, quindi, dellattuale ponte) il torrente riuscì a passare sotto Iattuale arcata costituita dai tenaci calcari lastriformi del Rosso ammonitico dotati di grande capacità portante. II nuovo corso del torrente penalizzò invece i calcari fittamente fessurati e solubili del sottostate Dogger oolitico. Lapertura, col tempo, si fece sempre più grande man mano che progrediva lerosione torrentizia e, parallelamente, la corrosione carsica dei calcari oolitici.
In corrispondenza delle testate del ponte si aprono due grotte, una a sud e laltra a nord, grotte che hanno fornito non poche testimonianze di alto interesse paletnologico.
Delle due grotte la più profonda è quella settentrionale che si addentra per 180 m nelle viscere del monte e, verso la fine, si biforca; laltra, sebbene molto più ampia dapertura, e profonda solo 35 metri. Queste due grotte non rappresentano che due ramificazioni laterali della medesima vasta cavità primitiva e, in origine, larco formava lingresso comune di tutta la caverna ramificata. La grotta nord del Ponte di Veja diede un notevole numero di ossa dellorso delle caverne e di altri animali pleistocenici con manufatti litici che vanno dal paleolitico ad epoche meno antiche senza soluzioni di continuità. da G. Solinas, »Lessinia»,Verona 1975, p. 36.Dislivello:
in salita c.a. 450 m.
in discesa c.a. 800 m.Quota di partenza: 1106 m.
Quota massima: 1118 m.
Quota di arrivo: 610 m.
Tempo di percorrenza: 4:30 - 5:00 ore circa
Difficoltà: E
Cartina sentieri: Lessinia Carega Cai VeronaOTTOBRATA AL RIFUGIO BIANCHET NEL PARCO DELLE DOLOMITI BELLUNESI
23-24 ottobre 1999Organizzatori: Gruppo escursionismo.
Primo giorno
Sabato 23 ottobreRitrovo presso il parcheggio del Cimitero di Mestre in via Fradeletto alle ore 13.30. Con mezzi propri si raggiunge la località Casa de la Vecia sulla S.S. n.203 Agordina. Dalla minuscola area di parcheggio si prende il sentiero n. 503 che in circa 2.30 ore porta al rifugio Bianchet q. m. 1245. In serata la cena con ricchi premi e cotillons, pernottamento.
Secondo giorno
Domenica 24 ottobre.Escursione a la Varetta e Val Vachèra.
Dal rifugio Bianchet in direzione Est si prende il sentiero n. 518 che sale moderatamente nel bosco fino a raggiungere un bivio a m. 1553; si prosegue sulla sinistra sul sentiero n.514 fino ad arrivare alla sella della Varetta, m.1704, quindi continuando sul sentiero n.536, che porta alla Casera de la Varetta (m.1709), si prosegue per un facile sentiero e si raggiunge il Pian de i Grèi (m.1923).
Si riprende il cammino per la Val Vachèra fino ad arrivare alla diruta Casèra di Vescovà (m.1862).Dalla Casèra, dalla quale si può godere di una bella vista sul gruppo della Schiara col ciclopico monolito del Burèl, si inizia a scendere sul sentiero n. 536 fino al greto del torrente Vescovà. Si risale un tratto ripido fino a raggiungere la strada appena a valle del rifugio Bianchet (m.1245).
Da qui per la strada già percorsa il giorno precedente ritorniamo alle macchine.Primo giorno
Dislivello: c.a. 800 m.
Quota di partenza: 450 m.
Quota di arrivo: 1245 m.
Tempo di percorrenza:
2,30 ore complessive
Difficoltà: T
Cartina sentieri: Tabacco n.24.Secondo giorno
Dislivello:
in salita c.a. 700 m.
in discesa c.a. 1475 m.
Quota di partenza: 1245 m.
Quota massima: 1923 m.
Quota di arrivo: 450 m.
Tempo di percorrenza:
6,30 ore complessive
Difficoltà: E-T
Cartina sentieri: Tabacco n.24ESCURSIONE IN CANSIGLIO
10 ottobre 1999Organizzatori: Renzo Molin e Guido Furlan.
