NOI SOGNI DI POETI…

di Cucciolo

La brezza gli accarezzava le gote, gli occhi erano pesanti, gonfi di sonno. Posò la sua bici, un solo pedale e con passo lento ma sicuro arrivò alla porta. La manina sporca di terra aprì in due la tenda a strisce. Raggiunse il suo giaciglio di paglia. Una preghiera, occhi socchiusi e… L’urlo del telefono mi sorprese che dormivo sul mio letto. La luce era sottile, dolorosa. L’orologio spicchiava il tempo. Con le sue lame aveva già sbucciato 7 ore e 30 minuti. Non era tardi per un giorno di pasqua. La brezza mi accarezzava le gote, gli occhi erano pesanti, gonfi di sonno… La chitarra cominciò a sussurrare una musica che si stagliò come un lampo a ciel sereno dalle stelle del firmamento alle luci di città. Le sue scarpe erano rotte, sfondate nelle suole, i pantaloni avevano mille toppe di mille e più colori e forme. La giostra girava e le sue risa di gioia e spensieratezza sembrava andassero volutamente al ritmo della musica vibrata dalle corde di quella chitarra. La giostra rallentò fino quasi a fermarsi e… L’urlo del telefono mi sorprese che dormivo sul mio letto. La luce era accecante, noiosa. L’orologio spicchiava il tempo. Con le sue lame aveva già sbucciato 7 ore e 30 minuti. Non era tardi per un giorno d’estate. La brezza mi accarezzava le gote, gli occhi erano pesanti, gonfi di sonno… La manina sporca di terra si infilò curiosa nell’ultima tasca rimasta cucita ma non ne cavò nulla. Rimase a guardare, tante spalle, tutte uguali e grigie, entrare per poi sparire nel buio degli uffici. Camminò. Tanta gente saliva su quel tram. Tanti volti segnati dai mille pensieri. Anche l’ultima tasca si scucì. Lui era felice, libero. Cominciò a saltellare e… L’urlo del telefono mi sorprese che dormivo sul mio letto. La luce era grigia, triste. L’orologio spicchiava il tempo. Con le sue lame aveva già sbucciato 7ore e 30 minuti. Non era tardi per un giorno dell’estate dei morti. La brezza mi accarezzava le gote, gli occhi erano pesanti, gonfi di sonno… Cominciò a cantare. La sua voce lenta e sibilante rattoppava il cielo al crepuscolo e stava lì con un dito sotto il mento. Sulla spiaggia soffiava un fresco venticello serale che gli rimboccava il suo cielo di stelle nuove mentre sullo sfondo la città continuava a lamentarsi. La brezza gli accarezzava i capelli, gli occhi erano pesanti, gonfi di sonno. Una preghiera,gli occhi chiusi e… L’urlo del telefono mi sorprese che dormivo sul mio letto. La luce era tremolante, malinconica. L’orologio spicchiava il tempo. Con le sue lame aveva già sbucciato 7 ore e 30 minuti. Non era tardi per un giorno natalizio. La brezza mi accarezzava le gote, gli occhi erano pesanti, gonfi di sonno… Si svegliò. La città era già presa nella morsa dei suoi rumori assordanti e dei suoi cattivi odori. Uno scirocco tiepido lo scaldò dai brividi del risveglio mentre una goccia di rugiada gli cadeva giù dal visino. Era felice, libero. Cominciò a saltellare, la vecchia tasca penzoloni, le manine sporche di terra chiuse a pugni per correre. La chitarra cominciò a sussurrare una musica che si stagliò come un lampo a ciel sereno, dal cielo alla città. Quelle spalle tutte uguali entravano per poi sparire nel buio degli uffici. Tanta gente saliva su quel tram. Tanti volti segnati dai mille pensieri. Cominciò a cantare. La sua voce lenta e sibilante rattoppava il cielo al crepuscolo e stava lì, con un dito sotto il mento. Sulla spiaggia soffiava un fresco venticello d’estate che gli rimboccava il suo cielo di stelle nuove mentre sullo sfondo la città continuava a lamentarsi. La brezza gli accarezzava le gote, gli occhi erano pesanti, gonfi di sonno. Una preghiera, gli occhi socchiusi e… Mille tessere di un sogno… Una bici un po’ scassata, mani libere, niente tasche e portafogli, scarpe rotte, una musica tra cielo e terra, una giostra, l’eco di un vecchio canto, un tetto di stelle, un firmamento bruno ,la libertà… Ahimè! Io, da solo con me. Io e me tra quelle spalle tutte uguali, io e me su un tram con un volto segnato dai mille pensieri. Io e me nella città, nella sua morsa di rumori assordanti e cattivi odori. Io e me schiavi della terra, imprigionati da noi stessi, imbrogliati dal sogno della realtà… Io e me, poeti senza sogni… e quanto avremmo voluto essere anche noi, si… noi sogni di poeti…