Bioedilizia e 494 
 

BIOEDILIZIA E SICUREZZA NEL CANTIERE

D.Lgs 494/96 e 528/99

lo potete trovare presso:

http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-bruno_stefano_verdesca_daniele/sku-942676/bioedilizia_e_sicurezza_nel_cantiere_con_cd_rom_.htm

La progettazione bioclimatica come elemento di prevenzione in applicazione del D.Lgs. 494/1996

(il testo seguente è tratto dal libro "Bioedilizia e sicurezza nel cantiere" di Stefano Bruno & Daniele Verdesca - Ed. Il Sole 24 Ore)

  • Specifiche normative ed adempimenti tecnici

  • La progettazione della sicurezza

  • La bioclimatica e la Bioedilizia applicate insieme ai D.Lgs 494/96 e 528/99, per costruire sicuro

Progettare sicuro con il rispetto della natura in genere e del sito di costruzione è la regola fondamentale da rispettare per la redazione di un progetto, sia per un edificio nuovo, sia per una ristrutturazione.

Questo si intende per edificio Bioclimatico: ogni Architettura armonicamente progettata nel rispetto della natura e del luogo di costruzione, tutto ciò si deve creare nella fase di progettazione.

Nell'uso della "biologia edile", ovvero nella ricerca e nell'uso di materiali ecocompatibili ed originari del luogo di costruzione, è importante sfruttare le risorse naturali del posto a vantaggio dell'estetica, del comfort e della natura.

L'attento uso dei materiali naturali, pertanto non tossici anche per coloro che li applicano, e delle tecniche di costruzione bioedili, affiancati ad una previsione dei rischi di cantiere è la base di una corretta interpretazione della legislazione antinfortunistica attraverso l'applicazione dell'Architettura Bioclimatica e della Bioedilizia.

Nella maggior parte dei casi gli edifici non corrispondono a questi criteri poiché sono stati progettati considerando fattori economici, pratici e strutturali di mercato, oppure solo per la mancanza di una cultura progettuale dell'insieme.

Questa cultura può essere motivata ed incrementata con l'uso della progettazione Bioclimatica.

Quando si parla di architettura ecologica si intende evidenziare come la preoccupazione ecologica possa contribuire all'energia della qualità ar-chitettonica che non contrasti con calcoli economici.

L'edilizia ecologica vuole fondamentalmente significare attingere alla cultura materiale del costruire.

Quindi una linea di congiunzione fra l'architettura e la sua storia millenaria, il recupero di manualità da riproporre all'attualità ed alle mutate esigenze, dando un taglio divulgativo sul perché ci si può fidare dei materiali edili sotto il profilo della salute umana e dell'ambiente: ma-teriali tradizionali e innovativi, ponendo l'accento su i pericoli delle emis-sioni in caso d'incendio e di tossicità di molti materiali che vengono usati nelle costruzioni, che si rivelano tali o dopo molto tempo o subito durante il loro impiego o applicazione.

Con l'Architettura Bioclimatica si vuole dimostrare come anche alle nostre latitudini l'ecologia possa trovare spazio e caratterizzazione per arri-vare a mettere a punto i sistemi di analisi, valutazione, certificazione dei prodotti e degli ambienti costruiti definendo parametri e strumenti compa-tibili con l'ecologia e l'economia, e ottenere un riconoscimento sociale della validità degli interventi ecologicamente corretti.

L'Architettura Bioclimatica accentra gli studi e le ricerche per sostene-re l'idea di realizzare interventi in grado di integrare e migliorare il patri-monio edilizio esistente o di far fronte alla domanda di nuovi insediamenti alla luce del rispetto globale dell'ambiente.

Ciò si traduce nell'impiego di manufatti realizzati mediante una tec-nologia ecocompatibile e di facile riutilizzo, alla realizzazione di ambienti biologicamente sani, all'applicazione di criteri costruttivi in grado di ridurre la richiesta di energia per migliorare il comfort, allo studio architettonico della forma più adatta ad ottimizzare quanto suddetto e ad integrare nell'organismo edilizio i dispositivi capaci di sfruttare le fonti di energia rinnovabili.

