Un risarcimento redazionale per V.G. ROSSI nei “Materiali
d’archivio” di “fdv”
(…)
Il nostro Conrad
Domenico Galati Ventura: VITTORIO G: ROSSI. Longo, 1967
Un collega di “Epoca”, il rotocalco
di cui fu corrispondente, diceva di Vittorio G. Rossi (1898-1978) che
“viaggiava in corriera e scriveva nei bar”. Allievo all’Accademia navale di
Livorno, nel corso dei suoi viaggi fu marinaio, timoniere, pescatore,
palombaro, carovaniere e minatore. Fu il primo giornalista non comunista a
viaggiare dopo il 1945 in Unione Sovietica.
Ineguagliabile conoscitore della
vita marinaresca e dei suoi gerghi, sulla lapide del cimitero di Santa
Margherita Ligure dove è sepolto sta scritto: “Poca terra, molto mondo”.
Ottimo scrittore (non c’è nessuna
esagerazione nel definirlo “il nostro Conrad”) trovò riscontro nei lavori
critici di Gargiulo, Pancrazi e Falqui e per quanto
gli siano state dedicate alcune monografie la sua “poesia vissuta” non è stata
alla fine eletta a “singolarissima creazione artistica del nostro novecento”
(ed è al contrario piuttosto taciuta, malgrado abbia avuto numerose traduzioni)
come pronosticava lo scrittore cattolico (studioso rosminiano) Domenico Galati
Ventura nella sistematica esplorazione dei suoi libri (analizzati uno per uno)
pubblicata nella “Biblioteca di lettere e arti” Il Portico, diretta da Antonio Piromalli
per l’editore Longo di Ravenna nel 1967.
"Si può amare una nave come si
ama una donna, anche di più. Certo, una nave non si ama tutti i giorni,
tutt'altro: vengono giornate in cui si maledice alacremente lei, chi l'ha
fatta, il giorno che ci si è messo il piede a bordo. Ma neanche una donna amata
si ama tutti i giorni, e neanche lei va del tutto esente dalle
maledizioni" (Pelle d’uomo,Bompiani
1943).
Nella villa Durazzo di Santa
Margherita è stato ricostruito il suo studio coi suoi quadri, i libri, gli
oggetti personali. Si mormora che i compaesani che lo vedevano seduto al caffè
col taccuino lo definissero con
la ruvida affettuosità dei liguri “u belinun cu
scrive” (pare che la stessa espressione fosse usata a Portofino per Salvator
Gotta).
(red) fogli di
via n.39