Dal passo de La Crosetta a q.m. 1118 (il punto più alto sulla strada che da Vittorio Veneto e Fregona giunge al Piano del Cansiglio) il sentiero inizia, subito dietro la casa Forestale, col segn. n. 991 e si inerpica nel bosco per un dislivello di circa 200 m., poi si fa pianeggiante e quindi discende al Rifugio Maset a q.m. 1274 (non gestito). Da qui possiamo giungere per piccolo tratto fino ai margini della piana prativa del col Scarpat che insieme al col dei Scios risulta essere sede, oltreché di parecchie casere, anche di moltissime formazioni carsiche qui più evidenti in quanto site fuori dal bosco.
Ritornati al Rifugio, riprendiamo il sentiero 991 che praticamente in piano giunge fino al Pian de le fontane e da qui proseguiamo fino a Casera Ceresera (bivacco) -q.m. 1347- dove pranziamo.
Lasciamo il sentiero 991 per scendere alla Casa forestale della Candaglia , e quindi sulla strada forestale contrassegnata ora come sentiero naturalistico del Cansiglio -B- possiamo raggiungere in leggera discesa il pian Osteria a q.m. 1000.Oltre a sperare in una bella giornata crediamo risulterà particolarmente piacevole la visita di questa foresta in un momento di emozionante trasformazione stagionale, per cui odori e colori dovrebbero risultare intensi e vari quanto altro non mai.
Dislivello: c.a. 300 m.
Quota di partenza: 1118 m.
Quota massima: 1370 m.
Quota di arrivo: 1000 m.
Tempo di percorrenza:
4,30 ore complessive
Difficoltà: E-T
Cartina sentieri: Tabacco 12.ESCURSIONE IN VAL POPENA - CRISTALLINO DI MISURINA
26 settembre 1999Organizzatori: Giulio Zennaro e Tiziano Casarin.
Scendendo dal P.so Tre Croci verso Misurina, appena oltrepassato il ponte Bailey sul Rudavoi in corrispondenza di uno spiazzo a q. 1709, inizia il sent. 222 dell'A.V.n.3 che costeggia il tormentato impluvio del Rudavoi (il sent. è in parte crollato in seguito alla rovinosa piena di qualche anno fa che costò anche due vite umane) in vista della Croda di Pousa Marza e del Corno d'Angolo. Dopo circa mezz'ora nel bosco si esce su prati e mughi risalendo le pendici sudorientali del Corno d'Angolo e tra ghiaioni si giunge alle Crepe de Pousa Marza (bivio per le Pale di Misurina); sempre su sent. 222 si sale faticosamente per una sessantina di metri alla F.lla di Popena e ai ruderi del Rif. Popenam.2214.
Il luogo è sicuramente uno dei più belli e spettacolari del Gruppo se non di tutte le Dolomiti Orientali. Si scende ora brevemente in V. Popena Alta prendendo poco dopo a sin. la deviazione sulla vecchia mulattiera italiana di guerra che con numerose serpentine porta in V. delle Baracche, dominata dalle fantastiche Guglie di Popena e frequentata da branchi di camosci. Si risale ora il ripido canalone che scende direttamente dal Cristallino facendo attenzione alla deviazione a sin. ch
e porta alla Forc. Michele dedicata, come l'omonima Punta, alla celeberrima guida alpina Michael Innerkofler (bella veduta sul Gruppo del Cristallo e sul ghiacciaio omonimo) e successivamente, passando tra numerosi resti di opere di guerra italiane, alla cima del Cristallino di Misurina m.2775 (panorama incomparabile a 360°). Si ritorna alla V. delle Baracche da cui, incrociando la V. Popena Alta a q. 2050 circa, ci si porta sul sent. 224 in breve alla F.lla delle Pale di Misurina m.2140 (altro punto molto panoramico) da cui, con belle vedute sulla piana di Misurna su comodo sentiero si giunge in circa un'ora a Misurina m.1750.Dislivello: c.a. 1100 m.
Quota di partenza: 1709 m.
Quota di arrivo: 2775 m.
Tempo di percorrenza: 6,00 ore complessive
Difficoltà: EE
Cartina sentieri: Tabacco 03.SENTIERO ATTREZZATO BEPI ZAC - COSTABELLA
12 settembre 1999Organizzatori: Paolo Vizzotto e Alessandra Dalla Betta.