Tutto questo rappresentano i monumenti arrivati fino ad oggi che dalla Civiltà egizia in poi, sono chiaramente a rappresentare questi risultati di scelte applicate nei millenni nella costruzione di edifici, senza l'uso di ma-teriali artificiali e con tecniche di costruzione non tecnologiche.

Un edificio da progettare Bioclimaticamente, in un'ottica di sviluppo sostenibile, deve essere ideato, secondo criteri di:

a) "biocompatibilità" ovvero di benessere e salubrità, per coloro che saranno i fruitori finali, ma anche per coloro che sono gli operatori o gli applicatori che realizzeranno tale manufatto;

b) "ecosostenibilità" ovvero basso impatto sull'ambiente in tutte le fasi della "vita" del prodotto dalla produzione alla dismissione.

In tale ottica, il progettista e il coordinatore per la progettazione che deve:

a) redigere il piano di sicurezza e di coordinamento di cui all'articolo 12, comma 1;

b) predisporre un fascicolo contenente le informazioni utili ai fini della prevenzione e della protezione dai rischi cui sono esposti i lavoratori, tenendo conto delle specifiche norme di buona tecnica e dell'allegato II al documento UE 26/05/93 nella stesura di un progetto Bioclimatico devono fare riferimento ad una serie di requisiti ecologici, che l'edificio deve pos-sedere: ma soprattutto essi devono rivolgere la loro attenzione a :

risparmiare energia di tipo pregiato non rinnovabile, diminuendo l'immissione in atmosfera di inquinanti da combustione.

Pertanto l'edificio deve essere pensato in un ottica di risparmio energetico.

Attraverso la coibentazione delle murature, deve essere progettato co-me un "grande collettore" che, nella stagione invernale, raccoglie l'energia termica dal sole, tramite ed attraverso le vetrate esterne.

In estate la buona coibentazione, la disposizione delle aperture, l'estrazione dell'aria calda attraverso il camino, consentiranno una climatizzazione naturale dell'intero edificio.

Risparmiare acqua potabile.

Al fine di risparmiare l'acqua potabile si deve realizzare una doppia rete di adduzione idrica: una alimentata dall'acquedotto cittadino che col-legherà l'impianto per la parte ad uso potabile, l'altra dall'acqua piovana opportunamente depurata o attraverso l'utilizzo di piante per la fitodepura-zione o tramite un serbatoio interrato con depuratore, che collegherà l'im-pianto per la parte a dispersione e cioè : cassette di scarico WC, cannelle per lavare o annaffiare.

Si potrà comunque risparmiare acqua anche attraverso l'introduzione di apparecchiature e dispositivi ormai già reperibili sul mercato quali i ru-binetti temporizzati.

Migliorare il comfort all'interno degli ambienti diminuendo l'inquinamento.

Si utilizzeranno quindi quei materiali strutturali e da finitura e quelle tecniche già sperimentati da tempo nell'attività edilizia che non rilascino elementi inquinanti all'interno dell'ambiente, anche in caso di incendio e durante le diverse fasi del processo produttivo e nelle varie fasi di montaggio ed installazione, tutelando così anche la salute dei lavoratori edili.

Utilizzare materiali riciclati, riciclabili, e che richiedano bassa quanti-tà di energia in fase di produzione.

Questo concetto di uso dei materiali da costruzione si comincia a tro-vare anche nelle tecniche produttive italiane, pertanto nella fase di selezio-ne dei materiali da costruzione si dovrà optare, ove possibile, per una va-lutazione preventiva e conoscitiva di materiali alternativi biocompatibili prima di usare materiali di facile reperibilità sul mercato, privilegiando quei materiali la cui produzione sia ecologica anche in fase di lavorazione.

