Mia madre non perdonò mai a mio padre
di essersi ucciso,
in un tempo così duro, poi,
e in un parco pubblico,
quella primavera che stavo per nascere.
Murò il suo nome
nel suo angolo più segreto
e non l'avrebbe mai più tirato fuori,
sebbene io lo sentissi talvolta picchiare.
Quando scesi giù dal solaio
con in mano il ritratto di uno sconosciuto
con lunghe labbra,
baffi da bravaccio
e profondi occhi,
senza una parola lei
l'afferrò e lo ridusse in brandelli
e mi colpì duramente con uno schiaffo.
Ora ho sessantaquattro anni
e sento ancora la guancia bruciarmi.

Stanley Kunitz

 

 

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