Dal Passo di S. Pellegrino, 1919 m, seguendo il segnavia n. 604, si raggiunge il Rifugio Passo le Selle, 2529 m. (se possibile si abbrevierà il percorso con la seggiovia). Poco al di sopra del rifugio ha inizio l'affascinante traversata delle cime che formano la catena di Costabella, dal Passo le Selle fino alla Forcella del Ciadin: bella per i panorami e per l'ambiente desolato di alta montagna, interessante perché consente di visitare le zone della guerra della Marmolada che risultano ancor oggi ben conservate, tanto che l'itinerario più di una volta si snoda attraverso ponticelli e gallerie che risalgono a quell'epoca. La catena di Costabella è infatti un labirinto di baracche, gallerie, feritoie, ponti, scale di legno che testimoniano limportanza assegnata dagli austriaci a questa linea di cresta: da questa posizione essi riuscivano a controllare le mosse degli alpini italiani stanziati sul Passo San Pellegrino e sulla catena dell'Uomo. Con unazione di guerra gli Alpini riuscirono a portarsi sul Sasso di Costabella ma le posizioni rimasero immutate per parecchie stagioni fino alla ritirata di Caporetto, quando gli italiani abbandonarono il fronte della Marmolada.
La traversata non è difficile e non supera mai il 1° grado di difficoltà; alcuni passaggi sono però un po esposti e richiedono prudenza ed attenzione. La prima cima della cresta è il Piccolo Lastei, 2687 m.; da qui si discende allintaglio con il Grande Lastei per poi risalire sul versante SO di quest'ultimo fino alla sommità. Oltrepassata una successiva altura, fino alla Cima di Campagnaccia il percorso si snoda piuttosto sul versante N (Valle di S. Nicolò) della cresta, attraverso una serie di cenge e di camminamenti un poco esposti. Il successivo percorso fino alla Forcella del Ciadin è meno impegnativo: superato il Banc di Campagnaccia, un vasto pendio detritico sale con modesta pendenza alla Cima di Costabella, 2759 m. Quindi ci si abbassa sul lato S (S. Pellegrino) fino ad arrivare ad un avvallamento con abbondanti segni di guerra: era questo l'estremo avamposto dove gli austriaci avevano costruito un villaggio. Si giunge in un'altra conca ancor più estesa, in vista del Sasso di Costabella, 2723 m, al di sotto del quale si discende alla Forcella del Ciadin, 2664 m. Da qui ci si cala lungo i ghiaioni a O dell'Uomo che consentono di perdere facilmente quota. fino all'imbocco del solco della pista di sci e quindi, brevemente, agli alberghi del Passo di S.Pellegrino. In breve quindi si raggiunge il parcheggio dove abbiamo lasciato le vetture.Dislivello: c.a. 850 m.
Quota di partenza: 1919 m.
Quota di arrivo: 2759 m.
Tempo di percorrenza: 6,00 ore complessive
Difficoltà: EEA
Cartina sentieri: Tabacco 06.
Attrezzatura obbligatoria: casco, imbragatura e set da ferrata.ESCURSIONE AL MONTE PERALBA
4 Luglio 1999Organizzatori: Franco Ceriello e Tiziano Casarin.
Dalla strada che porta alle Sorgenti del Piave, a q.m. 1815, parte la strada che conduce a una grande cava di marmo posta alla base del versante SE del M. Peralba, dopo alcuni tornanti inizia il Sentiero delle marmotte che sale sul fondo del vallone e prosegue fino al rifugio Calvi (2167 m.).
Dal rifugio Calvi si segue il sentiero che sale con ampie svolte al passo Sésis fino allinizio della piatta valletta che precede il passo. A sinistra si stacca un sentierino segnalato che attraverso ripidi pendii erbosi porta verso la parete SE e sale poi fino alla base delle rocce.
Lattacco della ferrata è posto alla base di un evidente camino-colatoio nei pressi di una targa e di una scaletta metallica.
Si sale la scaletta e le successive ripide rocce attrezzate poste a sinistra del camino-colatoio. Seguendo le funi ci si porta verso sinistra, in direzione della conca detritica al centro del versante SE. Al termine della parte basale ripida e rocciosa, proseguendo verso sinistra, si raggiunge un crinale poco marcato di roccette e detriti che si rimonta lungamente, ma senza difficoltà, fino in vetta (2694 m.). Il panorama spazia su tutta la Catena Carnica prinicipale fino ai massicci delle Giulie e verso le Dolomiti del Cadore, dellAgordino e di Fassa.