Fare attenzione a non prevedere l'uso di materiali edili tossici o per-lomeno qualificati come tali dalla normativa vigente (vedi capitolo leggi CCE e italiane anche in riguardo all'Art. 11 del D.Lgs n. 528/99 che dice testualmente :"1'articolo 12 del decreto legislativo n. 494 del 1996 e' sostituito del seguente:

"Art. 12 (Piano di sicurezza e di coordinamento).

1. Il piano contiene l'individuazione, l'analisi e la valutazione dei rischi, e le conseguenti pro-cedure, gli apprestamenti e le attrezzature atti a garantire, per tutta la durata dei lavori, il rispetto delle norme per la prevenzione degli infortuni e la tutela della salute dei lavoratori, nonché la stima dei relativi costi che non sono soggetti al ribasso nelle offerte delle imprese esecutrici. Il piano contiene altresì le misure di prevenzione dei rischi risultanti dalla even-tuale presenza simultanea o successiva di più imprese o dei lavoratori autonomi ed e' redatto anche al fine di prevedere, quando ciò risulti ne-cessario, l'utilizzazione di impianti comuni quali infrastrutture, mezzi lo-gistici e di protezione collettiva. Il piano e' costituito da una relazione tecnica e prescrizioni correlate alla complessità dell'opera da realizzare ed alle eventuali fasi critiche del processo di costruzione. In particolare il piano contiene, in relazione alla tipologia del cantiere interessato, i se-guenti elementi:" al punto p) prevede di adottare "misure di sicurezza contro i possibili rischi di incendio o esplosione connessi con lavorazioni e materiali pericolosi utilizzati in cantiere;" e con questa dicitura si inten-dono in genere tutti i materiali tossici o comunque pericolosi per la salute dei lavoratori durante l'applicazione degli stessi.

Salvo che durante l'applicazione non indossino gli appositi DPI previ-sti dal D.Lgs n. 242 del 19 marzo 1996 inerente le "Modifiche ed integra-zioni al decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, recante attuazione di direttive comunitarie riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro."

Criteri ed obiettivi della progettazione

I D.Lgs. n.494/96 e n. 528/99 recepiscono la direttiva della Comunità Europea 92/57, concernenti le attuazione in materia di prescrizioni minime di sicurezza e di salute da osservare nei cantieri temporanei o mobili.

Si tratta di una norme essenzialmente di tipo organizzativo, rivolte in primo luogo ai committenti di opere edili, sia pubbliche che private, ai quali vengono imposti obblighi di programmazione, organizzazione e controllo della sicurezza nei cantieri.

L'esigenza di coinvolgere i committenti nel processo preventivo nasce dai dati riportati dalla Commissione Europea sulle cause degli infortuni, dai quali risulta che "il 60% degli incidenti mortali sul cantiere dipendono da una causa determinata da scelte effettuate prima dell'inizio dei lavori".

In particolare, si legge nel documento della Commissione, "circa il 35% degli infortuni mortali sono dovuti a cadute dall'alto", e questo tipo di infortunio è affrontabile "principalmente mediante la concezione architettonica, la concezione delle attrezzature, dei materiali e dei posti di lavoro".

Inoltre, "circa il 28% degli incidenti mortali sono originati dall'esecuzione di attività simultanee ma incompatibili", legate cioè ad una carenza di organizzazione del cantiere, affrontabile in fase progettuale

Queste considerazioni evidenziano l'esigenza di spostare il processo preventivo a monte dell'apertura del cantiere, cioè durante la fase progettuale, attraverso la figura del "coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione" che è la figura principale alla quale si rivolge il libro.

Infatti il ruolo del progettista ha sempre avuto una importanza notevole nel buon andamento di un cantiere, ora essendo integrato con il ruolo del coordinatore per la sicurezza si presume che gli errori di valutazione con conseguenti problemi durante la costruzione, che molto spesso sono stati fatti da progettisti troppo attenti all'estetica strutturale ed alle forme, siano evitati.

Ma non solo per quanto riguarda una maggiore attenzione alle possibili tecniche di costruzione in sicurezza ma anche in merito a materiali, spesso tossici usati in molti casi con disinvoltura al solo fine estetico, causando , spesso, intossicazioni in fase di applicazione agli operai.

