RICORDO DI UN CARO AMICO

 

di Nicola Costantino

 

MASSA, 20 SETTEMBRE 2004

 

 

La triste notizia della morte del caro amico Giovanni Raboni, che ho conosciuto venti anni fa a Milano e invitato recentemente a Massa in  occasione degli incontri sul Novecento letterario, mi ha profondamente colpito e turbato. Se ne va uno dei più grandi poeti contemporanei, un critico attento e poco disposto a far passare opere mediocri, un traduttore e conoscitore raffinato di letterature straniere, un uomo di ampia cultura. Nella sua umiltà, egli era una guida sicura per quanti si dedicarono ( e si dedicano) alla poesia; senza atteggiarsi a maestro, era in realtà un grande Maestro con una visione religiosa della vita, una  forte tensione morale,una tendenza sistematica alla trascendenza.

La sua poesia è tutta impregnata di spirito metafisico, cioè della ricerca delle “radici” dell’esistenza al di là delle apparenze che si consumano nel momento e non resistono al tempo autentico.

La poesia di Raboni non si consuma facilmente, giacché nasce dalla combinazione  di immaginazione e pensiero, di fantasia e riflessione, ed è destinata a durare non solo per i motivi musicali e formali, ma anche per le istanze etiche ed i valori religiosi che propone.

La sua poesia è tutta una poetica ed una continua meditazione sul senso della vita e conquisterà certamente uno spazio adeguato anche in sede didattica, come le traduzioni di Baudelaire e di Proust. La sua morte non decreta il tramonto di un’opera destinata a sopravvivere, e il ricordo di un tale amico per me vivrà per

sempre.