Per il ritorno si prosegue per la via normale. Dal piatto crestone sommitale si discende per un canalino attrezzato con fune metallica, per pietraie e pendii detritici si giunge sul crinale NE.
Per un ripido sentiero si scende, costeggiando i salti rocciosi sottostanti la parete E del Peralba fino a raggiungere un bivio. Da qui, proseguendo verso destra percorriamo il sentiero che ci riconduce, attraverso il Passo Sèsis (2312 m.), al rifugio Calvi.
In breve quindi si raggiunge il parcheggio dove abbiamo lasciato le vetture.Dislivello: c.a. 900 m.
Quota di partenza: 1815 m.
Quota di arrivo: 2694 m.
Tempo di percorrenza:
5,30 ore complessive
Difficoltà: EEA
Cartina sentieri: Tabacco 01.Attrezzatura obbligatoria: casco, imbragatura e set da ferrata.
ESCURSIONE A CIMA BOCCHE
20 Giugno 1999Organizzatori: Paolo Simonato e Andrea Grigolo.
La prima parte dellitinerario (tutta la salita), si snoda allinterno del Parco Naturale di Paneveggio-Pale di S.Martino. Il Parco si estende su una superficie di 158 Kmq e la catena di Cima Bocche ne rappresenta il confine settentrionale.
Giunti nei pressi di M.ga Vallazza (1935 m) a 1 Km dopo il P.sso Valles, dove ci lascia il pullman, si prende la mulattiera militare in direzione Nord (segnavia n.631). Man mano che si sale di quota alle spalle è possibile ammirare la catena delle Pale di S.Martino (Mulaz, Focobon e Cimon della Pala). Risaliti alcuni brevi tornanti si raggiunge una sella, al termine della quale si scende fino a raggiungere il bivio con il sentiero n. 629 in prossimità dei laghi Juribrutto (2206 m).
Proseguendo verso nord costeggiando il Rio Juribrutto si raggiunge la Forcella Juribrutto (2381 m). Da qui si prende il sentiero che porta alla cima (segnavia 628).
Attraversando una vecchia mulattiera tra le trincee della grande guerra (in questa montagna si è combattuto nel 1916 e la stessa Cima Bocche è stata a lungo territorio Austriaco e per breve tempo anche Italiano), si volge a sx in una conca con massi, si attraversa poi lampia sassaia, (si tratta di formazioni porfiriche con rocce di origine eruttiva-vulcanica), sino riprendere a salire più decisamente raggiungendo la cresta Sud di Cima Bocche e quindi la Cima (2745 m, ore 1 dalla forcella). Bella visione su tutta la catena di Bocche, asimmetrica per cause tettoniche, inclinata sul versante meridionale, a picco su quello settentrionale verso la Val San Pellegrino. Il panorama spazia sino alle Dolomiti di Fassa, Ampezzo, Zoldo oltre alle già citate Pale di S.Martino con la Val Venegia. Poco sotto la cima è situato il bivacco R.Jellici (2730 m).
Ritornati alla forcella per la stessa via della salita, si prosegue la discesa verso la Valle glaciale di San Pellegrino, passando sotto i lastroni rocciosi di Cima Juribrutto (segnavia 628). Con percorso a saliscendi si raggiunge Col della Palùa (2266 m). Proseguendo tra i larici compiendo un largo giro nel bosco si scende al lago di San Pellegrino. Da qui verso la vicina strada SS, raggiungiamo il largo parcheggio (di fronte alla partenza della seggiovia Costabella), dove ritroviamo il pullman per il ritorno a Mestre.Dislivello: ca.800 metri
Quota di partenza: M.ga Vallazza 1935 m
Quota max.: Cima Bocche 2745 m
Quota di arrivo: P.sso S.Pellegrino 1900
Segnavia: 631,629 e 628
Tempo percorrenza: 5,5 ore complessive
Carta sentieri: Tabacco n.022 - 1:25000VAL SORDA-VAL ZANCA
6 giugno 1999Organizzatori: Sandro Favia e Laura Zennaro
Lambiente dove si svolge lescursione, pur confinando con le vicine Dolomiti (Pale di S.Martino) è completamente diverso da queste e, per certi versi ricorda le alle Alpi Occidentali, sia per le sue rocce granitiche che per i suoi alto pascoli.