La sicurezza e la cultura della progettazione

Il quadro legislativo prima descritto, riguardante le prescrizioni mi-nime di sicurezza e di salute da attuare nei cantieri, ha come obiettivo l'introduzione del concetto di prevenzione del rischio anche attraverso l'uso di materiali non tossici, pertanto ecologici.

La portata innovatrice dei decreti n.494/96 e n. 528/99 è la formalizzazione del concetto di prevenzione, non solo in fase attuativa, come già previsto dalle normative precedenti, ma, per la prima volta, in fase pro-gettuale.

Si tratta quindi, non solo dell'applicazione delle norme di sicurezza nella fase operativa di gestione, ma, della previsione, in fase progettuale, dei possibili fattori di rischio implicati dalle fasi e variabili del processo.

La carenza fin qui evidenziata dalla normativa, della mancanza di at-tenzione alla fase della progettazione, quale operazione apportatrice di rischio nella successiva fase operativa, ha generato notevoli danni.

Fino ad oggi la fase della progettazione è stata considerata un'opera-zione indipendente, in parte separata dalle fasi seguenti, non sottoposta fra l'altro a controlli, né di tipo qualitativo (secondo gli standard ISO 9000), né di sicurezza.

La progettazione, non si è mai preoccupata infatti di studiare le meccaniche delle operazioni e delle fasi lavorative che si sarebbero dovute effettuare nel cantiere.

Obiettivo quindi della nuova cultura progettuale è quello di instaurare una prassi organizzativa del progetto e del cantiere tale da favorire la prevenzione degli incidenti.

E' sulla base delle considerazioni sin qui svolte che si può evidenziare come l'articolo 12 del Dlgs 494/96, nell'ultimo periodo del comma 1, indica come il Piano di Sicurezza e Coordinamento debba contenere le pre-scrizioni operative correlate alla complessità dell'opera da realizzare ed alle eventuali fasi critiche del processo di costruzione.

Il tutto, evidentemente, legato al processo di individuazione, analisi e valutazione dei rischi debitamente segnalato e richiesto dalla prima frase dello stesso comma 1 dell'articolo 12.

E' questo, sicuramente, l'elemento tecnico e culturale più innovativo della "Direttiva Cantieri" contenuta nei D.Lgs n. 494/96 e n. 528/99.

Infatti, come primo effetto di questa innovazione, viene ad essere superato, nettamente, il metodo di redazione dei vecchi piani di sicurezza previsti dalla precedente legislatura ("legge antimafia", L.55/90 art. 18; "Merloni bis", L.109/94 art. 31), limitato alla descrizioni delle singole fasi di lavorazione ed alla elencazione dei rischi ad esse connessi.

Nel nuovo approccio tecnico-normativo, invece, si introduce una nuova ottica nella progettazione della sicurezza dei cantieri, legando le scelte tecnologiche ed operative ad un quadro generale di valutazione dei rischi legato, appunto, alla complessità dell'opera ed alle fasi critiche del processo costruttivo.

Ancora più chiaramente, il legislatore ha voluto spostare l'attenzione dei progettisti e dei gestori dei cantieri a quello che è l'elemento che mag-giormente ha creato le peggiori condizioni di sicurezza all'interno dei luoghi di lavoro "temporanei e mobili": le interrelazioni (simultanee o successive) tra più lavorazioni che si svolgono all'interno dello spazio operativo.

Si tratta cioè di focalizzare il processo di individuazione, analisi e valutazione del rischio non più e soltanto alle singole fasi lavorative, ma soprattutto alla loro simultaneità, compresenza, successione o quant'altro possa far si che il rischio si "annidi" non nel singolo elemento, ma nell'interazione di più componenti.

Ecco quindi che le prescrizioni operative richieste dalla legge non possono essere soddisfatte se non riorientando la dinamica progettuale non solo più sugli elementi architettonici, strutturali o tecnologici, ma anche e soprattutto allo sviluppo dei tempi e delle modalità operative (spesso integrate) necessarie alla realizzazione dell'opera.

