Storia

 

Una curiosa "innovazione" del 18° secolo fu il cosiddetto giocatore meccanico.

Ne furono progettati numerosi, ma tutti seguivano uno schema di base: una scatola che metteva in mostra un meccanismo contenuto all'interno e che sembrava in grado di giocare a scacchi grazie a un braccio meccanico; ma in realtà, naturalmente, tutte queste invenzioni giocavano a scacchi solo grazie all'intervento umano.
Le prime automazioni nascondevano una persona all'interno della scatola, in seguito divennero comandate a distanza, elettricamente.

Il primo giocatore di scacchi automatico fu una macchina creata nel 1769 dal Barone Wolfgang von Kempelen, un pubblico ufficiale ungherese. Era composto da un manichino di forma umana vestito di abiti turchi, attaccato a un mobile.
Kempelen descrisse la sua creazione come un automa in grado di giocare a scacchi, ma in realtà veniva fatto funzionare da molti giocatori; ciononostante, il suo funzionamento divenne argomento di discussione.

Suscitò abbastanza interesse da fare in modo che Philidor volesse giocarvi: naturalmente, lo sconfisse con facilità. Un centinaio di anni dopo, nel 1868, comparve un'invenzione simile.
Ajeeb era una macchina che, a detta del suo realizzatore, l'inglese Charles Arthur Hopper era in grado di giocare a scacchi. Fu esibita per la prima volta al Royal Polytechnical Institute e in seguito al Crystal Palace; aveva le sembianze di un egiziano e funzionava grazie a una persona che vi si celava all'interno.
A New York ebbe come avversari, tra gli altri, Sarah Bemhardt e O. Henry.
Uno dei giocatori all'interno della scatola negli Stati Uniti fu Harry Pillsbury e, dopo la morte di quest'ultimo, la macchina fu usata solo come scacchiera.

Charles Godfrey Gumpel costruì Mephisto e tenne la prima dimostrazione a Londra nel 1878.

Mephisto, come i suoi predecessori non era altro che un dispositivo con una persona all'interno che giocava a scacchi.

Comandato da Isidor Gunsberg, fu la prima macchina a vincere un torneo di scacchi.