Dal rifugio Refavaie (mt. 1116) per comodo ma ripido sentiero tra i boschi, si sale attraversando più volte una mulattiera, fino a raggiungere gli ampi e caratteristici pascoli dove si trova in splendida posizione la Malga Fossernica di dentro (mt. 1777). Dalla Malga per terreno non segnato si può raggiungere la C.ma dei Paradisi (mt. 2206) da dove si può ammirare un panorama a 360° dalla catena dei Lagorai alla Cima DAsta. Dalla C.ma dei Paradisi si scende alla Malga Fossernica di fuori (mt. 1804) da dove per comodo sentiero si arriva al paese di Caoria (mt. 854) nel comprensorio del Vanoi.Dislivelli
salita: m.660-1090 ca.
discesa: m. 920-1350
Tempo di marcia: 5,00 ore.
Difficoltà: E
Equipaggiamento: normale da montagna.ANELLO DEL MONTE FLOP
23 maggio 1999Organizzatori: Nadia Casarin e Guido Furlan.
Da Moggio Udinese si risale la stretta Val DAupa per circa 9 chilometri seguendo le indicazioni per il Rifugio Grauzaria. Lautobus ci lascia presso uno spiazzo poco prima di Bevorchians presso una stretta rotabile che porta alle Case Stallon del Nanghet (q.619). Risaliti i brevi tornanti fino al termine dellasfalto imbocchiamo un evidente ma ripido sentiero (Sent. CAI n.437) che nel bosco misto di faggio e pino nero ci porta infine presso i pascoli abbandonati di Casera Flop.
Sopra ci sovrasta la Creta Grauzaria e linconfondibile sagoma della Sfinge. Superata questa zona un tempo dedicata a pascolo rientriamo in un bosco di faggi dopo il quale il percorso continua su suoli detritici dai quali cominciamo a scorgere il Rifugio Grauzaria (q.m.1250) al quale giungiamo dopo aver attraversato un canalone e una breve ma ripida salita; presso il rifugio non gestito e attualmente usato come bivacco facciamo una breve sosta.
Riprendiamo il sentiero che imbocchiamo dietro il rifugio. Con brevi e ripidi tornanti il sentiero ci porta velocemente su di quota fino a raggiuungere i prati della Casera Foran de la Gialine e successivamente la Foran de la Gjaline (q.m.1560). Da qui possiamo godere della vista che limponente presenza del monte Sernio ci prospetta.
Unulteriore pausa prima di riprendere il percorso che da qui cambia segnavia (Sent. CAI n.435). Dopo un fitto mugheto il sentiero si inerpica su un costone sorretto da massicciate che denunciano la presenza di una antica mulattiera.
Dopo questa ultima fatica raggiungiamo il crinale superiore dal quale è possibile giungere con un breve sentiero la cima del Monte Flop (m. 1715) dalla quale è visibile tutta la Val dAupa e in lontananza le Cime del Montasio e del Canin. Ritornati sul sentiero principale possiamo, dal costone che ci affianca, dare una sbirciata verso la Valle dIncarojo e la conca di Paularo; proseguiamo fino allinsellatura (q.m.1730ca.) dalla quale ha inizio la discesa; sotto costa il sentiero forma una ampia ansa dopo la quale si inoltra nel bosco. Raggiunta la Forca Zòuf di Fau il sentiero di destra (Sent.n.436) ci porta quindi al Ricovero Casera Zòuf di Fau (q.m.1331) dove possiamo fare una breve pausa. Ripreso il cammino nel bosco che diventa imponente per la presenza di alti fusti. Il sentiero diventa ora più ripido e raggiunge una strada forestale, sul ciglio destro il sentiero riprende veloce fino a un torrente e quindi giungiamo alla strada dove ci attende il ritorno a Mestre.Dislivello m.1100 ca.
Tempo di marcia: 6,30 ore complessive.
Equipaggiamento: normale da montagna, bastoncini, abbondante acqua.