Ed è questo l'obiettivo, didattico e tecnico, che si deve porre la nuova cultura progettuale: soddisfare i requisiti di legge non solo come mero adempimento burocratico, ma anche e soprattutto come nuovo approccio disciplinare alla progettazione.

Non più quindi un mero processo di competenze differenziate (architettoniche, strutturali, impiantistiche, etc.), ma una nuova dinamica di inte-grazione e cooperazione che punti alla qualità progettuale.

Nuovo approccio progettuale che si estrinseca principalmente nel tenere uniti e coordinati gli elementi tradizionali (architettura, strutture, impianti, economia) con quelli innovativi della sicurezza, della programmazione/controllo della produzione, dei nuovi settori specialistici (antincendio, standard qualità, energia, ambiente, comfort, etc.).

Se questi sono gli obiettivi che da perseguire, diviene prioritario sottolineare il metodo adatto per arrivare alle prescrizioni operative legate alla complessità dell'opera e del processo costruttivo: la progettazione dei tempi in funzione della prevenzione, cioè come elemento prescrittivo principale.

I risultati di questo approccio innovativo sono due:

1. prescrizioni operative legate alle modalità di svolgimento delle singole fasi;

2. prescrizioni operative legate al cronogramma dei tempi.

Nel primo si affrontano i rischi delle singole fasi di lavorazione, con-nettendole però sia al contesto operativo in cui si svolgono (i rischi di demolizioni o scavi sono differenti a seconda del luogo e delle condizioni in cui si opera), sia alla fase temporale in cui questi sono collocati.

Queste prescrizioni vanno costruite in stretto rapporto con il processo di individuazione, analisi e valutazione dei rischi che si sviluppa parallelamente ai cronogrammi dei tempi.

Nel secondo punto, infatti, i tempi delle lavorazioni costituiscono il fondamento per l'integrazione tra progettazione e sicurezza.

In questo caso, diversamente dal primo punto dove le prescrizioni sono state specificate fase lavorativa per fase lavorativa, sono i tempi stessi ad essere una prescrizione operativa.

Infatti, la progettazione stessa dell'organizzazione del cantiere e delle sue modalità di svolgimento ed esecuzione, possono essere sviluppate in modo tale da escludere (o comunque limitare al massimo) la possibilità di sovrapposizioni lavorative che possano ingenerare un aumento del livello di rischio di incidente nel cantiere.

Ecco quindi che la programmazione dei tempi non è un mero metodo per la verifica dell'esistenza di possibili sovrapposizioni su cui poi effettuare una valutazione dei rischi.

E' invece perfettamente integrata con la progettazione della sicurezza del cantiere in modo tale da rendere possibile ed attuale il sempre trascurato concetto di prevenzione: non verifico a posteriori la possibilità di rischio di incidente, ma programmo ex-ante i tempi e lo svolgimento delle lavorazioni perché le sovrapposizioni o le fasi critiche del cantiere non vadano a verificarsi.

In questo caso non applico il concetto di "valutazione del rischio", ma quello di "prevenzione del rischio".

E questo metodo ha lo stesso preciso scopo per cui è stato necessario produrre una "Direttiva Cantieri", che altro non è che l'ottava direttiva particolare della "Direttiva Madre" sulla sicurezza (92/391/CEE), in Italia conosciuta come "Legge 626".

Quest'ultima chiede infatti ai Datori di lavoro la redazione del documento della "valutazione dei rischi", mentre la "Direttiva Cantieri" chiede al Committente (analogo, per situazione al Datore di lavoro) la redazione del piano di sicurezza prima che il cantiere si apra, cioè la "prevenzione dei rischi".

Il risultato di questo nuovo approccio metodologico è che il cronogramma stesso (con alcune precisazioni) è la prescrizione operativa; prodotto finale di un processo di individuazione, analisi e valutazione dei rischi legati alla complessità del cantiere ed alle modalità di svolgimento del processo costruttivo.

 
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